A Mother and a Guest

Voto dell'autore: 3/5
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My_Mother_and_Her_GuestLa sigla iniziale, scritta col gesso sul muro, e l’introduzione a disegni in cui una bimba presenta la sua famiglia, parlano chiaro: è lei la protagonista assoluta con la quale il pubblico si dovrà identificare. Abita in una casa “di vedove” con la mamma, la nonna e la domestica e la vita di tutte sarà animata, quando non sconvolta, dall’arrivo di un affascinante ospite.
Graziato da personaggi sfaccettati, problematici, veri, la strada che imbocca il film è quella del dramma familiare, sommesso e minimale, una pista che Shin ha aperto a cinquant’anni di produzioni successive. È soprattutto il gioco dei silenzi a farla da padrone, il non-detto prevarica la parola, le scene in cui il dialogo è assente si caricano di molteplici sfumature emozionali. Esplicativo di tutto un modo di sentire è un appassionante dialogo fra innamorati per interposta persona, intriso inestricabilmente di pathos e leggerezza, dramma e comicità. Il finale poi, brutalmente intenso, all’opposto delle aspettative del pubblico, lascia intenzionalmente parecchie questioni aperte e raggiunge una altissima vetta di liricità con un sentimento di dolce-amara malinconia.
Oltre alle problematiche legate all’infanzia, A Mother and a Guest scandaglia a fondo quelle del secondo matrimonio di una vedova, eventualità considerata in passato disdicevole, ma che nel ’59 iniziava ad essere praticata e accettata. La donna rimasta sola conquistava la consapevolezza di potersi rifare una vita e, non senza implicazioni sociali, qui la domestica è la prima a capirlo.
In linea con le felici produzioni della Shin Film, anche A Mother può vantare una efficace messa in scena e una lista di ottimi attori, per lo più i soliti volti ricorrenti nei film del regista. Unico neo la recitazione della bimba, palesemente forzata e fasulla, e non degna degli standard odierni raggiunti dai baby-attori coreani, i quali spesso sono più professionali dei colleghi adulti. La Choi, apparendo nel giro di due anni in tre film del marito – A Romantic Papa, Seon Chun-hyang e questo – con tre personaggi così distanti eppure così complementari nell’immaginario collettivo tradizionalista di stampo confuciano, finì col diventare un’icona del tempo: una brava figlia, una brava moglie e una brava madre. Se poi a questi ruoli aggiungiamo quello della studentessa povera di A College Woman’s Confess e della femme fatale di A Flower in Hell, il quadro della donna ideale sotto ogni aspetto si dipinge con tutte la sue sfumature.

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