
Aiuto Regista: Takeshi Nozue
Sceneggiatura: Kazushige Nojima
Colonna sonora: Nobuo Uematsu
Produttore: Yoshinori Kitase
Co-produttore: Shinji Hashimoto
Final Fantasy non è più una semplice saga ma un complesso (per molti, inestricabile) universo narrativo. Sono passati anni, oramai, dal primo titolo, datato 1987 – anni luce, guardando la risoluzione grafica! Quando la piccola software house Squaresoft, sull’orlo del fallimento, decise di pubblicare il suo primo gioco di ruolo, nessuno si sarebbe immaginato l’incredibile successo e susseguirsi di titoli. Nel 1997 venne alla luce Final Fantasy VII, a detta di molti, il videogioco più riuscito. Tetsuya Nomura, enfant prodige giapponese che aveva già partecipato alla realizzazione del quinto capitolo (nella sua “filmografia videoludica” anche i capitoli VI, VIII, X, X-2 e Parasite Eve I e II, The Bouncer e Kingdom Hearts), curò il character design dei vari protagonisti: a lui, ovviamente, l’onore della prima trasposizione cinematografica.
Si può tranquillamente parlare di prima trasposizione cinematografica, escludendo quel Final Fantasy The Spirits Within (2001) di Sakaguchi e Sakakibara, che tanto aveva fatto parlare ma che poco (o niente) aveva in comune con la saga della Square. Di questo prodotto nippo-americano rimane soprattutto la notevole qualità tecnica: una sorta di pietra di paragone per le produzioni a venire.
Il Final Fantasy VII – Advent Children presentato un po’ a sorpresa – e un po’ in sordina – alla 61a Mostra del Cinema di Venezia non è la versione definitiva ma una specie di lunghissimo, interminabile, trailer. Venticinque minuti di grafica sfavillante e di trama abbozzata. Il buon Tetsuya Nomura ha sottolineato, nelle dichiarazioni di rito, l’aspetto fondamentale di questa produzione e, quindi, di questa anteprima veneziana: “Quando uscì il gioco, l’espressività della Computer Graphic era già un argomento delicato. Oggi, dopo sette anni, qual è il livello che si può raggiungere? Mentre vedete cosa ne è degli eroi del gioco dopo la grande battaglia, spero vi interesserete anche alla sfida tecnologica.”
Le sensazioni che rimangono dopo la visione del “super-trailer” ricalcano le parole di Nomura: è inevitabile, infatti, che l’attenzione degli spettatori sia rivolta soprattutto verso l’aspetto grafico. La storia, così riassunta, risulta praticamente ingiudicabile. Si può dire, a grandi linee, che le tematiche affrontate (e l’approccio) siano in linea con una certa produzione animata giapponese: post-nucleare, ecologia, iper-tecnologia e, ça va sans dire, apocalittiche battaglie.
Lo stile grafico riprende fotorealismo, cura dei dettagli e “freddezza” del predecessore nippo-americano. Rimangono i soliti difetti: per quanto le immagini si avvicinino alla perfetta (e sbalorditiva) riproduzione della realtà, permane quella sgradevole sensazione di patinato, di meccanico e, quindi, di… irreale (unico vero cruccio di questo tipo di animazione). Nulla toglie che, dal punto di vista tecnico, il lavoro di Nomura e soci sia ammirevole. Ci si domanda, solamente, se sia una strada fruttuosa… È interessante, da questo punto di vista, il confronto con il misconosciuto lungometraggio Princess Arete (2001) di Sunao Katabuchi, realizzato interamente con il computer ma dal design (character, scene e mecha) tipicamente miyazakiano – non a caso, Katabuchi aveva fatto parte del cast tecnico di Kiki’s Delivery Service.
Nel folto panorama veneziano, l’anteprima di Final Fantasy VII – Advent Children (accoppiato al lungometraggio di Zanasi e Pellegrini…) non ha avuto un grande risalto, oscurato dalla presenza dei due “giganti” Hauro no ugoku shiro ( Howl’s Moving Castle) di Hayao Miyazaki e Steamboy di Katsuhiro Otomo. E ad essere sinceri, questa presentazione ridotta non ha giovato più di tanto alla causa, riducendo la proiezione ad una specie di spot tecnologico più che cinematografico. L’uscita della versione definitiva chiarirà i nostri dubbi…
A cura di Enrico Azzano
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