6ixtynin9

Voto dell'autore: 4/5

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6ixtynin9Ideale precursore dell’attuale movimento crime-noir-gangsteristico thailandese con elementi da commedia grottesca, 6ixtynin9 è l’opera seconda di Pen-ek Ratanaruang (Fun Bar Karaoke, 1997), considerato in patria come uno dei più importanti registi dell’attuale panorama cinematografico locale: un film importante, esportato in diversi paesi del mondo e che ha gettato le basi per la crescita di un mercato fino a quel momento non ancora fiorente come oggi. Non è difficile capire i motivi del successo dell’opera: Pen-ek, autore consapevolmente intelligente e cinematograficamente preparato, gioca con l’esagerazione degli stereotipi dei generi e trasporta sullo schermo un folle universo popolato da personaggi sopra le righe, dove tutto ciò che succede sembra avere ripercussioni sempre, comunque ed inevitabilmente negative su ciò che avverrà in seguito in una serie di coincidenze tanto fortuite quanto inverosimili che proseguono per tutta la durata del film in una spirale continua e senza sosta. Eppure non si dimentica di rimanere con i piedi per terra, offrendo un lucido spaccato della quotidianità del suo paese sfruttando l’ambientazione di una Thailandia in piena crisi economica e illuminandone il lato più povero e operaio: ne risulta un film che può sapere di già visto – per via, appunto, dell’utilizzo dei meccanismi dei generi – ma che riesce ad incuriosire grazie all’esagerazione degli eventi nei quali vengono catapultati la protagonista ed i suoi malcapitati vicini, persone comuni alle prese con situazioni tutt’altro che alla loro portata.

Tutto ha inizio una mattina come tante altre in uno dei periodi più neri dell’economia asiatica moderna. E’ il 1999 e tutto nel mercato sembra andare storto. Tum, impiegata presso una società finanziaria, viene licenziata dopo un sorteggio insieme ad altre due colleghe. Il mattino successivo trova una scatola piena di soldi appoggiata sullo zerbino davanti alla porta del suo appartamento: qualcuno li ha lasciati lì, credendo di trovarsi di fronte all’interno numero nove. In realtà l’appartamento di Tum è il numero sei, ma una vite allentata sulla targhetta posta sulla porta lo fa sempre scivolare a testa in giù, trasformandolo quindi in un nove. La protagonista, stupita, non ha nemmeno il tempo di decidere se tenersi il bottino o meno perchè subito due individui fanno irruzione in casa sua, pronti ad impossessarsi del misterioso bottino: Tum reagisce e li uccide, quasi inconsapevolmente, ritrovandosi così costretta ad occultarne i cadaveri mentre allo stesso momento altri scagnozzi vengono inviati per scoprire che fine ha fatto il denaro…

Se l’accattivante soggetto coinvolge fin dai primi minuti, è soprattutto dal punto di vista tecnico che Pen-ek riesce a portare il cinema del suo paese su nuove ed inedite dimensioni: la cura formale – l’uso delle musiche, il gusto per la messa in scena – lascia intendere una capacità registica non comune, frutto di anni di studi e di passione cinematografica (il regista è un grande appassionato di autori come Bergman e Fellini, e indica come sua maggiore influenza contemporanea il cinema di Jim Jarmusch) e l’ottima sceneggiatura – scritta dal suo stesso pugno – mantengono il ritmo del film sempre elevato fino all’ultimissimo, simbolico movimento di macchina; l’ottima gestione dei tempi e degli spazi – tutto è ambientato durante un’unica giornata che sembra non avere fine – e l’interpretazione ineccepibile della brava Lalita Panyopas (attrice di soap-opera in patria, qui perfettamente in parte) completano un quadro di tutto rispetto. Ed anche l’umorismo grottesco, ormai diventato bandiera di certo cinema thai, non risulta mai fastidioso e viene sempre controbilanciato da un’atmosfera noir che spesso sfocia in inaspettate esplosioni di violenza. 6ixtynin9, dunque, è facilmente indicabile come uno dei migliori punti di partenza per chiunque volesse avvicinarsi a questo cinema, un’opera completa e d’importanza seminale.