Kumakiri Kazuyoshi


Kumakiri KazuyoshiRegista.

 

Nato a Obihiro in Hokkaido nel 1974, si laurea presso l’Accademia delle Arti di Osaka (Osaka Geijutsu Daigaku) dove presenta Kichiku daienkai come opera di laurea. Il film vince il premio Gran Prix al Pia Film Festival nel 1997 e il Gran Prix al Festival del Cinema di Taormina. Anche il riscontro con il pubblico si rivela estremamente positivo. La sua seconda opera Sora no ana (Buco nel Cielo) viene presentato al Festival di Rotterdam e nella sezione Forum del Festival di Berlino. Le sue opere continuano a girare il mondo, come Antenna che fa discutere durante la sua presentazione nella sezione “controcorrente” del Festival di Venezia, ma anche in patria raccoglie diversi consensi. Il suo lavoro non si limita al cinema e nel 2008 assume la regia del decimo episodio di Tonsura, un telefilm trasmesso dalla NTV.
Abbiamo intervistato il regista nel corso del Festival Nippon Connection 2009 (Francoforte – Germania) dove portava il suo nuovo film Non-ko.

Asian Feast: Kichiku dai enkai è stato realizzato come saggio di laurea all’Università di Osaka e in Occidente ha assunto una fama soprattutto come film duro e cupo. Come è stata invece l’accoglienza del film in Giappone e come è arrivato poi al secondo film?

Kumakiri Kazuyoshi: Trattandosi di una pellicola decisamente violenta, a prescindere dai gusti personali, il film ha colpito molto anche i giapponesi. Il film ha ricevuto il premio della giuria al Pia Film Festival [1]. Grazie al concorso Scolarship dello stesso festival, ho potuto realizzare il secondo film Sora no ana (Buco nel Cielo).

AF: Lei ha lavorato spesso adattando opere altrui, come Antenna tratto da un racconto di Taguchi Randy o Freesia che è tratto invece da un Manga. come si avvicina ad opere tratte da altri media?

KK: In genere lavoro solo su opere che mi interessano e che hanno punti in comune con il mio stile, quindi non devo forzare troppo me stesso o il mio stile; sono cose che mi piacciono.

AF: Il manga Freesia da cui ha tratto il film è un’opera nota per essere decisamente estrema sia nell’ambito sessuale che in quello del sangue. Nel suo film invece il sesso è stato quasi del tutto eliminato. E’ stata una sua scelta o ha avuto pressioni dalla produzione?

KK: È stata una mia scelta, ma a mente fredda non so dire se sia stata buona o no. Ma nel periodo in cui ho girato il film, pensavo che fosse molto più interessante focalizzare la mia attenzione sul movimento caotico presente nel manga, piuttosto che su eventuali scene di sesso.

AF: Attualmente la sua carriera è abbastanza varia in temi e stili. Quale genere trova più vicino alle sue corde espressive e perchè?

KK: Dei miei film, quello che sento più vicino è proprio Nonko, che ho presentato qui a Francoforte e Sora no Ana, perché nel realizzarli non ho dovuto forzare nulla, prendevo le persone così com’erano, li ho girati con molta naturalezza.

AF: Un regista esordiente come fa la gavetta? Passa ancora per pink e roman porno, o tokusatsu?

KK: In generale, l’iter dell’esordiente è spesso quello di passare da film semplici e immediati come i pink; nel mio caso, a fare la differenza, sono stati i premi ricevuti ai festival di cinema indipendente (parole esatte “Indies Film Festival”); questo, chiaramente, ha fatto sì che mi arrivassero altre proposte. Quindi, esistono altri modi di farsi le ossa, oltre alla gavetta nel pink o in altri generi. Io ho avuto un debutto fortunato al Pia Film Festival, ma esistono anche delle case di produzione piuttosto losche, i cui rappresentati avvicinano giovani registi di film indipendenti per proporgli film a bassissimo budget, intorno ai 3 milioni di yen e da girare in tre giorni. Chiaramente è dura, ma ci sono registi che riescono a sfruttare anche questa possibilità per farsi un nome.

AF: Ci racconta com’è attualmente il sistema cinematografico giapponese visto da un regista giapponese? C’è vitalità? Come vede la contemporaneità e il futuro del cinema giapponese?

KK: Fino a 2 o 3 anni fa, c’è stata quella che i media definirono la “Eiga Bubble”, ma si trattava quasi sempre di film a basso budget.
Ma non poteva durare a lungo e ora che la consapevolezza del pubblico è maggiore, la quantità di film in Giappone sta diminuendo e, soprattutto a causa della crisi, capita piuttosto spesso che alcuni progetti saltino.

AF: Dov’è stato girato Non-Ko? Come mai ha scelto quelle location?

KK: Il film è stato girato a Yorii nella prefettura di Saitama (un’ora e mezza di treno da Tokyo). Volevo un posto abbastanza anonimo, un’ambientazione campagnola non particolarmente stimolante, in modo da mettere maggiormente in risalto la figura della protagonista.
Conoscevo già il posto, perché Antenna è stato girato da quelle parti.

AF: Il finale di Non-ko disattende le aspettative del pubblico in cerca di un happy end. Come mai questa scelta?

KK: Sicuramente l’happy end era la cosa più scontata. Ma la mia idea per il film era di fare qualcosa di realistico.
Nell’ultima sequenza, quando la protagonista vede la propria immagine riflessa nel finestrino insieme al ragazzo, è lì che pensa che non può finire a quel modo e decide di tornare indietro.
Dopo le due settimane di passione raccontate dal film, tutto torna alla normalità; forse, l’unica differenza è che Non-ko ha imparato a sorridere più facilmente. Volevo creare un film sui piccoli cambiamenti che davvero possono succedere nella vita.

AF: Diversi attori che sono apparsi nei suoi film, hanno poi partecipato a produzioni occidentali. Con che criterio forma il cast dei suoi film?

KK: Nel caso di Maki Sakai [2], con cui avevo già lavorato in altri 2 film, è stata una cosa immediata; quando l’ho vista per la prima volta, ho detto: “Voglio fare un film con lei!”. Nel caso di Rinko Kikuchi, l’ho scritturata tramite una normale audizione.
Invece per Antenna Ryo Kase l’ho conosciuto tramite un amico che abbiamo in comune.
Credo che sia solo un caso che questi attori abbiano avuto successo all’estero dopo aver lavorato con me.

AF: In Non-ko ci sono due scene di sesso, una presentata in maniera molto diretta, con luci forti, l’altra invece con luci più soffuse. Come mai ci sono queste due scene e perché sono così diverse tra loro?

KK: Ho cercato di mostrare che la protagonista ha una vita normale: Non-ko mangia, beve, fuma… e anche far sesso è un aspetto di una vita normale.
Il fatto che le due scene siano fotografate con luci diverse è perché le emozioni con cui Non-ko si approccia al sesso cambiano a seconda della persona con cui lo fa. Anche se ammetto che la Nikkatsu può avermi ispirato alcune scelte fotografiche.

AF: Come mai ha deciso di usare il nomignolo Non-ko per la protagonista, il cui vero nome è Nobuko?

KK: In giappone è molto comune che i nomi Nobuko o Noriko vengano abbreviati in Non-ko; ma in questo caso è anche un gioco di parole perché non-ko può significare anche “non persona” o “nessuno”, visto che la protagonista vuole essere una ragazza che potrebbe essere in una qualsiasi città di provincia.

Immagini da Non-ko:

 

[1] Il Pia Film Festival è un festival annuale organizzato a Tokyo, che si concentra sulla scoperta di nuovi talenti. È articolata in tre sezioni: scoperta, presentazione e crescita. Viene assegnato un premio (PFF Award) per la sezione scoperta che permette di accedere al premio PFF Scolarship: una riserva di fondi per realizzare una nuova opera. La sezione “presentazione”, invece, aiuta il regista a pubblicizzare e a esportare l’opera. Tra i vincitori ci sono numerosi nomi di spicco come Kiyoshi Kurosawa o Sion Sono. Per dovere di cronaca, Kumakiri ha vinto questo premio nel 1997.

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[2] Maki Sakai è nata a Tokyo nel 1970 e debutta in televisione nel 1992. Appare in numerosi telefilm, film e in teatro. Tra i telefilm che la vedono sullo schermo, ricordiamo Watashi no unmei (Il mio Destino) del 1994, Hitonatsu no propoozu (La Dichiarazione di un’Estate) del 1996, Teppen (La Cima) del 1999.
Il debutto cinematografico arriva nel 1996 con Yuri e in OL Chushingura – Mukatsukuzei! dello stesso anno, appare per la prima volta come protagonista.
Negli ultimi anni si sta concentrando di più sul cinema e dal 2007 è apparsa in 13 film di genere diverso, tra cui Freesia e Green Mind, Metalbats di Kumakiri.
Tuttavia, l’alacre attività cinematografica di attrice non le fa dimenticare il teatro e la televisione. Infatti negli stessi anni, ha continuato ad apparire sul piccolo schermo in telefilm, varietà, spot televisivi oltre a programmi radiofonici e pezzi teatrali.

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