Aquarium

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AquariumE’ stato un anno particolarmente fortunato per Rico Maria Ilarde, giovane promessa del cinema indipendente filippino. Nel 2005, oltre ad aver scritto e girato l’improbabile ma piuttosto riuscito Beneath the Cogon, è anche riuscito a scolpire il suo nome nella storia di una delle serie orrorifiche più popolari del cinema di casa sua: Shake, Rattle and Roll è infatti il nome del ciclo di film horror a episodi dal quale è stato tratto questo buffo e improbabile Aquarium, presentato in esclusiva ad uno sconcertato pubblico nel corso dell’ottava edizione del Far East Film Festival.

Da come comincia il film, con una felice famigliola alle prese con un trasloco in un condominio, sembrerebbe quasi di trovarsi di fronte al più classico degli “haunted house movies” alla Amityville Horror. Fondamentalmente il territorio è lo stesso, ma come il titolo dell’episodio suggerisce non è la casa ad essere infestata dai fantasmi bensì un apparentemente innocuo acquario di proprietà degli ex-abitanti dell’appartamento, lasciato in disuso dagli stessi e fortemente desiderato dal bambino della famiglia protagonista. Tra un’amenità e l’altra, fra le quali evidenziamo una misteriosa presenza che avverte i nuovi inquilini del pericolo dato dall’acquario – salvo poi scomparire dietro al primo angolo – voci e rumori altrettanto sospetti, e così via, Aquarium procede all’insegna dell’improbabilità e della banalità, cercando di versare nel calderone anche un pizzico di comicità (grazie al personaggio della cameriera) e di problematiche interne al nucleo familiare (sembra che il marito trascuri la mogliettina passando troppo tempo a sussurrare sospettosamente al telefono). In realtà, le uniche cose davvero degne di nota sono le generose proporzioni della protagonista – la prosperosa Ara Mina – che hanno suscitato non poca ilarità in sala ed il livello a dir poco scialbo della fotografia e delle scenografie in genere, così basso da mettere tristezza.

Aquarium diverte un sacco, perchè è fatto con due soldi e spesso scade nel comico involontario, mentre l’idea dell’acquario posseduto è invece tanto stramba da risultare accattivante. Certo, se l’unica intenzione è quella di farsi qualche risata allora il film potrebbe anche funzionare (a patto di essere in compagnia di qualche amico), ma il livello generale della produzione è tale che la sua natura di film dell’orrore viene totalmente svilita e ridicolizzata dall’approssimazione che si riflette un po’ ovunque. E la mano del mostrone che compare nel finale sbucando dall’acqua, quasi a citare Il Mostro della Laguna Nera, resta una delle immagini [s]cult dell’ultimo Far East.

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