Android Girl Rima

Voto dell'autore: 2/5
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Android Girl RimaSecondo episodio del dittico dedicato agli androidi femminili secondo Daisuke Yamanouchi, liberamente intercambiabile con l’altro, Android Girl Nami, nulla aggiunge e nulla toglie. Quale dei due è migliore? Impossibile decidere, entrambi hanno pregi e difetti, Nami è più robusto e fresco, questo è più ironico e contiene più splatter, entrambi sono esenti da nudi (anche parziali). Esteticamente e stilisticamente sono praticamente identici, con tanto dei primi minuti uguali (logicamente con la costruzione di Rima anziché Nami). Del precedente episodio rimane e viene potenziato come personaggio l’addetta alla macchina del tempo, una hostess dalla parrucca arancio laser, qui realmente divertente. Rima viene mandata nella Tokyo del presente, viene adescata dallo stesso pornografo che aveva abbordato Nami e si trova a difendere un ragazzo dalle mire di una spietata donna. A differenza di Nami, Rima ha il potere -come Cutie Honey- di trasformarsi istantaneamente il look fisico, quindi il classico completo argento e capelli bianchi perde presenza nel corso del film. Come già accennato c’è più violenza e sangue, spesso realizzato in un vistosissimo e artificioso 3D da Commodore 64; in una sequenza al solito Salmon Sakeyama viene infilato un flauto nel retto con un primo getto di sangue realizzato in 3D e una successiva fuoriuscita di emoglobina da tutti i fori dello strumento. La musica è invasiva e onnipresente come nell’altro capitolo, ma in questo caso sono anche presenti numerosi effetti sonori extradiegetici abbastanza divertenti. Altra differenza con il precedente capitolo è la presenza fin troppo elevata di interruzioni/siparietti composte da scritte, il nome di Rima e una sua foto, il che sembra voler rincorrere le Bikini Bandits senza possederne l’adeguato budget. La regia è appena sufficiente e la fotografia tutta ultrapop, acida, colorata e colorcorretta, spesso è sbafata e discontinua, talvolta rozza. Due film, una pausa dai pink, una speranza. Che Daisuke possa tornare ad essere il giullare dell’estremo ed uno dei massimi esponenti di un’area oscura ed unica del cinema giapponese.

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