A Chinese Odyssey Part One – Pandora’s Box

Voto dell'autore: 4/5
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ChineseOdysseyPartOnePandorasBoxL’assalto di Jeff Lau come regista e Stephen Chow come attore al romanzo di Viaggio in Occidente/Lo Scimmiotto è aggressivo, irriverente e rivoluzionario.
Fin dall’introduzione al film, si distaccano dalla fedeltà mimetica alle pagine dell’origine letteraria proprie dei passati adattamenti degli Shaw Brothers Studios e ne rimasticano la mitologia, adottandone i personaggi ma destrutturandone completamente l’epica. Lo Scimmiotto si rivela come l’irritante e indisponente personaggio originario, il monaco è esasperante e la bodhisattva Guan Yin cruenta e glaciale.
A Chinese Odyssey è un dittico girato e distribuito nello stesso anno, una delle opere più acclamate di Jeff Lau, nome fondamentale del cinema di Hong Kong, probabilmente mai adeguatamente valutato per i propri innegabili meriti artistici. Non un capolavoro, sia chiaro, ma opera profondamente strutturata e stratificata, sicuramente rivoluzionaria, e il film più tipicamente “cinese” del re della commedia cantonese. Seppur di profondo intrattenimento, infatti, è ardito riuscire a seguirne il profluvio di invenzioni, gag e trovate vulcaniche per uno spettatore che non conosca già la fonte letteraria e non abbia un briciolo di nozioni del cinema comico di Chow.
Non sono infatti le comunque ottime coreografe marziali di Ching Siu-tung a fare il film ma probabilmente più il furore deflagrante della comicità di Stephen Chow in piena zona dei suoi picchi storici.

Lo Scimmiotto si ribella alla propria missione di accompagnare il monaco in India per il recupero dei testi sacri, la  bodhisattva Guan Yin decide di punirlo ma il monaco sacrifica la sua vita per dare una speranza di redenzione alla creatura. Si reincarna così 500 anni dopo in Joker (Stephen Chow) un capo di un gruppo di briganti, la “axe gang” (come in Kung Fu Hustle) in un villaggio in cui giungono due demonesse (di cui una ragno, come da libro) ognuna con uno scopo differente. L’intervento ulteriore del Bull Demon King (con comparsa di Princess Iron Fan e Porcellino) sarà ennesimo tassello di un vorticoso frullato di sangue, violenza, ironia e comicità senza compromessi, frammenti di estrema eleganza è vette del moleitau tipico del comico.

La regia di Lau è meno interventista del solito forse e si attiene alla narrazione, ma il film contiene tutte le marche semantiche visive tipiche del cinema di Hong Kong di quel ventennio in più bagnate da un’evidente impronta autoriale. Grande prova di tutti gli attori (incluso cameo del regista) da Stephen Chow come al solito in forma e tanti suoi fedelissimi come Ng Man-tat (Shaolin Soccer), Law Kar-Ying (From Beijing with Love), Karen Mok Man-Wai (King of Comedy).
Sul finale Jocker prende coscienza della propria identità e il film si chiude con immagini del successivo capitolo/chiusura, A Chinese Odyssey Part Two – Cinderella.

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