A Sister’s Garden

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Sister's_GardenDue sorelle e un fratellino abituati a condurre una vita agiata rimangono orfani e sono costretti ad affrontare delle responsabilità inaspettate, tra irrequiete aspirazioni e scontri con la realtà, scendendo a patti con la loro nuova povertà. Una di loro ha il pensiero fisso ed egoista di migliorare la propria situazione, l’altra dimostra uno spiccato spirito di dedizione sacrificandosi per il benessere dei familiari. Queste due diverse tipologie di reazione a una grossa crisi sono il motore che permette a Shin di toccare alcuni dei temi-chiave del suo cinema di questo periodo, ovvero la corruzione della città, il falso miraggio del benessere occidentale e l’amore che ha la meglio su ogni avversità. Il primo è particolarmente lampante nel personaggio della Choi, che, incaricata di dirigere un ristorante, si scontra con un mondo a lei estraneo e, importunata e bistrattata, non permette che la propria integrità venga intaccata. Il secondo tema ha il volto della sorella minore, abbagliata dalla modernità e cieca di fronte ai bisogni reali dei fratelli, mentre il terzo tema esplode in un finale che prevede una risoluzione positiva per tutte le (sotto)trame. Interessante il ruolo ambiguo di Kim Seung-ho, un ricco benefattore che vuole unicamente il bene della sorella maggiore, della quale è candidamente innamorato, salvo poi offrirle un lavoro considerato poco decoroso.
Notevole nel film è la componente visiva, frutto di una cura particolare sulla quale Shin aveva deciso di investire e che più avanti lo porterà ai fasti degli anni ’60.

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