A Simple Life

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A Simple Life è basato sulla storia vera di una donna che ha passato 60 anni della sua vita come Amah al servizio dei Lee, prendendosi cura di generazioni diverse della famiglia. Ora, ormai in tarda età, Tao (questo il nome della protagonista, interpretata da Deanie Ip) ancora accudisce l’ultimo membro della famiglia rimasto ad Hong Kong: Roger (Andy Lau), produttore cinematografico tutto casa e lavoro, che conduce una vita tutto sommato molto tranquilla nonostante lavori nel mondo del cinema, un po’ per indole e un po’ perché ha già avuto un infarto.
L’armonia e il tran tran di questo rapporto madre-figlio surrogato e che non concede nulla al glamour vengono sconvolti quando Tao ha un ictus; la donna viene ricoverata in ospedale e le parti si invertono, con Roger che questa volta, probabilmente la prima nella sua vita, dovrà essere colui che bada a Tao.
A Simple Life è, appunto, una storia semplice e quotidiana racconttata in maniera delicata e struggente per partecipazione e realismo da Ann Hui, regista che della sensibilità al personaggio e del ritratto mai banale della normalità ha fatto una specie di cifra stilistica, soprattutto negli ultimi anni della sua carriera, quando la parte pseudo-documentaristica della sua ispirazione ha preso sempre più spazio nella sua opera, soprattutto in film come il dittico su Tin Shui Wai, The Way We Are e Night and Fog.
Stavolta Ann Hui guarda alla gente di Hong Kong e alla sua vita attraverso il filtro della terza età, quando le persone si trovano davanti all’ultimo tratto della loro vita, e alla questione di cosa farne. La sfida di Tao è di quelle che capitano a tutti: dopo un’esistenza da badante, finire per diventare colei cui invece bisogna badare, mettere da parte l’orgoglio per le necessità cui non si riesce più a far fronte autonomamente, ricominciare a dipendere dalle persone che ci circondano come quando eravamo bambini; in un certo senso, negare il cardine della vita consumista/materialista che ci tocca di vivere nel mondo contemporaneo, e cioè l’indipendenza personale, o almeno fare i conti con questa contraddizione/negazione. Così, Tao finisce in una casa di riposo e come molte persone anziane cede un po’ dell’orgoglio iniziale prima di cominciare ad apprezzare in modo rinnovato il gusto di vivere in una comunità, una comunità di persone con limiti e menomazioni, certo, ma anche con tanta umanità da condividere, come il vecchio Zio Kin (un superbo Paul Chun) che fa il giovane e il galante ma a scrocco, o come Zia Kam, amichevole e tenera vecchietta tirata per la giacchetta da un paio di figli litigiosi, o come il “Capitano” elegante e compito nella sua vestaglia sempre in ordine e tutto impegnato a mantenere una dignità che è così facile perdere nel degrado di una casa di riposo.
Personaggi vivi, vibranti, che per quanto poco stiano in scena lasciano il segno, come è nella manica di una regista come la Hui che ha sempre posto enorme attenzione a chi fa vivere le sue storie. E tra questi personaggi, a reggere il film sono due stupendi protagonisti come Deanie Ip, che dopo una carriera quarantennale nel cinema di genere di Hong Kong porta a casa dalla sua prima frequentazione della Mostra del Cinema di Venezia un premio come migliore attrice, e scusate se è poco, e come Andy Lau, mattatore e animale da spettacolo che invece qui si fa minimo e quasi perfetto nel vestire i panni un po’ dimessi di uno scapolo che preferisce le pantofole al rumore dei tacchi attutito dal tappeto rosso delle prime cinematografiche. Due attori che hanno interpretato più e più volte in passato la parte di madre e figlio, che in un certo senso coronano una carriera insieme grazie ad A Simple Life, e la coronano con successo.
La regia di Ann Hui è sicura e senza fronzoli, affinata dalla grande fotografia in digitale firmata da Yu Lik Wai, e non cerca di strafare o amplificare una storia piccola ma non perciò meno importante, riuscendo a fare di A Simple Life un film di quotidiano e voci basse, per questo facile da sottovalutare, ma che invece ha un cuore grande e si merita tutto il bene che se ne dice e legge da quando è stato mostrato al Lido di Venezia.

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