Sakaki Hideo


Sakaki HideoRegista e Attore.

L’attore che ha esordito in un dramma giovanile della promessa del cinema giapponese indipendente Furumaya Tomoyuki a metà anni novanta e poi ha recitato in film d’azione e arti marziali come Versus e Alive di Kitamura Ryuhei, ora passa dietro la macchina da presa per realizzare i film che più gli stanno a cuore; commedie incentrate su drammi umani, come il toccante e divertente The Accidental Kidnapper (Yukai Rhapsody), che ancora nelle sale giapponesi, è stato portato in prima visione anche ad Udine. Sakaki Hideo ci ha infatti concesso un’intervista durante il 13° Far East Film Festival. Sakaki si augura di poter tornare a Udine col prossimo film e di poter magari portare con sé la famiglia e restare un po’ di più nella città friulana e in Italia.

Asian Feast: Subito, per iniziare, com’è nata l’idea di un film sul rapporto padre-figlio?

Sakaki Hideo: Il problema della famiglia in Giappone ultimamente è estremamente grave. Si sono verificati recentemente dei fatti veramente tragici, uccisioni, maltrattamenti, ma si tratta di casi in cui il legame di sangue era evidente. Io, invece, volevo mostrare una storia in cui il legame di consanguineità non era chiaro. Mi sono chiesto cosa succederebbe se i due non fossero padre e figlio, ma degli estranei. In realtà gli adulti giapponesi sono rimasti dei bambini, non hanno ancora superato la loro adolescenza, non sono cresciuti loro stessi, quindi hanno perso la sensibilità verso i bambini. Ci sono state delle tragedie spaventose, figli chiusi in macchina mentre i genitori erano al pachinko a divertirsi, bambini messi nel forno a microonde. Per questo volevo mostrare qualcosa di totalmente opposto rispetto a tutto questo e ho voluto costruire delle scene di intimità tra adulto e bambino come quelle del gioco della palla, che indicano un legame profondo tra due estranei.

AF: Il film mescola momenti molto divertenti ad altri commoventi, come riesce a destreggiarsi tra comicità e melodramma?

SH: Alla base della sceneggiatura originale c’è un romanzo molto bello, Yuukai Rhapsody di Ogiwara Hideo, l’ho letto e mi è piaciuto subito. Ha più di 400 pagine e ovviamente gli sceneggiatori e i collaboratori, soprattutto Kurosawa Hisako, hanno fatto un ottimo lavoro di condensazione. Il cinema è intrattenimento, si piange e si ride. Meglio però non esagerare col sentimentalismo, non inserire una commozione eccessiva o troppe lacrime quando non sono richieste. Gli attori sono esseri umani, sanno divertire e sanno far piangere, e come tali vanno rispettati e le loro potenzialità vanno sfruttate al meglio. Io poi sono una persona istintiva e molte mie intuizioni sul campo hanno contribuito, mentre giravo.

AF: Il ragazzino protagonista, figlio di un boss della yakuza (Hayashi Ryo), è un bambino molto capriccioso, viziato, che pretende questo e quello, se deve fare pipì chiede di fermarsi subito dovunque sia, e vuole mangiare perché ha fame; com’è nato questo personaggio?

SH: Qui alla base c’è sempre il romanzo di Ogiwara Hiroshi, è molto lungo, ma consiglio di leggerlo, è talmente godibile che lo si legge tutto d’un fiato.

AF: Com’è stato selezionato Hayashi Ryo?

SH: Per prima cosa è stata fatta naturalmente un’audizione. Si sono presentati centinaia di bambini. Poi abbiamo ristretto il numero. Tra quelli rimasti ce n’erano forse alcuni con maggior talento rispetto a lui. Li abbiamo riconvocati. Lui stava per essere scartato. Gli altri, però, non davano molto di più di quello che avevano già dato la prima volta, lui invece aveva la caratteristica particolare di superarsi, di migliorarsi, cosa rara per un ragazzino di sette anni. Mi sono fidato del mio istinto, che di solito non sbaglia e l’ho scelto. Volevo dargli assolutamente una possibilità di mostrare appieno il suo potenziale. Si dice che nemmeno Roma sia stata costruita in un giorno, così è stato con lui. Niente si fa in un solo giorno. Sul set era molto professionale, arrivava sempre puntuale, si impegnava, ma quando vedeva i sui genitori e la mamma voleva correre da lei. A quel punto ho chiesto ai genitori di non venire più durante le riprese.

AF: Parliamo della sua carriera di attore. I suoi primi ruoli importanti sono sempre stati ruoli da”cattivo”, che cosa ci dice a riguardo?

SH: Ottima domanda. Ero depresso, stanco di questi ruoli, che erano gli unici che mi venivano offerti. Negli ultimi anni non lavoravo più. Quindi come regista mi interessavano storie completamente differenti, drammi umani, non film d’azione.

AF: E le arti marziali, i suoi primi ruoli, come quelli in Versus e Alive, sono tutti di questo genere, s’intessa di arti marziali?

SH: Non particolarmente. E’ chiaro che quelli di Versus e Alive erano ruoli che mi venivano dati e non potevo rifiutare, facevo quello che mi veniva chiesto dal regista. Le arti marziali c’entravano, ma non è che mi interessino o le pratichi. Come regista voglio fare film che sono molto diversi. Forse mi piacerebbe girare un film in costume come un jidaigeki o un chanbara, in cui ci sia azione. Chissà…

AF: In che modo il suo lavoro di attore ha influito sulla sua attività di regista e come è diventato a sua volta regista?

SH: Il mio debutto è avvenuto come attore dieci, quindici anni fa, ma dopo un periodo di intensa attività, ho avuto diversi problemi personali e un periodo molto difficile. Non riuscivo più a recitare e ad avere dei ruoli, così una collega e conoscente mi ha consigliato di scrivere e dirigere un mio film. Grazie all’incontro con le persone giuste, come regista ho realizzato ben tre film, autoprodotti, il quarto è in lavorazione. S’intitolerà Tomato no shizuku.

AF: Tornerà a lavorare come attore allora?

SH: Perché no, ci sono diversi progetti in programma per maggio/giugno di quest’anno (2010), quindi… Il fatto di essere un attore, come regista mi ha permesso di lavorare meglio, perché so cosa significa stare dietro una macchina da presa. Mi è servito anche per guadagnare una maggiore fiducia anche come attore. All’inizio avevo molta paura, confesso davanti alla macchina da presa. Non riuscivo a trovare la mia collocazione, il mio posto. Allo stesso tempo capivo di essere stato scelto, mi avevano chiamato, e questo mi dava fiducia. Quindi ho imparato a destreggiarmi e a fare del mio meglio. Adesso ho una mia famiglia, ho imparato ad amare di più le persone in questo modo.

AF: E com’è venuto in contatto con la Kadokawa?

SH: Inizialmente c’era un rapporto di conoscenza personale. Poi anche la produzione ha ritenuto che il tema del rapporto padre-figlio e del rapimento potessero essere universali e potessero andare bene anche per un pubblico internazionale.

AF: Che cosa ci dice a proposito del poster e delle locandine del film, non sono un po’ fuorvianti?

SH: Questa è una scelta della produzione, chiedete al produttore della Kadokawa. A guardare il poster effettivamente sembra un film di suspense, cosa che in realtà non è. Questa locandina è un mezzo per attrarre il pubblico, ma bisognerebbe prestare più attenzione al modo di promuovere il film. Comunque non sono io che decido, chiedete al produttore.

AF: E i suoi modelli di cinema?

SH: Non ho una vera propria preparazione di cinema o di recitazione, quindi sto imparando direttamente sul campo. Mi influenza il cinema classico di tutto il mondo, sia occidentale che asiatico. Ho iniziato a guardare ogni tipo di film, perché non conoscevo bene la storia del cinema, e per crearmi un mio punto di vista, una mia visione personale, da La Strada di Fellini a Un Mondo Perfetto di Clint Eastwood.
Quando ho iniziato a girare Yukai Rhapsody (The Accidental Kidnapper), mio padre era morto da poco, quindi questo film è dedicato a lui. E’ una sorta di requiem per mio padre. Ho messo nel mio film tutti i miei ricordi più forti con lui, dai ciliegi, al gioco della palla. La palla rossa è un simbolo, una metafora del cuore. Il rapitore non è il vero padre, ma diventa un genitore sincero, autentico. Mio padre amava molto la pioggia, io assolutamente no, la detesto. Una sera stavamo discutendo della sceneggiatura del film e così gli ho chiesto perché la pioggia gli piacesse tanto. Lui ha ricordato la scena sotto la pioggia di Colazione da Tiffany con la Hepburn, così ho inserito la battuta che voleva.

Immagini da The Accidental Kidnapper:

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