Il primo film hollywoodiano di Woo, Hard
Target, è un'opera troppo interlocutoria,
troppo al servizio di un personaggio debole, interpretato
da Jean Claude Van Damme, e soprattutto, per la prima
volta orfana dell'epicità legata alla messa in
scena di amicizie indissolubili e dei temi solitamente
cari al regista cantonese.
Se Chow Yun Fat ha incarnato tante volte le ossessioni
morali di John Woo, il personaggio di Chance interpretato
da Van Damme, con queste ossessioni ci può al massimo
giocare. E di certo la dimensione morale dei personaggi
di Broken Arrow non arriva a quella epica di
A Better Tomorrow o The Killer.
Questo succede in primo luogo per le mutate condizioni
produttive che devono tenere conto che il film si rivolge
al gusto di un pubblico occidentale.
Broken Arrow è ancora più distante
da ciò che ci si aspetterebbe dopo aver conosciuto
i film hongkonghesi; nessuna dicotomia reale tra bene
e male, solo una sfida personale tra due personaggi, Deakins
e Hale, che si sviluppa a folle velocità sullo
sfondo della Monument Valley. E' totalmente assente in
Broken Arrow quel rapporto tra i personaggi che
accomunava invece Bullet in the Head, The
Killer, A Better Tomorrow, e anche un film
atipico come Once a Thief. L'amicizia virile,
il tradimento di questa amicizia che provoca la vendetta,
proietta personaggi come Mark Gor o Jeffrey nella dimensione
mitica degli eroi, attraverso la violenza, il sacrificio
e la morte.
La violenza di Vic Deakins è folle e autocompiaciuta
dimostrazione delle proprie capacità strategiche.
Rimane il balletto, la coreografia, la velocità
delle scene d'azione, ma tutto questo, non essendo più
al servizio di un ideale di giustizia, toglie una dimensione
al film.
Discorso completamente diverso vale invece per Face/Off.
Quando la sceneggiatura di Face/Off gli era stata
proposta per la prima volta, Woo l'aveva rifiutata, ma
quando gli è stata riproposta dal produttore Michael
Douglas ripulita di tutti gli orpelli futuribili, Woo
ha trovato elementi di interesse nella storia.
Tanto per iniziare Face/Off segna il ritorno
a quegli spazi impersonali e senza storia più simili
ai film hongkonghesi, mentre Hard Target era
ambientato a New Orleans e Broken Arrow nella
Monument Valley. Lo spazio è solo un teatro di
posa dove si svolge un conflitto duale tra i protagonisti.
Avendo modo di lavorare sulla dicotomia bene/male, in
modo diverso dalle pellicole hongkonghesi, ma in modo
più approfondito rispetto alle precedenti hollywoodiane,
Woo è riuscito a dare una dimensione più
profonda ai personaggi.
Face/Off è la storia di un uomo che non
può più vivere, ossessionato dalla morte
del figlio. Il personaggio interpretato da Travolta come
quello di Ti Lung in A Better Tomorrow e il killer
interpretato da Chow Yun Fat nel film omonimo. Personaggi
internamente combattuti, votati al sacrificio, che nel
caso dell'agente Sean Archer, è il sacrificio della
propria vita privata, dei propri affetti, per catturare
l'assassino di suo figlio. Il soggetto di Face/Off,
per quanto a tratti assurdo, o meglio, pretestuoso, è
"un vero e proprio precipitato della metafisica eroica
del regista". Giona A. Nazzaro nella sua analisi
(Cineforum n. 368) rivela come "Face /Off
abbandona subito la causa dell'eroe per abbracciare quella
del malvagio. Tutto il film è visto attraverso
la rifrazione di una personalità multipla. Castor
Troy veste il corpo di Archer e questi quello del suo
arcinemico. La presenza di Troy, all'interno del percorso
diegetico è doppia. Da una parte della storia agisce
la sua personalità, dall'altra il suo corpo. (…)
La redenzione di Sean Archer avviene attraverso la via
crucis del male. L'agente antiterrorismo scompare tra
le maglie del racconto per lasciare spazio al dramma di
Troy.
E' evidente che l'abilità machiavellica del regista
consiste nel trasferire l'investimento emozionale del
pubblico in una zona franca dove crollano miseramente
i recinti dell'identificazione univoca degli attori di
questo dramma dell'identità. Se dunque da un lato
Woo cede il passo a Hollywood, che quindi, dopo le sue
difficoltà iniziali, gli permette di fare finalmente
il suo cinema, dall'altro ne ribalta completamente le
caratteristiche morali, investendo delle prerogative della
sua poetica l'antagonista dell'eroe. Non è uno
spostamento da poco: si tratta di una vera e propria rivoluzione
copernicana all'interno del sistema di Woo. Perché
se da un lato i confini tra bene e male nei film hongkonghesi
erano estremamente problematici, era altrettanto vero
che l'eroe viveva l'esperienza del male esclusivamente
come affronto e torto subito. La sua integrità
morale poteva uscirne soltanto rafforzata. Ma siccome
le modalità formali attraverso le quali si attuava
questo processo hanno subito interferenze tali da risultare
ineluttabilmente compromesse, ecco che Woo, per salvare
il suo film, si sposta armi e bagagli nel campo degli
altri. Cambia radicalmente prospettiva al suo cinema e
ironicamente basta cambiare la faccia al cattivo. Ma non
si tratta di un processo indolore. Il film soffre fisicamente
di questo spostamento. Face/Off è il cinema
di John Woo virato in negativo. Un sistema etico capovolto
per mascherare la sostanziale identità a sé
stesso. Face/Off dunque è un film sulla poetica
e della fatica della mimesi come strategia della sopravvivenza.
Non a caso Troy sfregia il volto di Archer alla resa dei
conti: nulla sarà più come prima".
Il male è sostanziale alla vita dell'eroe, ma questo,
per esistere non può fare a meno di riflettersi
in ciò che lo nega.
Gli eroi di John Woo hanno spesso incarnato qualità
in via di estinzione e la morte è stata il loro
unico tragico destino. Face/Off incarna tutto
il cinema di John Woo che va incontro al mortale sacrificio
della logica hollywoodiana per redimersi ed affrancasi,
pur non essendo più sé stesso.
Nella scena in cui Archer e Troy si trovano ai lati opposti
di uno specchio e vedono la propria immagine riflessa,
sparano contro la propria immagine. Non hanno soltanto
la faccia del proprio nemico, hanno hanche acquisito una
parte dell'altro. Nella scena della prigione Archer, con
la faccia di Troy (cioè Nicholas Cage) deve ottenere
delle informazioni dal fratello di Troy, Pollux. La scena
è girata con due macchine da presa da angolazioni
diverse, la prima mostra Archer che interpreta Troy e
guarda Pollux come suo fratello, la seconda mostra Archer
che girato dall'altra parte torna ad essere sé
stesso, e la combinazione dei due angoli di ripresa in
montaggio mostra la coesistenza di due diversi personaggi
in un solo uomo. La stessa cosa avviene in mdo molto meno
evidente nella scena finale. Questa volta Archer ha il
suo vero volto, quello di John Travolta e c'è un
controcampo a 180°, che suggerisce che il nuovo Sean
Archer ha due volti differenti, avendo preso una parte
di Castor Troy (oltre ad avere adottato suo figlio).
I proiettili che nella scena dello specchio, Troy e Archer
sparano contro la propria immagine, John Woo li spara
in realtà contro sé stesso. O meglio, contro
la propria immagine, doppia, di sé stesso che è
costretto ad accettare compromessi, di sé stesso
che fa a pezzi il proprio cinema.
A cura di Daniele Malavolta
INDICE:
--CAPITOLO 0 - BIOGRAFIA
--CAPITOLO 1 - FORTUNA CRITICA
-1.1- L'ambasciatore del cinema di Hong Kong
-1.2 - Sei film che hanno cambiato il cinema di Hong Kong
-1.3 - Un domani migliore a Hollywood
-1.4 - Come faccio il regista
-CAPITOLO 2 - DALLA COMMEDIA ALL'HEROIC BLOODSHED
-2.1 - Le commedie
d'azione
-2.2 - Stile orientale
- CAPITOLO 3 - MAESTRI
-3.1 - Zang Che
-3.2 - Melville
- CAPITOLO 4 - DA HONG KONG A HOLLYWOOD
-4.1 - Melodramma
-4.2 - Personaggi
ed eroi
-4.3 - Americani
-4.4 - La Vendetta di Hollywood
- CAPITOLO 5 - FILMOGRAFIA
- CAPITOLO 6 - BIBLIOGRAFIA
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