Angel II

Voto dell'autore: 4/5
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Gli Angeli sono tornati! Il classico luogo comune detta che il sequel è sempre peggiore dell’originale, ma fortunatamente ad Hong Kong anche i luoghi comuni vengono frantumati, basti guardare al passato e non solo ai film della Film Workshop (A Better Tomorrow, Swordsman…).
Questo secondo episodio ottimizza gli elementi funzionali del primo e si muove in modo più sicuro, alleggerendo la componente strettamente action e slegando il film dalla sua essenza in funzione di essa. Emerge anche prepotente una porzione dell’immaginario rimesso in piedi dal cinema di John Woo, relativamente non tanto all’estetica quanto alle tematiche messe in scena. Se il primo film era troppo corale e confuso e si muoveva impacciato nel riuscire a colmare le sequenze “drama” infarcendole di sterili eventi e una moltitudine eccessiva di personaggi, alternate ad un numero fin troppo gratuito di sequenze “action” qui gli equilibri si ristabiliscono. Si riduce il numero di personaggi è viene lasciato più ampio respiro alla narrazione. Inoltre ci si avvantaggia del fatto di aver già introdotto i protagonisti con il risultato positivo di poterli approfondire e di poter lasciare loro un maggior margine di sviluppo. Il personaggio interpretato da Alex Fong diviene più sfaccettato pur rimandendo sempre nell’ambito di una figurina monolitica ma si muove bene sia nel campo recitativo che in quello atletico supportato dagli altri due personaggi maschili e dal sottile quanto tragico legame che si instaura tra loro. La ragazza che nel primo film era solo una fascinosa bambolona picchiaduro assume una valenza tragica quasi sorprendente oltre a guadagnare in carisma. Mentre Moon Lee dipinge uno dei suoi personaggi più riusciti di sempre, eccellente nelle sequenze marziali, perennemente in bilico tra fascino infantile, agilità atletica, ironia goffa e violenza tellurica. E sul finale giunge in aiuto dei nostri un nuovo “angelo”, Karen (Kharina), strategica e fatale ragazza malese. Era una dura missione riuscire a rimpiazzare un personaggio come quello interpretato da Yukari Oshima nel primo film, ma dando maggior spazio alla narrazione, approfondendo i personaggi e inserendone di nuovi (anche se il villain alla fine è grottescamente ridicolo) il film riesce nell’impresa.

Billy (Alex Fong Chung-Sun), Elain (Elaine Lui Siu-Ling) e Mona (Moon Lee Choi-Fung) dopo una missione riuscita si prendono una vacanza in Malesia dove incontrano i due migliori amici di Alex, uno diventato ispettore della Cia, che sta indagando sull’altro che dietro ad un’attività remunerativa e apparentemente legale nasconde un progetto di colpo di stato armato.

Le sequenze action sono trincerate nell’intro e nel finale, il resto del film è dedicato a siparietti ironici, una esile love story e dei riusciti intrecci etici tra i tre uomini. Nonostante il film vada giudicato in sè, quindi siamo ben lontani da un capolavoro, contestualizzato nel genere invece si rivela un prodotto decisamente interessante. All’interno del filone delle “Naked Killer.');" onmouseout="tooltip.hide();">women with guns” riesce ad elevarsi in modo dignitoso e soprattutto la prima parte, amplificata rispetto al primo episodio e permeata di riverberi di etica cavalleresca lascia davvero sorpresi. Ma sul finale quando le armi da fuoco occupano il posto delle arti marziali trasformando il film in una specie di Rambo cantonese il film perde decisamente interesse. A tutto ciò si fonde un massimalismo politico qualunquista quasi imbarazzante; il cattivo per rilassarsi si guarda la sera nella sua stanza lussuosa su grande schermo dei filmati di  repertorio di sfilate di Adolf Hitler e alla fine aizzerà il suo esercito vestito da SS ma con una stella rossa stampata sul cappello, una fascia rossa sul bicipide e una bandiera rossa dotata di uno strano simbolo falcesco nero sullo sfondo. Ridicolo. E dire che finchè Moon Lee utilizza i propri stravaganti gadget letali il film si infila in un limbo ipnotico a metà tra la parte atletica e quella balistica. Angel II è comunque violentissimo e nonostante sia permeato di ironia non risparmia colpi bassi allo spettatore. Gran finale con uno split screen multiplo fuso ad un freeze frame. Stimolante.

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