Apparition

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ApparitionDare una breve definizione del Kaidan è necessario, anche se appare quantomeno scontato in questo caso. Nakata Hideo, il regista che ha rivoluzionato questo genere peculiare della tradizione cinematografica e letteraria giapponese torna con Kaidan alle sue origini e alle sue radici culturali più profonde; in particolare si rifà a un genere tipicamente orale come il Rakugo, intrattenimento prettamente verbale e assolutamente nipponico, da lui amato quando era ancora un ragazzo.

Sappiamo ormai da numerosi esempi apparsi sugli schermi di tutto il mondo ieri e oggi, che il Kaidan è un tipo di storia molto usata nel cinema giapponese degli anni cinquanta e sessanta, la cui protagonista è una donna che, perso l’amante che l’ha tradita per gelosia, dopo la morte ritorna sotto altre spoglie per vendicarsi in modo atroce. Segue una serie raccapricciante di uccisioni e di fatti di sangue determinati dalla donna stessa sotto forma di spirito, che fa agire per suo conto l’amato. Questa forma letteraria ha avuto il suo massimo esponente nel diciassettesimo secolo in Ueda Akinari, coi suoi Racconti di Pioggia e di Luna.

Segnati da una maledizione, l’ambulante Shinkichi e la maestra di koto Toyoshiga, più vecchia di lui, sono attratti inesorabilmente l’uno nelle braccia dell’altro. Toyoshiga diventa ben presto gelosa di una sua allieva, e la gelosia dilaga in lei come l’infezione a un occhio che la deturpa e la porta alla morte, unico tratto che faccia direttamente avvertire la mano di Nakata, oltre alla notevole eleganza formale. Altro elemento che distingue il film come opera del regista di Ring è il piccolo bimbo nato dal matrimonio di Shinkichi, che ha ormai da tempo abbandonato la città per trasferirsi nel suo villaggio natale e si è sposato con un’altra donna, incarnazione della maledizione di Toyoshiga che lo perseguita ovunque lui tenti di fuggire. Tuttavia Nakata non riesce a modernizzare e rinnovare interamente gli stilemi di questo genere limitandosi a citare i suoi grandissimi predecessori, tra cui, oltre che Kobayashi Masaki col suo Yotsuya Tokaido Kaidan e Nakagawa Nobuo, non può essere dimenticato il maestro Miuzoguchi Kenji, ricordato e omaggiato espressamente nella sequenza della barca fantasma di Chikamatsu Monogatari.

L’acqua e lo stagno in particolare, solitamente elemento che dona la vita a cui si associa l’idea di purezza diventano qui invece fonte di putredine e di morte, di una forza malefica, come in Dark Water. Ma la sensualità e la paura sono solo accennate senza mai riuscire a fare veramente breccia.

Nakata ci mette del suo ma non si sforza più di tanto di creare vera suspence o di spaventare, e anche la componente erotica del legame tra Shinkichi e le donne che incontra e soprattutto con Toyoshìga spesso viene troppo stemperata. Resta comunque il fatto che Nakata ha cercato di raccontare la sua storia assumendo un punto di vista maschile, (il vero seduttore è Shinkichi), facendolo non solo diventare il perno della narrazione, ma anche il motore negativo dell’azione in tutto e per tutto.

Peccato che non ci sia riuscito completamente, ma abbia osato solo in parte.

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