13 Beloved

Voto dell'autore: 4/5
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13 BelovedUn misterioso gioco a premi telefonico che irrompe all’improvviso, un totale di tredici prove facoltative da superare, una possibile via di fuga che si trasforma in una giornata da incubo per un giovane colletto bianco vessato dal lavoro e oppresso da sostanziosi problemi economici. L’allettante e milionaria ricompensa in denaro come premio finale diventa una rinuncia troppo ostica da scansare con nonchalance…

Che la semplice idea che sta alla base del film non sia una novità riveste un’importanza marginale, tanto è vero che partendo da un assunto simile David Fincher aveva già girato nel 1997 The Game.
Ciò che però discosta maggiormente questo lungometraggio thailandese dalle pompose produzioni hollywoodiane (già annunciato il riciclaggio a stelle e strisce arraffato dagli inossidabili Weinstein) è la fierezza con cui cavalca a spron battuto la strada del disgusto, riuscendo a più riprese a indurre un genuino senso di disagio, narcotizzato temporaneamente dietro somministrazione di dosate sterzate nel grottesco, asfissianti inseguimenti intrisi di sudore e rozzi scontri fisici coreografati con discreto successo. Un iter disseminato di prove folli, comiche e degenerate tutt’altro che convenzionale, in cui a farla da padrone per lunghi minuti è naturalmente l’azione. Come in un creativo videogame, ogni nuovo livello da superare costringe l’occhialuto Phuchit a ripensare nuove strategie, facendo guadagnare al film quel quid indispensabile a non annoiare mai. Una pellicola dal ritmo sostenuto quindi, in cui la sfibrante coazione a perseguire lo scopo ultimo e la contemporanea indifferenza del protagonista nel sacrificare per esso ogni regola morale diventa il suo nodo cardine. A tal proposito è d’obbligo rimarcare la recitazione dell’attore principale, Krissada Sukosol, che, lungi da esasperazioni teatrali o leziosismi di sorta, plasma un personaggio quadrato, tenace e sempre più in balia del suo annebbiato e confuso raziocinio. Relegate in un ripostiglio le trovate slapstick tipiche di numerose produzioni thailandesi, il regista, qui anche montatore e sceneggiatore, imbastisce un gigantesco e tentacolare reality show dalla radicale carica eversiva che si snoda per le strade e i palazzi di una qualsiasi città invasa da telecamere a circuito chiuso, che in questo caso accendono il loro adiabatico occhio elettronico in favore dei naviganti della grande rete internet, provetti nonché deviati Deus Ex Machina. Sebbene qualche forzata licenza narrativa di troppo che intacca la verosimiglianza di alcuni passaggi, 13-Beloved dimostra appieno la bontà di un cinema popolare che punta sì all’eccesso, ma ha dalla sua la capacità di intrattenere, divertire, stupire senza dover ricorrere puntualmente alla computer grafica.

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