An Amorous Woman of Tang Dynasty

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An Amorous Woman of Tang DynastyDopo la prima celere implosione della new wave di Hong Kong, qualcuno è arrivato ad ipotizzarne una seconda, figlia diretta della precedente e composta in gran parte da persone che erano entrate in contatto con i pionieri e di cui adottavano la carica eversiva, la volontà ferrea di sorprendere e sperimentare e di non essere mai concilianti. Eddie Fong è uno di questi, già collaboratore di Patrick Tam (sua la sceneggiatura del capolavoro Nomad) qui alla sua seconda regia sotto l’egida di una spaesata, sfarzosa e declinante Shaw Brothers. Tante sono le affinità con Tam che sembra quasi di vedere un suo inedito film di stampo erotico, inclusa la presenza della perturbante Pat Ha che proprio dal film Nomad era stata lanciata due anni prima. Fong è regista fine, dotato di un grosso gusto compositivo (e non è un caso che la sua compagna sia una regista decisamente esteta come Clara Law) che dirige un film apparentemente erotico farcendolo di riflessioni filosofiche, un gusto antropologico perenne per la cultura giapponese (come in Nomad), dipingendo di nuovo, come faceva il suo “maestro”, l’ennesima figura di “donna nuova”, autonoma e libera. II gusto e l’interesse per la cultura del Sol Levante che pervade tutti i suoi film (e, di nuovo, anche la sceneggiatura di Nomad) qui si adatta più alla metrica e allo stile visivo, nella direzione di un film introspettivo e rarefatto di classico impianto nippofilo. E’ però tutta la parte finale, cupa e terrigna, ad evocare le libertà stilistiche prossime a quelle di un film in costume com’era il The Sword di Tam.

Xuan Ji (Pat(ricia) Ha Man Jing), interpreta una ragazza, seguita da una servetta, che abbandona un mercante di tè (Ku Feng) di cui era concubina per darsi al monachesimo taoista in un tempio. Ma non riuscirà facilmente ad abbandonare le torride pulsioni sessuali che perennemente la pervadono, e prima si lascerà andare a dei rapporti lesbo con la stessa servetta salvo poi abbandonarsi più volte nelle braccia di un valoroso guerriero (Alex Man). Il messaggio sulla liberazione sessuale si muove deciso sospendendo però il film in un ritmo etereo, statico e ripetitivo come molto cinema simile giapponese. In soccorso giunge però lo straordinario finale che lascia letteralmente senza fiato.

An Amorous Woman of Tang Dynasty è l’occasione per seguire l’ennesima performance di un’ottima attrice, Ha Man Jing (My Name ain’t Suzie), perennemente senza veli, mentre il film fu inoltre vincitore del premio come miglior Art Director alla ventunesima edizione degli Golden Horse Awards. An Amorous Woman si rivela come uno dei più interessanti film erotici del periodo benché questo termine gli resti decisamente stretto e possa portare a fuorviare l’opera stessa.

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