A Flower in Hell

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A_Flower_in_HellShin torna su un tema già affrontato nel suo debutto, la vita torbida e dolorosa delle prostitute per soldati occidentali, metafora attraverso la quale egli cerca di scattare una fotografia del dopoguerra del paese, prostrato dalla povertà e proteso verso il barlume di speranza rappresentato dall’esercito statunitense. La Choi interpreta (non senza aver provocato uno shock nel pubblico del tempo) una prostituta che, meticolosa calcolatrice o impulsiva innamorata che sia, diventa con disinvoltura l’amante del fratello del proprio uomo. Un personaggio inestricabilmente ambiguo non tanto per il repentino dirottamento sentimentale, quanto per i risvolti morali implicati; senza la possibilità di discernere se si tratti di una persona disperata e passionale o di una perfida ammaliatrice. Anche gli altri personaggi sono, in qualche modo, ambivalenti, fondamentalmente corrotti dalla città, vivono sulle spalle degli altri e mancano nel modo più assoluto della purezza e dell’innocenza che possiede invece il protagonista, appena migrato dalla campagna. Inevitabilmente anche lui stesso finirà risucchiato nelle fauci metropolitane, invischiato in una spirale di meschinità e intrighi.
Come in molta parte della sua produzione, il regista anticipa mezzo secolo di cinema coreano – machismo e netta divisione dei ruoli sessuali, melodramma dei derelitti (vedi Kim Ki-deok) – col suo stile realistico, senza grandi guizzi artistici, ma asciutto e puntuale, accostabile al neorealismo italiano nel background socio-culturale.
Da rilevare è l’emozionante e drammaticissima scena finale in cui gli amanti protagonisti lottano nel fango, scena che verrà ripresa in futuro da altri registi (ad esempio da Jeong Jin-woo in A White Feathered Gull).
La nazione vive un periodo di grande confusione e difficoltà, è fresca la ferita profondissima della divisione delle due Coree, la presenza militare americana si fa invadente, tocca tutti gli aspetti della quotidianità, eppure non di rado viene vista come una scorciatoia verso il benessere, una via di fuga dalla povertà più nera. È quindi inevitabile che tutto ciò si rifletta nel film mediante dubbi, slanci, lacerazioni, tradimenti (non a caso tra fratelli); nella cornice di una Seul che da una parte si barcamena con lavori poco puliti e dall’altra si proietta ambiziosamente verso un futuro migliore.

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