Stephen Chow Sing-Chi


Stephen Chow Sing-ChiCapitolo 1:

Con una Mano ti Rompo, con due Parole ti Spezzo
-genesi di un fanciullino-
(un approccio preliminare)

 

Il 22 giugno 1962 nasceva ad Hong Kong un fanciullino e così restò per tutta la vita.
Il suo nome era (Stephen) Chow Sing-chi, cresciuto con tre sorelle (alcune fonti indicano due sorelle maggiori e due minori), trascorre la propria infanzia guardando con ammirazione il suo mito, Bruce Lee, personaggio che lo segnerà profondamente, anche artisticamente. Infatti già uno degli elementi caratterizzanti della sua opera è l’emergere costante e maniacale di questa figura quasi paterna, dall’evidente omaggio in Kung Fu Hustle fino alle varie parodie (memorabile quella in King of Comedy).
Ryan Law dice “negli annali della commedia di Hong Kong, se gli anni ’70 appartenevano a Michael Hui e ai suoi fratelli, e gli ’80 a un intero gruppo di attori che ruotavano attorno alla casa di produzione Cinema City, gli anni ’90 appartengono senza dubbio a Stephen Chiau”. Nel 1971 esce nei cinema The Big Boss (Il Furore della Cina Colpisce Ancora) e Chow che aveva nove anni inizia a studiare Wing Chun obbligando i suoi amichetti a chiamarlo “little dragon”.
Nel 1982 si diploma e partecipa ad un casting per la scuola di recitazione della TVB assieme al suo amico Tony Leung Chiu-wai (In the Mood for Love), ma non viene selezionato. Grazie all’aiuto dell’attore Waise Lee (Bullet in the Head) riesce ad infilarsi nei corsi serali della scuola. Così nel 1983 esce dalla scuola e viene scelto per presentare un programma per bambini, 430 Space Shuttle che dirige insieme a Tony Leung Chiu-wai. All’interno del programma è presentata una mini soap opera intitolata The Nuts (aka Black Vampire and White Vampire) che mette in luce il suo talento comico nei panni del black vampire. Dopo quattro anni di TV per ragazzi riesce ad accedere alla fiction televisiva in ruoli spesso drammatici. The Justice of Life (con Alex Man nel ruolo del cugino, in una fiction basata sui giochi di parole bizzarri), It Runs in the Family (con Lau Ching-wan), The Final Combat (action in costume in due parti, con Francis Ng), My Father’s Son, Last Conflit. Nel corso della propria carriera continuerà di tanto in tanto a lavorare per la tv (e in particolare per la TVB) in titoli come The Thief of Time. Il passaggio al cinema avviene tramite l’incontro con Danny Lee, attore, regista e produttore che intuisce le potenzialità del ragazzo e lo accoglie nella propria casa di produzione, la Magnum Films Co. Ltd., e lo fa recitare in un pugno di film, sempre in ruoli drammatici, ma permeati in fondo (molto in fondo) di una vena di ironia. Sono di solito polizieschi action di ordinanza, violenti e sporchi, film come Lung Fung Restaurant e Unmatchable Match, oltre al successo di Final Justice (che viene di solito attribuito come l’esordio su grande schermo anche se due mesi prima era uscito nelle sale un altro film in cui l‘attore recitava, He who Chases after the Wind), film grazie al quale vince il premio come miglior attore non protagonista al Golden Horse Awards di Taiwan.

La carriera di Chow si può sezionare idealmente in tre parti:
-La prima, quella dei film totalmente estranei alla propria poetica, il periodo alla Magnum, i film drammatici, i ruoli ancora incerti (indicativamente da Final Justice a Tricky Brains circa)
-La seconda, quella in cui Chow è comico puro, affina la sua tecnica e si avvicina ai suoi classici, i film ossia riconosciuti da tutti come i migliori e i più noti (da Tricky Brains a Flirting Scholar/From Beijing with Love).
-La terza, quella dei film con la struttura comica anche simile, perfetti ingranaggi di comicità.

Dopo i film alla Magnum avvengono eventi continuamente importanti e la vita di Chow è frenetica. Innanzi tutto l’incontro con Jeff Lau, maestro del cinema di Hong Kong che lo dirigerà nel bel poliziesco Thunder Cops II e che sarà artefice del film che lancerà l’attore nell’olimpo dei comici locali, All for the Winner. La partecipazione all’importante Just Heroes e al bel When Fortune Smiles, fino al boom di Curry and Pepper (in coppia con Jackie Cheung). La storia tende ad oscurare un film invece molto importante, Legend of the Dragon, passando direttamente a All for the Winner. Invece il film è molto piacevole, più del successo di Jeff Lau e Yuen Kwai ed è importantissimo in un’ideale cronologia creativa che porta a Kung Fu Hustle. Arriviamo così al successo mastodontico nell’agosto del 1990 di All for the Winner (e del suo sequel The Top Bet), parodia dichiarata di God of Gamblers, un campione di incassi che accumulerà più soldi del film parodiato. Molti tendono a far combaciare con questo film l’inizio della comicità ben definita dell’autore e la fine della prima parte della sua carriera. Da qui in avanti i suoi film diventano un punto di riferimento nell’ex colonia e si inizia a sparlare di postmodernismo (tanto che Chow ne farà una presa in giro vivace nel suo Forbidden City Cop). Al contempo la parola più utilizzata per definire l’abilità comica dell’attore è moiletau. Dice Ryan Law “il successo della commedia moiletau può essere spiegato dal senso di incertezza generale vissuto nella prospettiva del ritorno di Hong Kong alla Cina nel 1997. Le commedie di vampiri così popolari nei tardi anni ’80 riflettevano già il sentore di questo stato d’animo, ma è con l’inizio degli anni ’90 che si verifica quella crescente sensazione di impotenza, l’impressione di correre verso un baratro ignoto, che ha anche provocato un rapido aumento dei compensi degli attori, una corsa a fare denaro più rapidamente possibile. Gli abitanti di Hong Kong sentivano il “non senso” del loro futuro, essendo tutto già stato deciso dai politici a migliaia di chilometri di distanza, e per molti versi la commedia moiletau di Chiau esprimeva quel comune senso di impotenza” (catalogo Far East Film Festival 2000)


Chow diviene protagonista della serie che aveva abilmente parodiato, God of Gamblers, recita nel film forse più in anticipo sul suo carattere comico che verrà, Tricky Brains, partecipa in un cammeo memorabile con Michael Hui al corale The Banquet e insieme a Ng Man-tat produce la voce narrante (anzi una vera e propria radiocronaca inspiegabile) dello pseudo film di vampiri saltellanti in trasferta Crazy Safari. Agli inizi degli anni ’90 si infila in una nuova trilogia, la discontinua Fight Back to School, nel violento dittico wuxia Royal Tramp, e intorno a metà degli anni ’90 è ormai l’attore geniale che conosciamo. A film solidi e ormai classici come From Beijing with Love, Flirting Scholar, Sixty Million Dollar Man (geniale ma triste versione personale del The Mask statunitense e dell’estetica di Jim Carrey), Forbidden City Cop (parodia wuxia senza eguali), God of Cookery, Tricky Master alterna un fiume di altri film meno noti o acclamati ma ugualmente eccezionali; uno dei suoi più interessanti, lo straordinario Out of the Dark, ancora di Jeff Lau e il dittico tratto da “Viaggio in Occidente”, A Chinese Odyssey. Verso il 1996 in seguito al successo di Forbidden City Cop, Chiau fonda la propria casa di produzione, la Star Overseas, attraverso la quale realizza il film successivo, The God of Cookery e successivamente King of Comedy (il film che ha scoperto e lanciato Cecilia Cheung). Nello stesso periodo la Star Overseas organizza corsi di recitazione per giovani attori da inserire nel film, “Training Corse for King of Comedy”.
Intorno al ’97 anche il suo cinema entra in crisi, ma dura poco e in un attimo ritorna ad essere, insieme a Jackie Chan, il re dei botteghini tanto che i due, anziché dimostrare rivalità, si scambiano illuminanti cammeo nei rispettivi film campioni di incassi del 1999; Chow interpreta un poliziotto in In Fuga da Hong Kong (scena eliminata nella versione italiana), Chan si produce in una comparsata metafilmica in un finto set di King of Comedy. Giunti al 2000 si crede che Chow abbia ormai raggiunto il suo grado massimo con quello che viene considerato, al momento dell’uscita, il suo capolavoro, King of Comedy. Certo, il boom di Shaolin Soccer lo fa conoscere in tutto il mondo, il film è coinvolgente e magistrale nel linguaggio ma non contiene la poesia e intensità emotiva del film precedente. Arriverà Kung Fu Hustle, ben quattro anni dopo, dopo continui rimandi e recuperi di girato (tanto da far gridare al flop annunciato i più maligni) a sistemare la storia e a chiudere in parte il cerchio. Apparentemente con Kung Fu Hustle si chiude una parte della carriera dell’autore, come se tutto quello fatto fino a quel momento avesse trovato preciso compimento nel film in questione, come se i venti anni precedenti fossero le prove generali e l’allenamento marziale per il vero capolavoro.

Praticamente infiniti infatti sono i rimandi, gli elementi, le battute, le inquadrature, le componenti della scena già visti in tanti film dell’attore e che ritroviamo limati, perfezionati e riproposti nel film del 2005; brani musicali, perle verbali, postura fisica e vere e proprie inquadrature. Pensiamo ad esempio alla sequenza di Kung Fu Hustle in cui Chow abbraccia in posa plastica la ragazza muta di fronte ad un poster cinematografico. L’inquadratura in questione non è altro che la fusione e il perfezionamento di altre sequenze già viste nella carriera del regista (vedi foto) dalla posa stilizzata già presente in Legend of the Dragon, all’abbraccio davanti alla pubblicità di Chanel con assonanza di posizioni plastiche in Curry and Pepper.
Dopo Kung Fu Hustle Chow si fa ancora più da parte come attore e dirige un delizioso film per ragazzi CJ7, al quale si affianca un film animato basato sulla stessa storia e una regia occulta (?), Jump.
Dopo alcuni anni di silenzio e tanti progetti annunciati e dopo aver prodotto il fallimentare Dragonball: Evolution dalle cui sorti Chow si distanzierà fermamente a causa di tensioni con la Fox, si prende una rivincita con un nuovo adattamento del classico Viaggio in Occidente; il film è ottimo, imprevisto e ottiene incassi monumentali.

 

Immagini:

 

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