Angel Guts: Red Vertigo

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Angel Guts: Red VertigoDue vite che collassano quelle di Nami e Muraki, ma anche due vite che collidono in un incidente al ventesimo minuto del film. Nami in fuga disperata da un tentativo di stupro al lavoro in ospedale e dal suo ragazzo che trova a letto con l’amante, Muraki in fuga dalla sua compagnia a cui ha sottratto denari e dalla polizia. E’ l’esordio alla regia per Ishii Takashi, prima soggettista poi sceneggiatore dell’intera saga degli Angel Guts della Nikkatsu. L’epoca dei Roman Porno si concludeva proprio quel Maggio dello stesso anno in cui usciva questo film con Bed Partner di Goto Daisuke, segno anche di un periodo di stanca e declino per un mercato come quello dei Pink Eiga messo in crisi dalla massiva concorrenza della pornografia vera e propria. Red Vertigo poi è un film nato dalla caparbietà, nonostante il basso budget e soli cinque giorni di riprese come raccontato dallo stesso regista. Eppure è quasi tutto oliato alla perfezione in questi 74′ di esordio, se non forse la noia dei prolungati e alimentari rapporti sessuali che ad un certo punto impantanano la storia e sono brutta eredità del genere a cui la saga deve molto. Questo comunque non toglie valore all’opera che finalmente è valvola di sfogo per la creatività del regista che dissemina qua e là gran parte delle sue ossessioni, gran parte della sua autorialità come la pioggia e le luci al neon.

Ishii sbatte sul muso dello spettatore la sua esigenza di realtà, quella bruta realtà delle cose che ha sempre voluto fosse elemento centrale dei suoi manga. Per questo ad esempio utilizza i liquidi corporei come lo sperma, l’urina, ma anche gli stessi suoni dell’atto sessuale, certo non nuovi elementi nel Roman Porno, ma diversamente funzionali rispetto ad essi per quello che concerne la sua visione del cinema. Un altro elemento che permeerà le sue opere successive è la pioggia stavolta calzante, per cui non vi è l’uso scenografico dei primi due film di Sone Chusei (Angel Guts: High School Co-Ed, Angel Guts: Red Classroom) o quello puramente estetico di Tanaka Noboru (Angel Guts: Nami). Piuttosto Ishii lo riconduce al suo significato originale di vero Deus Ex-Machina della narrazione. Piove perché i personaggi devono essere soli in quel momento topico della narrazione, come per l’appunto nuotassero in apnea, sospesi in un tempo dilatato, come se l’agente atmosferico fosse un degno sostituto della tecnica del rallenti per altri registi.

Un po’ per esigenze di produzione, un po’ per esigenze narrative, qui fanno l’esordio anche i classici ambienti in cui si svolgono le storie di Nami e Muraki, protagonisti della narrazione ciclica e complessiva di una gran fetta del cinema del regista. Decadenti paesaggi urbani, capannoni abbandonati e tanti detriti di vite umane servono da scenografia. Tra le robe destinate alle discariche vi sono le insegne al neon che si fanno spazio come rivolta artificiale verso tutta questa oscurità, unico barlume di speranza negli amori disperati dei protagonisti e che sarebbero tornate ampiamente nei successivi film e in maniera centrale in A Night in Nude. Sperimenta tutto quel che è nei suoi mezzi il regista arrivando nel finale a donarci un fantastico volo con gru lungo le strade della città. E` il pensiero di un moribondo Muraki che corre alla sua amata, tecnicamente ispirato dalla camera in corsa di Sam Raimi che da La Casa in poi avrebbe fatto proseliti, ma piegato alle esigenze del melodramma1.

Red Vertigo non è l’esordio solo del regista, ma anche di Takenaka Naoto in un ruolo da protagonista come quello di Muraki, praticamente abbonato da questo momento in poi al ruolo dello stesso personaggio quando le sceneggiature del regista ne avrebbero richiesto l’intervento. Ed è uno degli attori più ricorrenti nei lavori di Ishii che lo volle per i suoi capolavori A Night in Nude e Gonin, in Black Angel e persino nel recente A Night in Nude: Salvation. In un ruolo minore torna invece Izumi Jun che era stata Nami nel precedente e sfortunato Angel Guts: Red Porno, ma che lascia spazio alla giovane ed emaciata attrice di AV Mayako Katsuragi. Pochi film veri interpretati da lei tra cui un curioso ruolo nell’occidentale The Toxic Avenger Part II, ma decisamente brava ad incarnare contemporaneamente la fragilità e la forza del personaggio di Nami. Sarà che stavolta a gestire i due ruoli del protagonista è il loro creatore, ma lo stacco abissale dalla Nami interpretata dalla pur brava Kanuma Eri nel bel film diretto da Tanaka è abissale. Nel confronto tra quello che è il miglior episodio della saga non diretto da Ishii e questo film, corre la differenza tra esecuzione ed autorialità. Da una parte un ottimo prodotto, curato alla perfezione da Tanaka e che rimane dentro per la forza dell’immagine, dall’altra un oggettino personale, che forse è inferiore tecnicamente e pieno di imperfezioni da esordio alla regia, ma è tremendamente intimo. Le sbavature di Angel Guts: Red Vertigo sono il frutto dell’amore sofferto verso le proprie storie. In quei desolati stanzoni post industriali pieni di macerie sono nate queste storie ed è lì che dovevano ritornare. Moriva con questo film la saga della Nikkatsu, considerando che il successivo Angel Guts: Red Lightning fu prodotto da altri. Moriva la saga tra le braccia del suo creatore come giusto che fosse, ma nasceva un autore e i suoi personaggi avrebbero continuato comunque a vivere altrove.

Note:

[1] In un film horror scritto da Ishii Takashi e diretto da Ikeda Toshiharu lo stesso anno (Evil Dead Trap), la cosa è ben più evidente e manifesta. Non a caso gli esportatori americani decisero di includere nel titolo anglofono proprio il titolo originale de La Casa (Evil Dead). In Red Vertigo c’è anche una scena di immersione evidentemente presa di peso da Inferno di Dario Argento. 

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