All About Lily Chou-Chou

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lilychouchouTra la fine degli anni degli anni Novanta e i primi anni Duemila in Giappone vengono girati diversi film aventi come soggetto le nuove generazioni. Film come Love & Pop, Harmful Insect e Blue Spring sono accomunati da protagonisti adolescenti allo sbando in una società sempre più alienata e da un approccio libero, in alcuni casi quasi sperimentale, alla materia filmica. All About Lily Chou-Chou  si inserisce in questo mini-filone e ne rappresenta forse il prodotto più complesso.
Difficile parlare di All About Lily Chou-Chou:  il film di Shunji Iwai si sviluppa in così tante direzioni sia stilistiche che narrative che c’è sempre il rischio di tralasciare qualche aspetto importante. Per comodità partiamo dalla storia.

Protagonisti sono Yuichi e Hoshino, due studenti al primo anno di superiori. Yuichi è un ragazzo introverso mentre Hoshino è il classico ragazzo popolare e diligente. Entrambi sono fan della pop star Lily Chou-Chou, a cui decine di ragazzini nella rete tributano un culto quasi religioso: ad amministrare una di questi luoghi di culto virtuali è proprio Yuichi, con il nickname di Philia. Dopo una viaggio ad Okinawa qualcosa cambia in Hoshino, dando inizio ad un susseguirsi di eventi che porterà i due a perdere la loro innocenza nel peggior modo possibile. Intorno ai due vi è un brulicare di personaggi minori ognuno con la sua storia, la sua tragedia, che si incrocerà con i cammini dei due ragazzi.

Iwai getta uno sguardo sul mondo segreto della gioventù giapponese, quello che gli adulti non vedono o non vogliono vedere, adulti che nel film sono ritratti come inetti o insensibili. I suoi ragazzi sono così piccoli ma già capaci di atti di sopraffazione e di malvagità inaudita, ma allo stesso tempo sono terrorizzati e intimiditi da una società in cui si è vittime o carnefici o nel peggiore dei casi entrambi. L’unico rifugio è la musica, la musica dell’Etere come la chiama Yuichi, l’unica che può lenire il dolore dell’esistenza: I Beatles, Debussy, Shina Ringo e ovviamente Lily Chou-Chou.  Nei forum  ci si può sfogare con interlocutori senza volto, buttare fuori tutte le emozioni che nel mondo reale bisogna nascondere e contenere.
L’adolescenza per Iwai è il momento in cui il male, la morte e la violenza fanno ingresso nella vita degli esseri umani;  la vita è una faccenda da cui non si esce puliti. Ma All About Lily Chou-Chou  è anche un apologo sull’incomunicabilità, sull’incapacità di capire cosa si muove dentro alle persone che abbiamo vicino. In  Love Letter  il rapporto tra le due amiche di penna (catalizzato anche qui da una terza figura “eterea”, il ragazzo morto) dimostrava quanto due persone lontane nello spazio potessero essere in realtà vicine. In  All About Lily Chou-Chou il rapporto tra i due amici, mediato questa volta dalla rete, è una parabola  su quanto si possa essere vicini a una persona  e non esservi comunque in contatto. Infatti i moti dell’animo, le motivazioni che portano Hoshino da passare da studente modello a capo di una gang, sono solo suggerite, mai completamente spiegate.
L’esigenza di raccontare una generazione così in simbiosi con le nuove tecnologie e con i media ha spinto Iwai ha rivedere il suo linguaggio. Memore dell’esperienza di Hideaki Anno in Love & Pop, Iwai sceglie per la prima volta di girare in digitale, che permette al fido direttore della fotografia Noburo Shinoda di tentare di sperimentare nuove soluzioni. Iwai opta anche per scelte ardite ma coerenti con l’opera, come filmare intere sequenze narrative (il viaggio a Okinawa) come  fossero registrazioni effettuate dai personaggi. Un altro elemento fondamentale della storia, ossia il web, viene portato su schermo come testi bianchi battuti istericamente su sfondo nero, una soluzione minimale ma efficace, considerando soprattutto che le conversazioni sulla chat di Yuichi costituiscono un vero e proprio binario narrativo parallelo alle scene filmate. La struttura narrativa è non lineare e il continuo interpolarsi con le conversazioni sul web crea una flusso narrativo elaborato,  affascinante e coinvolgente ma che richiede più di una visione per essere compreso appieno.
L’altra grande protagonista del film è la musica, quella ascoltata nella solitudine della cameretta, ma anche quella suonata nelle aule di scuola. Si va da Debussy, passando per  il canti tradizionali accompagnati dallo shamisen, fino ad una versione a cappella di Tsubasa  wo kudasai.  E poi, ovviamente c’è  Lily, a cui presta la propria splendida voce Salyu. Ogni momento del film ha una sua sonorità.
All About Lily Chou-Chou è un film audace, complesso, dentro a cui ci si perde, rapiti dalla sua alchimia di musiche e immagini. È un film che fa male, che strazia, tanto che, giunti ai titoli di coda, vorremmo ancora qualche minuto per poter sapere cosa ne sarà dei protagonisti. È, come direbbe Yuichi, un film dall’Etere.

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