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ABBOT OF SHAOLIN

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di Ho Meng-hua, Hong Kong, 1979

Titolo mandarino : Shao Lin ying xiong bang
aka :
Slice of Death; Shaolin Abbot; Le Combat Mortel de Shaolin (tit. francese)
Interpreti :David Chiang, Lo Lieh, Cheng Miu, Lily Li Li-li, Chu Siu-keung, Kong Do, Yeung Chi-hing, Goo Goon-chung, Si Wai, Poon Bing-seung
Coreografie :Teng Te-hsiang
Sceneggiatura : Ni Kuang
Fotografia :Yu Chi
Montaggio : Chiang Hsing-lung
Musiche : Eddie H. Wang
Prodotto :Run Run Shaw, Mona Fong
Produzione : Shaw Brothers
Data di uscita : 11/07/1979
86'

Tra il bellissimo Executioners from Shaolin (Liu Chia-liang, 1977) e l’ottimo Clan of the White Lotus (Lo Lieh, 1980) esce questa pellicola, interessante più che altro perché rappresenta la seconda apparizione del perfido monaco Pai Mei (interpretato naturalmente da Lo Lieh).

A parte questo però, purtroppo Abbot of Shaolin è un gongfupian, targato Shaw Brothers, abbastanza mediocre e quello che è peggio, noioso.

Al centro della trama ancora una volta la distruzione del monastero Shaolin per mano del White Lotus Clan. In questo caso però, rispetto agli altri due film, il personaggio centrale non è l’eroe nazionale Hung Wen-tin (che appare verso la fine in un piccolo ruolo), bensì Chi San, l’unico monaco shaolin sopravvissuto al massacro. Chi San tenta di trovare fondi per ricostruire il monastero presso dei negozianti locali e allo stesso tempo di assemblare un gruppo di validi uomini, che lo aiutino nella sua impresa. Naturalmente, come di tradizione nel genere, deve convincere entrambi i gruppi a suon di legnate e ovviamente Pai Mei tenta di tutto per fermarlo.

Diretto con mestiere, ma senza ritmo da Ho Meng Hua (The Fying Guillotine, 1975; The Vengeful Beauty, 1979) il film rimane una delusione. La sceneggiatura del grande Ni Kuang si riduce a singoli episodi con poca coerenza narrativa (p.es. il personaggio di Lily Li che compare solo all’inizio e nella parte finale del film) e anche gli attori non sembrano crederci più di tanto. Quasi li si vede timbrare il cartellino alla fine della giornata.

Per chi si accontenta di un buon cast di caratteristi, delle solite scenografie degli ShawStudios e di discreti, ma nulla più, combattimenti si accomodi. A tutti gli altri la visione di Abbot of Shaolin è sconsigliata. Solo per appassionati che vogliono chiudere una lacuna.

A cura di Paolo Gilli


 



















 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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