A Day Without Policeman

Voto dell'autore: 3/5
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Ben quattro sceneggiatori per questo delirio spesso idolatrato dai fans più oscuri di certo cinema di Hong Kong; nudi integrali, ripetute sequenze di sesso, stupri, pugnalate nella vagina, matite conficcate nella giugulare, corpi trapassati dai proiettili, castrazioni, bambine fatte a pezzi. Sono gli ingredienti base di questo CATIII diretto dal solitamente sceneggiatore Johnny Lee Gwing-Gaai, e –stando all’Hong Kong Movie Database- rimasto in sala un solo giorno, ovvero a capodanno del 1993.
Reperibile in versioni più o meno vistosamente tagliate, è un’accozzaglia caotica di cose, inspiegabile nello sviluppo narrativo, colmo di vorticose discontinuità spaziali nelle sequenze d’azione (di Lam Moon-Wa, lunga carriera ma mestierante di dubbia efficacia), devastato dal montaggio che sposta e mescola i blocchi narrativi creando confusione più che meraviglia, producendo irritazione a causa della passività del protagonista (un Simon Yam che tenta in ogni modo di salvare la baracca).

Un poliziotto (Simon Yam) ha subito un trauma in missione ed ora ha un puro terrore solo verso le persone armate di mitragliatore AK-47. E’ inoltre impotente e si ingozza di birra e chilum. A causa di dinamiche poco chiare si trova a fronteggiare una gang di malviventi assassini e stupratori il cui boss è –guarda caso- armato proprio del tipico “Avtomat Kalašnikova obrazca 1947 goda” e che hanno preso possesso di un isolotto (l’ambientazione non è urbana).

Non si capisce bene dove il film voglia andare a finire e l’interesse emerge solo dalle violentissime sequenze balistiche e nella continua attesa dell’ennesimo accesso di violenza prodotto dai cattivi di turno sotto gli occhi di un passivo Yam. Sarà forse per questi motivi che il film è così apprezzato da certo pubblico visto che il resto, cinematograficamente parlando, si attesta su livelli medio/bassi anche per il genere.

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