Kill Mobile

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Perfetti Sconosciuti è un film italiano di successo del 2016 che con la sua formula irresistibile ha guadagnato circa 17 milioni di euro diventando il secondo incasso dell’anno dopo Quo Vado?.

Ma è al Mercato della Berlinale che tutto il mondo si accorge del concept vincente che, piaccia o meno, lavora su materiali universali e di istantaneo successo.

I diritti vengono venduti in pratica in tutto il mondo e in ogni nazione viene realizzata una versione autoctona; Grecia (Teleioi ksenoi), Francia (Le Jeu), Ungheria (Búék), Messico (Perfectos Desconocidos), una versione turca (Cebimdeki Yabanci) diretta da Ferzan Özpetek, una polacca in cui recita -come nell’originale- Kasia Smutniak, una spagnola (Perfectos Desconocidos) diretta dal referenziato Álex de la Iglesia e una americana bloccata a causa del “caso” di Harvey Weinstein.

In Asia tocca a Bollywood (Loudspeaker), poi alla Corea del Sud (Intimate Strangers) e infine il film italiano esce nelle sale cinesi in 4000 copie ottenendo un buon incasso. Non passa troppo tempo e a fine 2018 esce nelle stesse sale anche la versione locale intitolata Kill Mobile.

Il film si piazza al ventisettesimo posto del box office del 2018 incassando 84 milioni di euro, in pratica cinque volte del corrispettivo italiano.

Guardare questi film consequenzialmente è un atto antropologico di elevatissimo interesse seppur di vivace noia nel perdurare la visione. E’ comunque interessante notare come ogni paese e cultura adattino la storia, limino, tolgano, aggiungano, secondo costumi o poetica del regista.

De La Iglesia esaspera tutta la questione mistica dell’eclissi di luna, Kill Mobile la rimuove in toto.

Il film cinese è molto distante, come è ovvio che sia, dalle controparti occidentali. A partire da quel tavolo rettangolare e spigoloso che sostituendosi al ricreativo corrispettivo rotondo già sembra prefigurare simbolicamente un conflitto in fieri.

Viene confermata la planimetria dell’appartamento, quasi un marchio di fabbrica ormai, ma dalla terrazza anziché assistere ad una eclissi si guarda un matrimonio che va in frantumi in un edificio sottostante.

Kill Mobile allarga il dramma e lo fa strabordare oltre il perimetro dell’appartamento fin dagli ispirati titoli di testa in bianco e nero. Ogni personaggio ha dei corrispettivi esterni di cui sono narrate le dinamiche. Il film cinese cerca anche di rendere il dramma più universale, meno intimo, meno individualista ma sempre votato alla comunità intera.

Anche l’approccio generico è radicalmente diverso e questa è probabilmente la barriera maggiore per uno spettatore occidentale. Kill Mobile adotta quasi interamente gli strumenti della commedia e della farsa, di marca quasi teatrale, dal tono molto hongkonghese e in cui allo spettatore è dato sapere sempre qualcosa in più dei personaggi e su questo filo si regge il maggior tasso di tensione giostrata in forma piuttosto grossolana (rispetto ai corrispettivi europei).

La nota più inusuale è comunque lo scambio totale del personaggio gay del film italiano. In Kill Mobile viene sostituito da una donna, vittima di uno stupro da parte di un direttore di ufficio, che trova il coraggio di denunciare l’abuso subito. Insomma una sorta di spostamento di assi tra due delle più sentite e “rumorose” tematiche sociali contemporanee.

Purtroppo la regia impersonale di Miao Yu non aggiunge verve alla storia che anche se di “breve” durata si sfilaccia e dilunga, perdendo la tensione proprio nell’uscire dalle quattro pareti dell’edificio. Attori tutti referenziati ma che si attengono al minimo, calati in una recitazione, come accennato, di forte impronta teatrale.

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