All for the Winner

Voto dell'autore: 3/5
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All for the WinnerA volte anche ad Hong Kong le cose non vanno come dovrebbero. Wong Jing (Kung Fu Kung Fu Mahjong.');" onmouseout="tooltip.hide();">Mahjong) negli anni si è aggiudicato la palma di riciclatore sporco filmico; un uomo che o crea miti e mode, magari unendo frammenti di altri film e media di successo o plagiando e rielaborando successi altrui. Stavolta che invece giocava pulito e in casa elaborando la sua tematica base, ossia il gioco d’azzardo, viene preso di mira dal genio raffinato di Jeff Lau (Out of the Dark) e da quel cialtrone sopravvalutato di Corey Yuen (Fong Sai Yuk). Strana cosa, il film oltre ad essere campione di incassi, serve a sua volta a riportare le cose al proprio ordine naturale. All for the Winner, parodia e plagio di God of Gamblers diviene base d’appoggio per i sequel del capostipite (God of Gamblers II e III in cui proprio Stephen Chow prende il posto precedentemente occupato ottimamente da Chow Yun-fat). Resta il fatto che, nonostante questo All for the Winner sia divenuto anche pietra di paragone per molti film a venire, non sia altro che una brutta azione commerciale nemmeno così riuscita. Poco emerge della classe soprattutto registica e della finezza di Jeff Lau, mentre al contempo il regista si lascia coinvolgere in una discesa attoriale nel film. Azioni simili compiute negli anni in maniera sregolata da Wong Jing hanno sicuramente sortito esiti più coinvolgenti e riusciti. Nel frattempo si fortifica il sodalizio già esistente tra due attori, Chow e Ng Man-tat, coppia comica che scardinerà i botteghini nel decennio successivo, mentre il film viene da molti definito come il definitivo raggiungimento per Chow di una propria poetica comica personale e punto di partenza per divenire nel decennio a venire il “king of comedy” di Hong Kong. Sarà, il film è anche  divertente, fondamentale, ma riguardando la carriera dell’attore sicuramente aveva già dato di più precedentemente. Stessa considerazione si può fare per il regista. Ma il melange tra tutti gli elementi produce un risultato discontinuo ma suo malgrado fondamentale. I successivi God of Gamblers, Fat Choi Spirit, fino a Kung Fu Mahjong probabilmente in parte devono qualcosa a questo film. Esilaranti e ben diretti tutti i tornei, numerose le gag irresistibili tra cui un buon quarto d’ora di film in cui Stephen Chow dialoga con l’ascella di Sandra NG, mentre è ormai entrata nell’immaginario comune la sequenza in cui l’attore per imitare l’elegante camminata al ralenti del Chow Yun-fat di God of Gamblers si mette a camminare in maniera rallentata in pubblico, sotto gli occhi tra l’imbarazzato e lo stupito dei ricchi presenti.

 

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