Arch Angels

Voto dell'autore: 2/5
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Arch AngelsArch Angels è un film che ha sviluppato reazioni alquanto contrastanti; all’entusiasmo dei pochi è corrisposto un odio incondizionato (e motivato) di molto pubblico,  passando per chi si è divertito con gli effetti speciali e chi ha semplicemente amato solo il cane Damien. Questo perchè Arch Angels è un film difficilmente classificabile in una categoria precisa.

Tre ragazze sono iscritte ad una scuola cattolica, vagamente idealizzata, frequentata solo da persone altolocate provenienti da tutto il Giappone. Il rigore, l’ordine, l’estrema eleganza, l’alimentazione ipercontrollata, si scontrano con i reali caratteri delle tre, ognuna con una situazione familiare molto particolare, ma sicuramente non standardizzata quanto quella delle loro compagne. E questo essere particolari, emerge nel momento in cui scoprono che, nutrendosi di ramen preconfezionato, assumono degli incredibili poteri magici, che daranno loro la forza di combattere i cattivi di turno.

Arch Angels è ispirato ad un fumetto, Warau Mikaeru di Kawahara Izumi, ed è evidente come tutta la sua iconografia peschi a piene mani dal mondo del manga e dell’animazione nipponica. Vi sono combattimenti a colpi di fasci di luce ed armi dalle strane fogge, roboanti inseguimenti che sfidano ogni legge della fisica e scontri inequivocabilmente coreografati più come un balletto che come una battaglia. E’ questo forse uno dei motivi per cui il film può non piacere, perchè incredibilmente infantile e buonista.

Già nella sola caratterizzazione delle tre ragazze, si nota il clichè di guerriere da shoujo manga: La ricca capoclasse, proveniente da una famiglia dalle abitudini proletarie, la bellissima e androgina figlia di altoborghesi (soprannominata, chissà come mai, lady Oscar) e la sfortunata Fumio che ricongiuntasi al fratellastro, un principe, combatte nel non riuscire ad inserirsi in questo genere di mondo. Se si aggiunge un buffo cane nero in computer graphic, Damien – che compare ripetutamente nella pellicola come narratore – nonchè i vari riferimenti magico-cattolici, si ha tra le mani un’ottima trasposizione di un’opera perfetta per le adolescenti nipponiche.

Peccato che dopo lo stupore iniziale in film non riesca mai a sviluppare un rigore e una progressione narrativa capace di coinvolgere e tutta la parte finale, interessante messa in scena di un action dalla patina ricca hollywoodiana filtrata dalla vitalità e pochezza del low budget, lasci un forte retrogusto amaro in bocca.

Altro elemento dissonante, ma soprattutto involontariamente comico per noi italiani, sono i cattivi nerovestiti che, per un’infelice scelta di sceneggiatura e una mancata disponibilità di attori nostrani, parlano un pessimo e sconnesso italiano, con forti inflessioni est-europee.

Il film senza dubbio è divertente, con un soggetto a tratti intrigante, alcune gag riuscite, dei fantastici e goffi effetti speciali molto “pittorici” ed una bella colonna sonora a base di j-rock a cura delle Metalchicks. Ma niente di più, si risolve alla fine come una superficiale storiella per ragazzine, dove tutto è in mano all’estetica lisergica e fracassona.

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