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Di elementi a supporto di tale metamorfosi se ne possono trovare a vagonate: durante la sua prima missione, ovvero uno scambio di misteriose valigette in una stanza d'albergo, questi tenta di scappare (per venire pizzicato poco dopo da Yoshida), ma quando in seguito gli si presenterà l'opportunità di farlo (e per giunta con una borsa piena di denaro) egli tornerà al carcere riuscendo persino a sbalordire i propri compagni. Il desiderio di appartenenza ad un gruppo che si trova in quasi tutti i personaggi dei film di Miike è anche qui ben presente, e dopo aver abbandonato la propria moglie (e il collega Sugimori) in un ulteriore passo in avanti verso la totale separazione della vita precedente, Kôhei non esita ad abbracciare la sua nuova famiglia, nella quale riesce a trovare persino una speranza di amore nella figura di Namie, altra giapponese costretta alla detenzione. Persino la sentenza definitiva di ergastolo, alla quale il protagonista sarebbe potuto benissimo sfuggire grazie al denaro nascosto nel frigorifero di un ristorante Giapponese (che in origine gli sarebbe servito per corrompere un politico), viene quasi abbracciata dal protagonista, come se il suo cambiamento venisse da lì in poi ufficializzato. E, sempre in linea con il pensiero-miike, le sorti del gruppo cominciano a declinare non appena questo comincia a sfaldarsi, perdendone i componenti. Nel momento in cui Belia viene infatti uccisa da una guardia corrotta dallo yakuza Yabumoto (un personaggio simile a quello interpretato da Taguchi Tomorowo in Rainy Dog – compreso il comportamento bizzarro, come si evince da una delle poche scene deliranti del film, che lo vedono trangugiare un bicchiere di sperma immerso nei petali di rose rosse), che è sulle tracce di Yoshida (è qui che si viene a scoprire il suo vero nome, Murakami, un banale truffatore rifugiatosi in carcere per sfuggire a Yabumoto), cominciano ad arrivare i guai. Durante il blackout provocato da un fulmine – che coincide proprio con l'uccisione di Belia – il frigo dove Kôhei ha nascosto i soldi viene svuotato dal padrone del ristorante per paura che il contenuto vada a male: quando questi scopre che, anziché carne, il pacchetto consegnatogli dal protagonista contiene un bel gruzzolo, pensa bene di farlo suo e abbandonare il ristorante; Taro viene pugnalato all'addome, e il gruppo così menomato si dà alla fuga dal carcere, grazie all'aiuto di Brando, servendosi di un bus. Il distacco di Kôhei dalla sua vita precedente è quasi completo, ed è proprio in questo frangente che il sentimento che Namie prova per lui viene esplicitato, nel momento in cui lei gli propone una fuga a due dopo avergli rivelato di possedere dei gioielli nascosti nelle mutande; l'offerta viene però declinata dal protagonista che non se la sente di truffare i propri compagni di viaggio (“E' meglio essere fregati che fregare gli altri”, dichiara questi). Quando infine l'autobus è costretto ad inchiodare per non investire due bambini piangenti in mezzo alla strada – uno dei due è gravemente ammalato – il gruppo viene portato ad un villaggio immerso nel verde (anche qui, da notare il cambiamento cromatico dai colori smorti della prigione e della città al buio della notte – momento di passaggio, la crisalide che si trasforma in farfalla – fino a giungere al verde sontuoso che circonda il villaggio) e tutti i personaggi sembrano rendersi conto che un capitolo della loro vita è appena terminato: Taro si trasforma in una sorta di santone venerato dagli indigeni, Sakamoto che dopo aver curato il bambino continua la sua attività di medico del villaggio, Uno ripristina l'energia elettrica, tutti sembrano abbracciare la nuova vita con serenità. Peccato solo che Yabumoto e i suoi uomini riescano a rintracciare il gruppo e quando ogni speranza di salvezza sembra svanita per sempre, con i gangster che tengono sotto tiro l'intero gruppo, ecco che Uno si sacrifica facendo da scudo al resto dei suoi compagni; la sua tenacia nel resistere ai colpi che lo stanno bucherellando è tale che i malviventi si spaventino e scappino impauriti da questo bizzarro evento. Una volta soli, Uno muore, ma grazie a lui il resto del gruppo è sano e salvo. Ormai il Giappone è solo un ricordo, Kôhei si ribattezza Juan Mabini e concorre alle imminenti elezioni presidenziali, vincendole contro l'uomo che un tempo questi avrebbe dovuto corrompere: che la nuova vita abbia inizio. A cura di Valerio Spisani |
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