The Killer nasce come omaggio
dichiarato al personaggio di Frank Costello (in originale
Jeff) faccia d'angelo di Jean Pierre Melville, interpretato
da Alain Delon.
E il Jeffrey di The Killer interpretato da Chow
Yun-fat, attore che è stato investito nei film
di Woo della ossessione morale del regista, indossa nella
prima scena una sciarpa bianca simile che inevitabilmente
si sporcherà di sangue innocente e sarà
il simbolo della redenzione morale del killer. Jeffrey
metterà questa sciarpa sugli occhi di Jenny dopo
averla ferita accidentalmente, e la rivedrà a casa
della ragazza ancora macchiata di sangue.
La Parigi notturna, lastricata di umidi pavé che
riflettono la luce artificiale dei lampioni diventa una
Hong Kong, moderna ma fuori dal tempo, una sorta di non
luogo sospeso quasi in una dimensione onirica e parallela,
sfondo ideale per un noir metropolitano, creato grazie
alla fotografia che avvolge tutto in una luce soffusa
blu e irreale. L'utilizzo delle luci in funzione antinaturalistica
crea una linea di demarcazione e di inconciliabilità
tra la realtà e la dimensione in cui si muove un
eroe, prigioniero di un codice morale anacronistico che
lo porterà all'autodistruzione.
Jeff e Jeffrey vivono una lacerante contraddizione etica,
angustiati da un desiderio di pace che non riescono mai
a soddisfare.
Il personaggio melvilliano concede addirittura il cavalleresco
privilegio della prima mossa alla vittima, esplicitando
la visione romantica del killer così come lo vede
il regista francese, uomini dalle qualità in via
di estinzione, che non possono avere un futuro, ma vanno
incontro, consapevoli, al loro tragico destino.
Nel film di Woo si apre una differente linea narrativa
nel confronto tra Jeffrey e il poliziotto Lee. Mentre
in Melville il rapporto tra assassino e polizia è
del tutto freddo, nasce tra Lee e Jeff un sentimento di
rispetto e amicizia. Questa anomala amicizia fa da contraltare
al rapporto tra il killer e il suo amico e intermediario
Sidney e fa passare quasi in secondo piano il rapporto
con la cantante del night Jenny. Rapporti che invece nel
noir melvilliano non trovano quasi mai sfogo se si eccettua
l'episodio in cui la pianista del night riconosce Costello
ma non lo denuncia alla polizia. Woo riprende questo episodio
in maniera differente nel prologo del suo film. Mentre
Jenny non può riconoscere il killer perché
la sua vista è stata danneggiata, Valérie,
la pianista di colore del film di Melville decide di non
tradire Costello.
In Melville il ritmo è lento, quasi catatonico,
specchio dello stato d'animo del protagonista, mentre
in Woo cruente e improvvise accelerazioni spezzano il
ritmo lento delle parti melodrammatiche.
In Melville domina il concetto di solitudine senza tempo,
Costello è un esecutore glaciale e silenzioso,
ogni suo gesto è rituale e calcolato, ma non è
privo di affetti, e saranno proprio gli affetti a provocarne
la morte. Jeanne è la sua donna, disposta a tutto
pur di non tradire il suo uomo. Valérie è
la cantante del night che non lo tradisce con la polizia.
Ma ogni rapporto tra i personaggi è privo di referenti
socio ambientali, i personaggi si muovono in una dimensione
astratta, antirealistica.
L'assenza di riferimenti spazio temporali sviluppano il
plot in una dimensione onirica estranea alla tradizione
del poliziesco classico. Nessuno conosce la vera natura
di Costello tranne Jeanne e Valérie, mentre in
Woo, il poliziotto Lee comincia a conoscere il suo avversario
identificandosi con lui, fino ad arrivare ad una sovrapposizione
per capire le sue azioni sovrapponendo il suo sguardo,
come nella sequenza in cui ripercorre mentalmente le azioni
di Jeffrey, dopo la sparatoria a casa del killer. Lee
è seduto sulla sedia di Jeffrey e ne ripercorre
i movimenti, capisce la sua natura e nonostante siano
avversari, lo rispetta.
Entrambi i registi, Woo e Melville, giocano con le direzioni
degli sguardi dei personaggi, con gli spazi.
Lo stesso Woo precisa quali siano state le influenze del
regista francese sul suo stile e sul suo modo di costruire
i personaggi su questo articolo apparso su Cahiers du
Cinéma, n.507, del novembre 1996.
LO STILE MELVILLE di John Woo.
La dualità dell'animo umano è
uno dei temi maggiori dei film di Melville, tema che torna
spesso anche nei miei film. I personaggi di Melville si
trovano sempre tra il bene e il male, e anche i più
negativi hanno qualcosa di buono. […] Ho scoperto
Melville con Frank Costello, Faccia d'Angelo,
all'inizio degli anni '70, quando uscì nel circuito
commerciale. E' il film che ha fatto di Alain Delon una
star in Asia. Per me fu uno choc. Ero veramente scosso
dalla novità del suo stile, della sua tecnica molto
trattenuta. Melville mi ha dato l'impressione di un gentleman:
il suo modo di raccontare una storia sempre così
"cool", placido, impresso di filosofia…
Le Samourai è uno dei film stranieri che
più ha influenzato il cinema di Hong Kong, soprattutto
quello della nuova generazione. […] Dopo Le
Samourai abbiamo scoperto un nuovo concetto di eleganza
e di stile. […]
I film di Melville fanno sempre riflettere, ma con un
carico emozionale fortissimo e allo stesso tempo estremamente
discreto. Nei miei film, quando voglio mettere l'accento
su qualcosa, sono spesso ricorso a un gran numero di carrellate
e primissimi piani per sostenere l'emozione. In Melville,
la camera è piuttosto fissa e lascia gli attori
esprimersi pienamente. Il pubblico reagisce a questo in
maniera molto più cerebrale. C'è in lui
una grande sottigliezza soprattutto nel modo di combinare
il cinema di genere con una filosofia di matrice profondamente
orientale. E' senza dubbio per questo che mi sono sentito
immediatamente vicino ai suoi film. I suoi personaggi
non sono tipicamente degli eroi. Funzionano seguendo una
sorta di codice d'onore vicino alla cavalleria…
Negli anni '60 e '70 ero molto influenzato dall'esistenzialismo.
E ritrovavo nei personaggi di Melville una vena esistenzialista.
Uomini sempre in una sorta di ricerca interiore. Amo questa
solitudine, come in Le Cercle Rouge (I Senza
Nome, 1970) dove Yves Montand fa la parte di un vecchio
poliziotto divenuto alcolista che nessuno comprende realmente.
E' qualcosa che si ritrova anche nella tragedia greca.
Tutte queste cose hanno profondamente influito sui miei
film. I miei personaggi sono spesso delle figure solitarie,
tragiche, con un appuntamento con la morte…
Hard Boiled, A Better Tomorrow, Bullet
in the Head, e soprattutto The Killer sono
stati profondamente influenzati da Melville. Soprattutto
nell'approccio ai personaggi. Ciò che ho preso
più da Melville è la sua maniera di mettere
in scena l'azione, di far durare le sequenze prima che
l'azione esploda. Come nella scena del ponte in Le Samourai,
questo sentimento
di pericolo che aleggia sempre nelle
scene. Nel mio primo film, The Young Dragons,
un kung fu classico, avevo già tentato di utilizzare
le tecniche di Melville. In seguito ho voluto imitare
un po' il suo stile, ma negli studios si opponevano: volevano
che girassi delle commedie e basta. Quando ho finalmente
girato A Better Tomorrow, mi sono potuto avvicinare
un po' di più al suo stile. Il personaggio di Chow
Yun Fat, la sua andatura, i suoi abiti, erano molto ispirati
a Le Samourai. Gli feci portare un impermeabile:
all'epoca non si usavano affatto a Hong Kong! C'è
una scena di un regolamento di conti in un ristorante,
chiaramente ispirata dalla scena del night club di Le
Samourai giusto prima che Costello venga ucciso.
La prima scena del night club invece, dove si vede Delon
incontrare la cantante per la prima volta, è la
matrice della sequenza d'apertura di The Killer.
E' una cosa che non si vedeva spesso a quel tempo nel
cinema di Hong Kong. Al mio arrivo negli Stati Uniti,
sono stato molto contento di scoprire che molti giovani
cinefili conoscevano Melville.
I Senza Nome è senza dubbio il film di
Melville che mi ha impressionato maggiormente dopo Le
Samourai. Cerco di girarne un remake da sette o otto
anni. Già a Hong Kong avevo questo progetto ma
il budget era troppo importante. Penso di poterlo fare
in un futuro prossimo. In questo film l'utilizzo di uno
scenario naturale è straordinario, molto differente
da Le Samourai. Ma sono soprattutto i personaggi
che mi hanno colpito: siamo in piena mitologia cinese.
Il sacrificio finale di Montand è nella grande
tradizione del medioevo cinese. In apparenza la sua è
una deriva, ma spiritualmente è salvo. Si ritrova
tutto questo in Hard Boiled: c'è, evidentemente,
in questo film una citazione da I Senza Nome,
nella scena dell'ospedale con la palla…
Il mio trattamento dell'azione e dello spazio è
nonostante tutto molto differente da quello di Melville.
Forse troppo passionale e senza dubbio ancora un po' troppo
giovane. I miei film sono ancora molto frastagliati, montati.
E' una cosa che mi viene da Scorsese. In realtà
ho tentato di combinarli insieme Scorsese e Melville.
[…] Il mio film più Melvilliano è
senza dubbio The Killer.
Questo ritorno a Melville oggi è dovuto forse al
fatto che spesso sia citato da persone come me o Tarantino.
Penso che questo abbia permesso alle nuove generazioni
di riscoprire i suoi film. Spero davvero di girarlo questo
remake de I Senza Nome, negli Stati Uniti o in
Europa, non importa dove…