An Encyclopedia of Unconventional Women

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An Encyclopedia of Unconventional WomenI film corali nipponici sono spesso un ottima palestra per gli autori. L’ennesima dimostrazione è data da questa Hijoshi Zukan che consta di sei episodi, più una sequenza di raccordo che apre e chiude il film, diretti da altrettanti registi. Le storie sono tutte dedicate alle Hijoshi (非女子) parola intraducibile che il titolo anglofono rende abbastanza bene con donne non convenzionali, ma che meriterebbe qualche puntualizzazione. Il primo dei tre ideogrammi serve infatti a negare i concetti, quindi se i restanti due indicano una donna, l’Hijoshi è in sé la sua totale negazione: una sorta di personificazione della mancanza di femminilità.

Deliziosa quindi la scelta di far partire la storia da una mamma (occidentale) che spiega alla figlia come nascono i bambini. Questo iniziale segmento, diretto da Shimizu Takashi (Ju-On) che veste anche i panni del produttore, è folgorante e serve ad introdurre la storia, ma non si limita a quello. Infatti il primo esempio di Hijoshi è proprio la biblica Eva che decide di nutrirsi di un frutto dagli evidenti attributi sessuali maschili. Assume un aspetto decisamente ilare il fatto che la prima donna della storia faccia parte del gruppo ed è quindi programmatico per lo sviluppo del film che una donna non debba essere obbediente, ma oltraggiosa per essere interessante. E a loro modo i sette registi cercheranno la scoperta della femminilità attraverso la negazione del suo luogo comune.

Parallelamente ai sette registi vi sono anche sette diverse attrici protagoniste per ogni episodio. Dopo il biblico prologo, si aprono le danze con la storia di Tamae (Adachi Rika) diretta dal buon Toyoshima Keisuke, abituato alla breve distanza in quanto regista per alcune serie televisive (The Ancient Dogoo Girl) così come di altri frammenti di film ad episodi (Unholy Women, Ten Nights of Dream), e che anche questa volta centra il punto con un divertente episodio sul primo amore. Yamaguchi Yudai, che dirige il secondo episodio, ha in comune con Toyoshima e Shimizu proprio Ten Night of Dreams e anche in questo omnibus dirige l’episodio più folle ed imprevedibile sebbene raggiungere il primato fosse ben più difficile in questa occasione. La bellissima protagonista Yamasaki Mami (una delle tre ruggers di Karate Robo Zaborgar) dà prova di ottime capacite atletiche in un duello fuori di testa con Sakaguchi Tak. Quest’ultimo e il regista si ritrovano ancora a conferma del loro sodalizio che li unisce sin dagli esordi (Battlefield Baseball) e si è conservato fino a tempi recenti (Yakuza Weapon e Dead Ball). Piccola parte anche per il caratterista dal grottesco aspetto Jijii Bu che interpretava il servo gobbo di Vampire Girl vs Frankenstein Girl.

Si smorza un po’ il ritmo al terzo episodio quando va in regia Fukagawa Yoshihiro. La storia è comunque graziosa e piena di nonsense come lo spirito del film richiede. L’insolita donna dell’episodio (Tsukifune Sarara) riscopre la sua femminilità quando viene a conoscenza che uno dei suoi aiutanti maschi indossa il reggiseno. Tanta levità e follia che punteggiano anche i due episodi successivi scritti entrambi da Kikkawa Nami. Si nota la mano femminile in fase di scrittura ed è una piacevole sorpresa. Da una pare la storia di Jun (Katagiri Hairi), che in piena crisi esistenziale decide di negare la sua femminilità e cerca di avere un ruolo da Yakuza maschio per un film, e dall’altra quella di Chiaki (Eguchi Noriko), che cerca serenità e pace in vacanza. Non ci sono particolari impennate di stile in entrambi gli episodi, sebbene l’interpretazione della Katagiri sia notevole e risvolti dell’idea di una donna che si stanca di essere tale possano essere interessanti. La regia del famigerato Kawano Koji  di The Girls Rebel Force of Competitive Swimmers è abbastanza innocua, così come quella di Osumi Yukaa, anche se consegnano alla fine dei conti delle belle istantanee come il bagno termale corale al tramonto dell’episodio con la Eguchi.

Ready, Set, Suicide! chiude il film ed è decisamente l’episodio più bello. La protagonista Ryoko interpretata dalla bella Naka Riisa, meglio nota come la Zebra Queen di Zebraman 2, è una sociopatica totale che non fa altro che curarsi del giudizio altrui. Conseguenza finale di questo suo atteggiamento è la decisione di suicidarsi dopo esser stata respinta al suo primo appuntamento. L’idea geniale dello sceneggiatore è che la sua sociopatia è talmente avanzata da diventare ostacolo stesso al suo suicidio e viene così rimandato ogni volta per le più futili ragioni.

L’insieme totale dei vari addendi è l’ennesima riprova, come lo era stato nel caso di Ten Nights of Dream, dello stato di salute del cinema giapponeseche in questi film ad episodi trova un’ottima valvola di sfogo per la creatività.

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