3 A.M. 3D

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 2 voti]

3AM_Thai_filmL’horror è stato uno dei generi più generosi del cinema thailandese e ad oggi uno dei pochi in cui riesce a offrire ancora qualcosa di fresco. E l’horror ad episodi è stato spesso prodotto, con alterno successo di pubblico e di resa qualitativa (basti pensare alla saga di 4bia, per citarne una). Gli ultimi segnali nel cinema horror ad episodi non erano dei migliori (v. 9-9-81), meglio nel campo del lungo unitario (Long Weekend o Countdown). Questo 3AM si pone a metà; tre storie che raggiungono il climax nell’ora del titolo, l’ora in cui, secondo il mito, i fantasmi sono più feroci (viene declamato da alcuni personaggi del film).

Si comincia con The Wig (che subito ci richiama alla mente l’omonimo film coreano), l’episodio più debole e prevedibile, diretto dal regista del già discutibile Colic; in un negozio in cui si vendono parrucche realizzate con capelli veri, giunge l’ovvia ciocca ricavata da un cadavere rancoroso con tutti i fattori prevedibili del caso. Buona location suggestiva, sulla carta ottimo ordigno di tensione ma non arriva mai a nessun traguardo emotivo.

Il secondo episodio, Corpse Bride, del regista di First Kiss è il migliore ed è quello che fa la differenza tra le versioni cut e uncut che circolano del film. Un ragazzo che deve organizzare la veglia funebre di una giovane coppia morta per un “tragico incidente” poco prima del matrimonio si trova coinvolto in uno strano ménage à trois post mortem con supporto necrofilo. Non è tanto il tema estremo messo in scena con coraggio ma l’eleganza formale e un innegabile stile a regalare un oggetto ben oltre la sufficienza.

Chiude il mediocre regista di 407 Dark Flight 3D e membro del collettivo Ronin Team (quelli di Art of the Devil 2 e 3) con O.T. esperimento giocoso e scemo ma interessante. In un ufficio marketing i creativi fanno gli straordinari di notte e si prodigano in macabri scherzi per terrorizzare i colleghi. Il tutto provoca una catena di scherzi e reazioni con riflessi di gioco e realtà in una sorta di scatole cinesi continuo e ciclico, tra l’insopportabile e il paranoico, una sorta di Inception dello scherzo macabro multilivello. Il tutto si risolve in una sciocchezza ma va apprezzato lo sforzo di scrittura.

L’unica nota che emerge dal film e che balza all’occhio dello spettatore è che tutti gli episodi anziché essere come un tempo (in Asia) melodrammi mascherati da film di paura sono tutti riflessioni sulla crisi economica e sul mondo del lavoro, ennesimo riflesso polemico della società come è d’uopo nel genere. Nel primo episodio infatti una sorella rinfaccia all’altra di lavorare giorno e notte per mantenerla, nel secondo il protagonista declama che quel lavoro seppur macabro gli garantisce maggiori guadagni del precedente, e nel terzo turni di notte e straordinari rimbalzano tra la messa in scena e i dialoghi dei personaggi.
Il tutto alla fine si muove sulla sufficienza grazie al secondo episodio, altrimenti si rivela un medio prodotto per completisti.

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