Arirang

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ArirangStrana carriera quella di Kim Ki-duk; esordi turbolenti mediamente apprezzati da una stampa attenta e spietatamente bocciati da critici generalisti. Ricordiamo come tanti scribacchini a Venezia giustiziarono la straordinaria opera che porta il nome de L’Isola (Seom, 2000) salvo poi non riconoscere l’autore, elogiandone la sensibilità del successivo Ferro 3 – La Casa Vuota (Bin-jip, 2004). Un film in media l’anno, un pugno di titoli inarrivabili (Indirizzo Sconosciuto, L’Isola, Bad Guy), qualche furore improvviso di grande cinema (La Samaritana), altri ottimi titoli di contorno. Il pubblico lo scopre con Ferro 3, film che più di altri risponde all’immaginario tipo dello spettatore occidentale, ma da qui inizia una sorta di parabola discendente per l’autore, il suo cinema non riesce più qualitativamente a comunicare con il pubblico, perde di mordente, compattezza e rigore. Il colpo finale giunge durante le riprese del film Dream dove un incidente sul set rischia di togliere la vita alla protagonista Lee Na-yeong durante una scena in cui simulava un suicidio per impiccagione. Il regista lascia la carriera non prima di aver lanciato quella dei suoi due assistenti alla regia a cui produrrà Beautiful e Rough Cut e da cui verrà tradito professionalmente successivamente. Finisce così per ritirarsi in una catapecchia sperduta in montagna talmente fredda che posiziona al suo interno una tenda per dormire e qui rimarrà per tre lunghi anni. E’ in questo periodo che la dipendenza da cinema emerge. Si compra una reflex Canon 5D Mark II per evitare troupe e set e gira da solo questo film il cui titolo rimanda ad una famosissima canzone popolare coreana (che il regista canta nel film).

E si riprende, senza luci artificiali, in primi piani in cui si confessa, parla, piange, racconta. Dialoga con sé stesso in campo e controcampo, e innesta un terzo Kim che ride di questa invenzione. Poi mangia, beve, defeca, in maniera meccanica e fredda. Esercizio di stile forse, ma con alcune prospettive interessanti; una delle prime sequenze mostra un primissimo piano di Kim Ki-duk attore che mostra una ampia gamma di espressioni attoriali gettando un’ombra successiva di verità, verosomiglianza e falso sull’intera operazione. E poi nostalgia del passato, i poster, i film, lacrime e canzoni. Certo l’esperimento sicuramente riuscito ha a tratti l’aspetto da video da fenomeno sociale di YouTube, ma il carisma dell’autore riesce comunque a costruire un qualcosa di sorprendente e forse utile.

La storia ha un lieto fine visto che poi l’isolamento è terminato, Arirang ha vinto la sezione “Un Certain Regard” a Cannes 2011 e un nuovo film è giunto, Pieta, in concorso a Venezia 69.

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