A Watcher In The Attic

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A Watcher in the AtticIspirato ad un racconto di Edogawa Ranpo, più volte portato sullo schermo, questo film permette al regista di esprimere una delle sue più grandi doti: la creazione di atmosfere rarefatte e raffinate.

L’abitante di una pensione, amante del travestitismo, accede al controsoffitto dell’edificio ed inizia ad osservare gli altri abitanti della pensione nella loro intimità, assistendo a diverse storie di perversione. In un momento di follia decide di uccidere un coinquilino. Nella pensione, però, alloggia un altro inquilino, appassionato di storie gialle, che lo smaschererà, ma deciderà di non denunciarlo.

In tutte le società l’ipocrisia viene lasciata fuori dalla camera da letto ed è solo attraverso un buco nel soffitto che sarà possibile vedere cosa accade quando la gente si toglie le maschere che il senso comune impone di indossare.

Ottimo pretesto per realizzare una riflessione sullo sguardo, travestendola da pink eiga: il discorso di Jissoji vuole evidenziare la metafisica del voyeur che, ad un certo punto, non si accontenta più di guardare ma vuole interagire con ciò che spia, fino alle estreme conseguenze.

Il ritmo lentissimo, l’accompagnamento musicale eseguito con un violoncello ed una fotografia di rarissima bellezza dimostrano che il pink non è solo un genere commerciale, ma può proporre prodotti tutt’altro che “leggeri”.

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