Assassination

Voto dell'autore: 3/5
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Un anno curioso per il cinema sudcoreano. Questo Assassination è stato mediamente promosso dalla critica e ha avuto dei buoni sussulti ai botteghini; maggiore incasso dell’anno in patria, ottavo nella storia del cinema locale, migliore esordio nel giorno di apertura del 2015 e seconda migliore apertura di sempre dopo Avengers: Age of Ultron.
Parliamo di un film in costume, parte azione, parte spionaggio, che ricopre un lungo range temporale come da contratto per tanti colossal epici, locali e non.
Nel primo decennio del ventesimo secolo, un imprenditore collaborazionista dei giapponesi fa uccidere la moglie traditrice e catturare una delle sue figlie che crescerà al suo fianco. L’altra, gemella, riuscirà a fuggire e a crescere invece nelle file dei resistenti all’invasione. Negli anni ’30 un piano per uccidere l’uomo e un generale giapponese porterà tutti i personaggi e le storie a convergere in un unico luogo teatro della vendetta.
Seppur affascinante e a tratti riuscito, sicuramente un oggetto di genere perfettamente funzionante, Assassination ci ha convinto poco. Parte del successo è sicuramente da ricondurre alla scelta della star Jun Ji-hyun (My Sassy Girl, Blood: The Last Vampire) nel doppio ruolo delle due figlie in età adulta.
Per il resto il film lavora su un materiale noto e a tratti abusato senza nessun intervento vistoso di rinnovamento, è scritto in maniera meccanica e fredda, priva di sussulti emotivi e lo fa in una maniera così esplicita da emergere e colpire in negativo uno spettatore particolarmente esigente. Infine la regia di Choi Dong-hoon (Tazza: the High Rollers) che non brilla per particolare inventiva, meccanica, classica, a tratti “distratta”, tale da far sembrare il film meno ricco ed elegante di quanto sia in realtà.
E’ un problema comune a diversi film acclamati nel 2015 in Corea del Sud; ci viene subito in mente Ode to my Father, stessa sceneggiatura scolpita e da manualetto che emoziona su metrica programmata con una freddezza quasi assordante; l’unico a salvarsi in questo caso è l’ottimo Veteran che lavorando su un materiale parimenti noto, lo farcisce di una vitalità e spontaneità contagiosa.
Un buon film di genere quindi che funziona e ha funzionato ma che è ben distante da tanto grande e buon cinema che la Corea del Sud ci ha regalato in passato.

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