Always – Sunset on Third Street 2

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

Always 2Quando Yamazaki Takashi, già autore di blockbusters quali Juvenile, Returner e soprattutto del primo Always, grandissimo successo lo scorso anno, ha accettato di girarne il seguito aveva di fronte a sé una sfida piuttosto difficile. Fin dall’inizio il film si caratterizza per la vena ironica e parodistica con l’intervento dell’icona Godzilla; all’inizio lo spettatore non capisce bene. Godzilla infuria buttando all’aria la stessa Tokyo Tower, si avventa nella sua furia distruttiva sul quartiere dove abita Suzuki Auto e sulla sua officina dove compaiono i personaggi; il piccolo Ippei, la madre Tomoe e Suzuki. Quest’ultimo si infuria perché il “sauro” gli ha distrutto l’officina.  E’ una burla e subito capiamo che si tratta di una commedia divertente. Infatti entrano immediatamente in scena i due protagonisti di questo seguito, lo scrittore Chagawa Ryunosuke, (che si voglia richiamare anche nel nome il grande Akutagawa Ryunosuke?) spiantato e povero, con Junnosuke il bambino che ha praticamente adottato alla fine del film precedente.

Godzilla è un parto della sua fantasia, ma discutendo con Junnosuke si rende conto che non funziona. L’universo nostalgico e retrò del quartiere della vecchia Tokyo e i suoi personaggi ci sono tutti. Yamazaki ha rivelato di aver accettato di realizzare il sequel soprattutto perché amava questi personaggi. Solo che il manga si fermava e lui ha dovuto inventare altre vicende per le creature di Saigan Ryohei, vicende che si svolgono fino al prevedibile e sospirato lieto fine. La commozione dilaga e la bella canzone finale scritta appositamente dal gruppo Bunp Of Chicken, molto simile a un inno, fa il resto. Chagawa deve combattere con il vero padre di Junnosuke, un industriale molto ricco, che gli rinfaccia di essere una nullità; per questo vuole scrivere un capolavoro che vinca il più prestigioso premio letterario giapponese, il Premio Akutagawa, mantenendo viva la tradizione di nuclei familiari paralleli felici. Non si guadagna mai il premio, ma la consolazione arriva. Intanto la bella barista di cui Chagawa è perdutamente innamorato Hiromi (Koyuki), che è andata a lavorare come ballerina in un locale, ci ripensa e i tre sono finalmente riuniti.

Sì, nulla è cambiato; in sostanza il regista si mantiene fedele, restando sullo stesso medio livello di lacrime/risate del predecessore, non rischiando troppo. Quando si ha a che fare con un tale successo di pubblico nel primo film, si rischia sempre o di non rispondere alle aspettative o di rimanere fedeli all’originale senza nessun guizzo di novità. Yamazaki, che ha un bel budget da difendere non fa né l’una, né l’altra cosa, non annoiando, ma nemmeno brillando.

CONDIVIDI: