Art of the Devil

Voto dell'autore: 2/5
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Art of the DevilIl cinema Thailandese è in fermento da alcuni anni ed ora come al solito è arrivato il momento in cui i film vengono prodotti in massa e ad ogni gioiellino prodotto escono fiumi di brandelli di pellicola direttamente da cestinare. L’horror è uno dei generi più fiorenti della cinematografia, probabilmente vista la fortuna del filone, può rappresentare un mezzo assai remunerativo. E per un geniale Buppha Rathree, horror di fine genere prodotto ad inizio genere, ecco che vengono realizzati tanti altri film trascurabili. La difficoltà è muoversi tra tutti questi prodotti spesso ben confezionati e dotati di cover assai intriganti ma di uno spessore narrativo davvero  minimo. Non siamo ai livelli di The Sisters ma poco ci manca e sembra quasi incredible che dietro la regia anonima di questo film ci sia la firma di Thanit Jitnukul, regista del fondamentale Bang Rajan. Art of the Devil vorrebbe essere un horror, ma vaga tra il film paranormale magico folkloristico e il thriller. La storia è banalotta, si è parlato del grosso interesse dell’apparato folkloristico locale ma anche quello risulta superficiale e talvolta risibile. Non salva il film nemmeno l’ottima fotografia e le numerose sequenze ultragore. Il film possiede un ritmo invariabile, qualsiasi cosa accada, il ritmo rimane sempre lo stesso con il risultato doppio di:

-Annoiare incredibilmente lo spettatore

-Non far provare nemmeno un brivido, uno spavento o un momento di tensione.

Il regista sembra non aver visto mai un horror, non gioca con nessuno dei trucchi classici del genere; non che si tratti di una scelta di rottura, o se anche lo è non sortisce nessun effetto innovativo. Può essere interessante notare la sceneggiatura a montaggio alternato e lungo flashback, ma basta a fare un film?

Un’altra delusione, l’ennesima, di una cinematografia che comunque sta dando grosse soddisfazioni, producendo film freschi e innovativi.

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