Kaji Kengo


Kengo Kaji

Sceneggiatore e regista.

Kaji Kengo è recentemente diventato noto per la regia del film Samurai Princess che va a collocarsi nella nuova ondata di cinema gore/splatter del Sol Levante. Il regista ha spesso collaborato con varie menti dietro la Sushi Typhoon come il regista/effettista Nishimura Yoshihiro (sua è la sceneggiatura di Tokyo Gore Police) e il produttore Chiba Yoshinori. Indipendentemente da questa affiliazione, Kaji Kengo ha una lunga carriera in varie vesti nel mondo del manga, del cinema e delle serie televisive, prevalentemente tokusatsu. Abbiamo ottenuto l’intervista tramite una lunga e appassionata corrispondenza via mail.

Asian Feast: Lei ha una carriera decisamente lunga nel mondo dei manga. Ci risulta sia stato addirittura allievo del maestro Kazuo Koike (Lone Wolf and Cub, Lady Snowblood, Crying Freeman). Si ritiene più un mangaka o un film maker? 

Kaji Kengo: La scuola privata di Kazuo Koike mi ha iniziato ai segreti della “costruzione dei personaggi” nei manga. Grazie a questo tipo di studio, sono nati molti autori, ed anche io faccio parte della schiera. Sono stato influenzato da molti straordinari autori di opere originali e maestri mangaka. In primis da Kazuo Koike, poi da Ikki Kajiwara (Rocky Joe, Tommy la Stella dei Giants, Ai to makoto), Shotaro Ishinomori (Kamen Rider, Cyborg 009…) e Osamu Tezuka (Astro Boy, Black Jack…). Per quel che mi riguarda in futuro vorrei avere a che fare sia con manga che con film. Attualmente insegno all’Università, ma mi piacerebbe coltivare anche una nuova generazione di autori.

AF: Tra le sue prime esperienze vedo una collaborazione per la sceneggiatura di Eko Eko Azarak e di Uzumaki. Qual è stato il suo ruolo preciso? 

KK: Per Uzumaki e la serie televisiva Eko Eko Azarak (ed anche per la terza parte della versione cinematografica) ho lavorato come supervisore alla sceneggiatura. Tuttavia in ciascun lavoro non si è trattato solo della sceneggiatura, ma di ri-costruire la visione di quel mondo (ndt: riferimento all’universo di personaggi creato nel manga).

AF: Stimiamo molto il maestro Junji Ito ed anche la riduzione cinematografica (di Uzumaki) di Higuchinsky. Il film però sembra avvolto nel mistero visto che è l’unico lungometraggio del regista. Qual è la storia dietro questo film?

KK: Per quel che riguarda Uzumaki, io figuro sempre come “supervisore della sceneggiatura”. L’editore responsabile del maestro Ito Junji era anche il mio editore responsabile. Conoscevo il produttore del film. L’autore principale della sceneggiatura, Nitta Takao, era mio amico. Per via dei suddetti rapporti anche io ho finito per partecipare al film e ho proposto come regista Higuchinsky, che era già stato scelto per la serie televisiva Eko Eko Azarak. Higuchinsky, poiché originariamente era regista di video musicali, dopo questo film è tornato nuovamente a fare quel lavoro. E` tuttora in buoni rapporti di amicizia sia con me che con il maestro Ito Junji. Io stimo e apprezzo i suoi lavori.

AF: Ci piacerebbe parlare di tokusatsu visto che a queste serie si dedica sempre troppo poco spazio. Lei risulta accreditato in diverse serie in qualità di sceneggiatore e regista. Qual è il suo rapporto con questo genere di produzioni? 

KK: Appartengo alla generazione che ha visto in real time la trasmissione televisiva del primo Ultraman e quindi avere a che fare con Ultraman è stato il mio sogno sin da quando ero bambino. Tuttora amo quel genere. All’inizio ho partecipato come sceneggiatore a Ultraman Cosmos. In seguito ho partecipato alla creazione, sceneggiatura e regia di Ultraman Max e come regista in Ultraman Mebius, Ultraseven X e Ultragalaxy Dai Kaiju Battle Neo.

AF: Poi vi è stata anche una partecipazione sostanziosa nella realizzazione di Garo. Ha quindi lavorato con un altro dei nostri registi preferiti: Amemiya Keita. Cosa ci racconta al riguardo? 

KK: Di Garo conoscevo il produttore principale, che mi chiese di collaborare. Sulla base del progetto di Amemiya, fui incaricato della direzione, della sceneggiatura e della struttura della storia di tutta la prima stagione. Tuttavia Garo è tutto sommato un’opera di Amemiya. Nonostante sia stato un lavoro molto faticoso, sono davvero felice di aver potuto lavorare con Amemiya.

AF: E per quanto riguarda Ultraman Max? Anche questa serie raccoglie grandissimi registi come Miike Takashi, Kaneko Shusuke, Yagi Takeshi e Akio Jissoji. Che esperienza è stata? 

KK: Il produttore principale di Ultraman Max, Yagi Takeshi, era un mio amico. Yagi è mio amico da quando diresse la sceneggiatura che avevo scritto per Ultraman Cosmos. Per Ultraman Max, il primo lavoro prodotto da Yagi, mi chiese dei consigli ed io decisi di collaborare interamente in qualità di amico. Quello a cui aspiravamo io e Yagi era creare un Ultraman dalle idee molto libere, immettendo dall’esterno svariate nuove forze. Ciò coincideva con lo spirito dei creatori del vecchio Ultraman ed il nostro scopo risiedeva proprio in questo.

AF: Poi vengono Ultraman Mebius e Ultraseven X. Due serie diversissime, una piena di mostri classici e l’altra con molti effetti digitali. Ha qualche commento su questo? Trova molta differenza tra l’utilizzo di effetti speciali classici e digitali?

KK: Per quanto riguarda Ultraman Mebius e Ultraseven X, personalmente provo sentimenti più forti per Ultraseven XIn Ultraman Mebius gli attori presenti erano tutti eccellenti. Il protagonista, Igarashi Shunji, aveva recitato anche nel mio precedente lavoro registico Hatsukare. Durante la lavorazione mi disse: “Signor Kaji, vado a un’audizione e torno” ed era l’audizione per il protagonista di Ultraman Moebius. A proposito, in Hatsukare recita anche Mizushima Hiro, proprio il protagonista di Kamen Rider Kabuto. Tutti quelli che sono usciti dalle mie opere sono diventati eroi (risata). Ultraseven X, ugualmente a Ultraman Mebius, è stato prodotto da Yagi Takeshi. Sul set era molto divertente, c’era una perfetta intesa tra cast e staff. Queste persone sono tuttora in ottimi rapporti. Secondo me, nello stesso modo di Ultraman Mebius, è un lavoro importante che non si può dimenticare.
Per quel che riguarda gli effetti classici e quelli digitali, non ne ho particolare conoscenza. Purché si adattino al lavoro, li uso entrambi senza pregiudizi. Comunque, amo i “costumi kaijū” originali giapponesi. In Dai Kaiju Battle Neo ho lavorato con tutti gli attori vestiti con costumi kaijū ed è stata un’esperienza davvero divertente.

AF: Veniamo al periodo più recente. Lei è sceneggiatore di Tokyo Gore Police. Come è venuto in contatto con Nishimura Yoshihiro? 

KK: Ho conosciuto Nishimura Yoshihiro tramite Chiba Yoshinori che è il produttore della Sushi Typhoon. Chiba è anche il produttore di Eko Eko Azarak. Dato che io amo The Machine Girl, lavoro in cui è coinvolto Nishimura, quando mi fu chiesto da Chiba di partecipare a una sceneggiatura per Nishimura, ho partecipato molto volentieri. Nishimura ha creato una nuova direzione per quanto riguarda le protesi plastiche e gli effetti speciali giapponesi, penso sia un artista eccezionale. Per il mio Samurai Princess, lavoro successivo a Tokyo Gore Police, Nishimura mi è stato di grande aiuto, gli sono riconoscente. Mi piacerebbe rifare Samurai Princess, poiché fu girato con un budget molto basso.

AF: Al riguardo di Samurai Princess, come è andata la produzione? Si ritiene soddisfatto del prodotto finale? Si ritiene parte di questa nuova ondata di film goresplatter inaugurata dalla Sushi Typhoon

KK: Riguardo a Samurai Princess, come ho detto poc’anzi, il budget era molto basso, quindi non ho potuto realizzare molte cose. Tuttavia, sia lo staff che il cast sono stati buoni. Quindi, se ci sarà l’occasione, vorrei farne un seguito in una forma completamente diversa. All’inizio non mi piacevano molto le opere splatter. Anzi, preferivo creare opere di azione pura, pura fantascienza e commedie d’amore. Da fan della Sushi Typhoon, se trovassi il soggetto giusto, farei un lavoro simile, ma più che altro, dato che mi piace fare il regista, vorrei fare sia film, che serie televisive, che teatro senza particolari preferenze. In futuro mi piacerebbe soprattutto lavorare con qualche giovane straniero.

Questa intervista non sarebbe mai stata possibile senza la cordiale intercessione di Massimo Soumare’ e la traduzione dal giapponese di Francesca Garofano.

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