A Fighter’s Blues

Voto dell'autore: 3/5
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FightersBluesCome Daniel Lee sia giunto a dirigere un baraccone come Dragon Squad è un interrogativo più che legittimo e la sua carriera si mostra come una parabola discendente partendo oltretutto da picchi decisamente elevati. Dallo straordinario esordio del 1994, What Price Survival, passando per il fondamentale Black Mask, prima della deriva definitiva troviamo questo film che è perfettamente al centro del suo percorso cinematografico. La sua poetica è già incrinata, colma di retorica e al servizio totale di un Andy Lau al suo centesimo (!) film come attore e che produce anche la pellicola attraverso la sua Team Work Production House. Al contempo il talento –innegabile- del regista emerge di tanto in tanto e nei momenti più intimi, allontanandosi dalle sequenze più agitate che si rivelano di pura routine e attaccandosi ai drammi dei personaggi lavorando magistralmente nei dialoghi e nei raccordi di sguardo. Ed è tutto qua il paradosso, i momenti più riusciti sono proprio quelli gonfi di retorica e farciti di un sentimentalismo superficiale, mentre tutti i climax relativi alla sfida e agli scontri di box thailandese sono pedissequamente allineati al manualetto delle sequenze base. Preso in sé il film funziona anche, gli attori sono tutti in ruolo e Andy Lau è probabilmente ad uno dei suoi massimi livelli (del periodo), ma probabilmente dal regista ci si aspettava qualcosa di più.

Mong Fu (Andy Lau) è un atleta di box thailandese, conosce Pim (Intira Jaroenpura), una fotografa e si innamora di lei. Un montaggio a blocchi scomposti ci cela il motivo per cui Mong Fu finisce in prigione per tredici anni; una volta uscito torna in thailandia a cercare la ragazza ma scopre che è morta durante un lavoro in una zona di guerra e che ha lasciato sua figlia in un orfanotrofio gestito da una ragazza giapponese, Mioko (Tokiwa Tokako). Dopo i classici fraintendimenti morali, quando un assetto familiare sembra profilarsi all’orizzonte i fantasmi del passato riemergono prepotenti.

La sfida sportiva come parabola della vita, di certo una tematica non inedita, ma affrontata con rinnovata partecipazione e un coinvolgimento tale da portare più di una volta alla commozione. Peccato non basti a farne un film del tutto riuscito. Grande sfilata di star da tutta l’Asia anche per esigenze di co-produzione tra cui la giapponese Tokako Tokiwa (era anche nel precedente film di Daniel Lee, Moonlight Express), e uno stuolo di personalità thailandesi visto che il film è girato quasi interamente in questo paese: Jaroenpura, brava e bellissima, già vista nel fondamentale Nang Nak, Thanatthanapong, nei panni della piccola figlia di Mong Fu e Nimponth Chaisirikul, futuro poliziotto-panda di Bangkok Loco.
Stupiscono anche gli altri nomi inclusi nel cast da Derek Yee (regista di One Nite in Mongkok) alla produzione, a Chi Sing (Days of Being Dumb) alla scrittura. Il film aveva nomination per il migliore attore (Andy Lau), fotografia e montaggio nell’edizione 2001 degli “Hong Kong Film Awards” e Andy Lau vinse un premio per la sua performance ai “Golden Bauhinia Awards 2001”.

 

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