A College Woman’s Confession

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

missPrimo successo al botteghino di Shin. L’immaturità del regista è ancora presente, a livello di scrittura, in questo dramma della povertà in cui la protagonista si improvvisa a malincuore la figlia illegittima ritrovata di un ricco industriale per poter continuare i propri studi.
Tuttavia i personaggi meritano un attento approfondimento. È possibile riconoscere chiaramente i tratti distintivi che separano i due sessi: tutti gli uomini sono a senso unico, univocamente integri, generosi, puri di cuore come l’innamoratissimo fidanzato e il pacioso padre (un grande Kim Seung-ho, attore-feticcio del regista) o univocamente malvagi e opportunisti come il marito fuggiasco. Al contrario, le donne celano nel loro intimo un ribollire di sfumature, dubbi, lati oscuri, moti d’animo che gli uomini nemmeno si sognano. Di nascosto dagli altri soffrono, tramano, amano. La protagonista è lacerata dal dubbio se confessare la truffa ai danni di un uomo che non la merita o prolungarla per terminare l’università; la madre adottiva accetta in casa la figliastra, poi scopre l’inganno ma finge l’ignoranza per il bene di tutti; l’amica architetta l’idea della truffa ma non vuole prendersene le responsabilità.
Le musiche sono centellinate, i movimenti di macchina ordinati, la narrazione lineare, misurata e accorata, procede con un certo affanno, senza sorprese e con qualche ingenuità, ma il messaggio arriva forte e chiaro, ed è tutto a favore della difficoltosa condizione delle donne coreane nel dopoguerra – a maggior ragione se con pochi mezzi e oneste – prese tra due fuochi: quello trainante e imperterrito della modernità e quello repressivo e castrante della tradizione.

CONDIVIDI: