Joyce Bernal


Joyce Bernal_fotoRegista.

 

Giovane e timida regista filippina, montatrice di film action e autore di discontinue commedie di successo del calibro di Mr. Suave e D’Anothers. La abbiamo intervistata nel corso del 6° Far East Film Festival di Udine del 2004.

 

 

 

Asian Feast: Com’è stato per una giovane donna come lei iniziare a lavorare nel mondo del cinema del suo paese?

Joyce Bernal: Ero giovane, piccola di statura e di sesso femminile, per cui non c’era fiducia nei miei confronti. Però nel mio primo film, I’m Sorry my Love, avevo tutto lo staff con più esperienza, e quindi è andato molto bene, ma nel momento della post produzione sono stata esclusa e non volevano saperne delle mie idee. Quindi ho pianto per tutto il periodo della post-produzione. Sono stata esclusa anche dall’attenzione del produttore. Alla fine mi sono impuntata e sono andata dal mio manager che ha litigato con tutti e quindi il secondo film è stato fatto a modo mio.

AF: Si nota che Mr. Suave è un film molto legato alla musica. Volevamo sapere se il personaggio di Mr. Suave è nato proprio in funzione della musica, se è una parodia o un personaggio preso per ironizzare su particolari tipi umani, come il macho filippino.

JB: Il personaggio è stato scelto per la musica. Perchè la musica dice esattamente che grazie alla sue movenze può avere moltissime donne, qualsiasi tipo di donna, dalle giovani alla vecchie, ma non sanno che è vergine. Nelle Filippine essere vergini è molto importante per le donne, ma non per gli uomini. Per gli uomini è fonte di scherno. I personaggi quindi sono entrambi presentati e la sorpresa è proprio che alla fine sono tutti e due vergini. Inoltre al di là della musica, il personaggio è nato anche a causa delle soap opera coreane. Ci sono delle scene che non sono comprese facilmente da un pubblico occidentale perchè prese dalle soap coreane.

AF: La parodia dei film coreani, riguarda la parte della delusione di Venus?

JB: Sì, durante la rottura, lì sono state riprese varie scene famose. Tutti nelle Filippine conoscono quelle scene. Una in particolare vedeva -in originale- una famosa attrice coreana, in un ruolo molto controverso, praticamente ho preso il dialogo originale con l’immagine originale in cui dice di avere una malattia sessualmente trasmissibile, cambiando i sottotitoli, ma tutti in realtà conoscono quella scena.

AF: Ha progetti futuri o qualcosa a cui sta già lavorando?

JB: Stavo iniziando un nuovo progetto ma l’industria è in crisi. Sta chiudendo anche l’ultimo laboratorio di sviluppo e dobbiamo andare ad Hong Kong o in altri paesi esteri. Di solito producevamo 400 film, lo scorso anno solo 40. Quindi non so, ho molte idee e sceneggiature, ma non so se riuscirò a produrle.

AF: Su Mr. Suave viene mostrato il mondo della prostituzione. Ho notato che in molti film filippini si parla di questo problema e un esempio evidente è Prosti di Erik Matti. Volevamo capire se nelle Filippine è considerato un grosso problema sociale o se è connaturato nella società ed accettato.

JB: Dovrebbe essere un problema a livello morale, ma questa situazione c’era già prima che io nascessi; inoltre vi sono tantissime persone che sono molto povere e che sono obbligate a compiere questo lavoro per sopravvivere. Quindi alla fine si sa chi fa la prostituta, ma non la possiamo giudicare negativamente perchè ci rendiamo conto che è gente poverissima, che ha bisogno di dare da mangiare alla propria famiglia. Sono persone che combattono per sopravvivere.

AF: I personaggi spalla di Mr. Suave sono molto diversi l’ uno dall’altro e sembrano quasi rappresentare le varie tipologie umane maschili. E’ stato casuale o in realtà è una scelta voluta quella di creare personaggi come l’immigrato cinese, il punk? Oppure sono stati scelti perchè stavano bene a fianco del personaggio di Mr. Suave.

JB: Questi ragazzi erano tutti nuovi attori. Erano vincitori del contest come miglior talento comico e si sapeva solo che loro erano bravi a fare quel tipo di personaggio e basta. Per cui il produttore li ha presi e me li ha affidati. Ma si capiva che non erano attori navigati e facevano anche molta fatica a legare tra di loro, non avevano mai recitato e non sapevano come comportarsi sul set. Molti di loro erano veramente poco bravi nel recitare dialoghi, per cui la sceneggiatura che in partenza considerava numerose altre battute, è stata modificata. Alla fine ho fatto io l’editing e ho tagliato le scene che non mi piacevano.
Se si vede il film nelle Filippine, si capisce subito che non è per niente buono. Le loro scene sono recitate malissimo.

AF: Lei era una montatrice di film d’azione. Nelle Filippine c’è più imposizione del regista o si lascia libertà di scelta anche al montatore, alla sua bravura?

JB: Quando editiamo di solito si monta come preferiamo noi, secondo sceneggiatura, ma alla fine arriva il regista e dice lui cosa bisogna modificare. Spesso poi arriva anche il produttore. Quasi come ovunque, dopo l’editor’s cut, c’è il director’s cut e il producer’s cut.

 

Si ringraziano gli altri giornalisti che hanno partecipato all’intervista collettiva

Foto di Marco Tregambi:

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