Inoue Umetsugu


Inoue UmetsuguRegista.

 

Inoue Umetsugu è un veterano, un grande regista che ha fatto la spola tra Hong Kong e il Giappone lavorando per tutte le più grandi case di produzione tra gli anni ’50 e ’60,  mietendo continui successi. Come ammette lui stesso nel corso dell’intervista, il suo nome è legato soprattutto al genere musical a cui ha portato una ventata di aria fresca alla “occidentale”. Abbiamo incontrato il regista nel corso dell’8° Far East Film Festival di Udine che gli tributava una mini retrospettiva.

 

 

Asian Feast: Lei ha lavorato, tra le altre, con due grandi case di produzione, la Nikkatsu e gli Shaw Brothers, ci può raccontare i diversi processi produttivi delle due case di produzione?

Inoue Umetsugu: Innanzi tutto con la Nikkatsu ho lavorato negli anni ’50 e con la Shaw nei ’60.  Lavorare con i fratelli Shaw significava seguire per intero tutto il processo produttivo dall’inizio alla fine. C’era ossia un accordo iniziale ma poi ero io a gestire tutto il processo produttivo. Non mi si imponevano delle scelte e facevo io il film, poi ovviamente i produttori intervenivano dove necessario, però l’80% del lavoro lo facevo io.
Anche la Nikkatsu pian piano è arrivata a fare una cosa del genere, ma prima c’era più un controllo diretto da parte loro. In definitiva però, anche con la Nikkatsu sono arrivato ad imporre i miei film, i miei tempi, il mio metodo di lavoro. Io ho fatto 116 film, di questi oltre 90 sono stati film di cui ho fatto anche la sceneggiatura e il resto del lavoro produttivo.

AF: Infatti notavo come quasi tutti i film diretti alla Shaw Brothers sono anche scritti da lei, quindi si fidavano ciecamente del suo lavoro a priori?

IU: Si fidavano di tutto, assolutamente. Faccio un esempio, mi ricordo di un episodio accaduto lavorando proprio con Run Run Shaw. C’era una scena in cui doveva comparire del pubblico in un teatro dove si svolgeva un concerto e dovevo riprendere le scene in modo da far vedere sia il palco che il pubblico, la scena era  situata su due piani. C’erano due macchine da presa situate una a piano terra e una al primo piano. Nella costruzione del set decisi di utilizzare un centinaio di comparse che interpretavano il pubblico al piano terra e una settantina in alto. Quando Run Run Shaw venne a vedere questo set per osservare il mio modo di girare si accorse dell’esiguità del pubblico -perché normalmente i registi con cui lavorava richiedevano 800-1000 comparse per scene del genere- si meravigliò e redarguì i tecnici “no, assolutamente non dovete fare così, guardate che il regista poi si arrabbia!”. E loro risposero “no, guardi che è proprio il regista che ha deciso così”. Dopo avere osservato i risultati Run Run Shaw ha chiamato a se tutta la troupe, i registi, gli operatori, gli assistenti e a tutti questi  ha detto “Ecco, guardate, è così che si deve fare, così si fanno le riprese, prendete esempio”. Questa è un aneddoto per dire quanto mi lasciava libero nel mio modo di fare regia.

AF: Basandosi su questo che ha appena detto mi viene una domanda spontanea. In sei anni ha diretto 17 film agli Shaw Brothers Studios e non si tratta di film semplici ma, come Hong Kong Nocturne ad esempio, di film creativi e complessi con invenzioni continue, set suntuosi, comparse numerose, invenzioni continue di regia. Ecco, com’ è possibile fare tanti film di così alta qualità in così poco tempo, qual è il segreto?

IU: In realtà io ne feci 10 ad Hong Kong, cioè 10 film in 5 anni, in media 2 l’anno e 7 in Giappone; mi mandavano là le maestranze e io li giravo e di tutti facevo anche la produzione. Grazie innanzi tutto del complimento. Comunque io usavo uno staff fedele, una decina di membri giapponesi che mi portavo avanti e dietro dal Giappone ad Hong Kong e poi pian piano si è formato uno staff anche hongkonghese, di persone fidate che seguivano uno stile di lavoro Hongkonghese e che mi aiutavano nei film di location Hongkonghese.

AF: Che metodo di lavoro seguiva, pianificava tutto precedentemente e arrivava sul set con un piano di lavorazione rigido o lasciava spazio all’improvvisazione sul set?

IU: Le cose fondamentali non le cambiavo però è chiaro che se c’era un attore con una sua peculiarità, oppure una situazione particolare dello staff oppure una situazione di tempi ristretti capitava spesso che cambiassi, ma le cose fondamentali restavano fisse.

AF: Cambiamo argomento e passiamo a cose più mondane. Com’era lavorare con degli attori molto importanti? Ad esempio lei ha anche lavorato con Ishihara Yujiro in The Guy who Started a Storm. Com’era quindi lavorare con i grandi attori del grande cinema giapponese?

IU: In realtà lui è diventato una star perché io l’ho lanciato nel mondo del cinema. Ishihara Yijiro era totalmente acerbo, era un ragazzino che non sapeva nulla del cinema, l’ho preso io e gli ho fatto fare il cinema. Sono diventato famoso perché ho cresciuto Ishihara Yujiro.

AF: Sempre parlando di grandi attori e attrici. Il favoloso trio di Hong Kong Nocturne, Lily Ho, Cheng Pei Pei e Ching Ping. Qualche aneddoto a riguardo?

IU: Quando ho cominciato a fare questi film con Run Run Shaw lui aveva fatto delle commedie più che altro o musical in forma di commedia ma questo musical di tipo moderno, di impronta americaneggiante era per lui una novità e fu molto contento di farlo. Quando mi propose il cast per il film c’erano due possibilità; o ragazze di una certa età, 28-26 anni abbastanza note o ragazze molto più giovani 20-18-16 anni con poca esperienza e io decisi di scegliere il cast più giovane. Lui si meravigliò e mi chiese “ma come, scegli il cast più giovane? Con queste attrici non verrà nessuno a vedere il film, sono attrici sconosciute”. Ma io dissi “No, perché in Giappone quando io voglio raggiungere un target di giovani scelgo attrici giovani ed ho successo”. Mi fece fare il film con questo cast molto giovane ed ebbe un grandissimo successo e tutte le “stelline” che erano venute a fare il film con me da giovanissime poi sono diventate delle grandi star.

AF: Bisogna ammettere che ha avuto buon gusto.

IU: (Umetsugu ride)  Queste tre attrici ora continuano ancora a tenere i contatti con me perché sono ancora riconoscenti e dicono “è grazie a lei se siamo riuscite a diventare delle star“ e mi mandano anche gli auguri di Natale. Una volta addirittura mi hanno chiesto se volevo andare a New York perché una di loro si sposava e mi aveva invitato al  matrimonio.

AF: Se non erro lei ha lavorato anche con altre case di produzione come la Daiei, la Toho e la Takarazuka. Quali erano le maggiori differenze e in quali si è trovato meglio?

IU: Io sono l’unico regista giapponese che è riuscito a lavorare con tutte queste major ma non posso dire quale sia meglio e quale peggio, erano differenti e ognuna aveva pro e contro. Ognuna aveva cose buone e cattive.

AF: Invece ci può dire se preferiva lavorare col metodo di lavoro giapponese o hongkonghese?

IU: Non c’erano delle differenze in realtà perché ad Hong Kong facevo tutto io, proprio come in Giappone e poi un’ altra cosa interessante è che sono stato l’unico regista giapponese a lavorare ad Hong Kong mantenendo il proprio nome perché tutti gli altri registi giapponesi che andavano a lavorare ad Hong Kong cambiavano nome. Poi sono stato il primo ad accettare le condizioni di lavoro dell’industria di Hong Kong perché altrimenti la cosa era molto più complessa anche a livello di compensi, io ho accettato e questo mi ha consentito di andare con tranquillità.

AF: Mi risulta che alcuni dei film che ha fatto alla Shaw Brothers erano remake di suoi film fatti in Giappone. Come si avvicinava a questi remake, era fedele o li adattava ad una sensibilità cinese?

IU: Diciamo che su 17 film fatti ad Hong Kong la metà sono remake. Generalmente restavo fedele all’originale a meno che non mi fosse  chiesto esplicitamente di cambiare qualcosa, ma ad esempio un film come Hong Kong Nocturne è un copia fedele del film giapponese di cui è remake.

AF: Visto che lei si è mosso in molti generi, ce n’è uno che lei sente particolarmente vicino e che ama particolarmente?

IU: Sono stato definito in vari modi, ho toccato tanti generi, l’action, il musical, il thriller, devo dire che quello che mi piace di più è il musical, è quello più congeniale e poi in Giappone non avevo concorrenza, non c’era nessun altro che facesse veramente musical, invece con l’azione c’erano molti più registi che facevano film del genere, io amo molto di più il musical.

 

Foto di Marco Tregambi:

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