Attack on Titan

Voto dell'autore: 4/5
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Le prime recensioni distruttive giunte dal Giappone facevano presagire il peggio rispetto all’attesissimo film live action in due parti de L’Attacco dei Giganti, manga prima, fortunata serie tv poi. Sarà che non vengono prodotti (quasi) mai blockbuster dignitosi e che possano dribblare verso una prospettiva vagamente perturbante e impopolare per lo spettatore. Sarà che il regista Shinji Higuchi, nome fondamentale dello spettacolo locale non ha praticamente mai diretto un film compiuto e degno di particolare lode. Sarà che tutti i film giapponesi tratti da un manga o una serie TV particolarmente nota devono strisciare supini di fronte ad una riduzione pedissequa e priva di anima onde non deludere nessuna aspettativa dei fans. Invece si è compiuto il miracolo. Probabilmente il mélange tra una produzione particolarmente flessibile e un Higuchi sensibilmente maturo e intelligente ha portato alla produzione di un oggetto interessante, film di genere puro ma rigoroso, dotato di anima, di senso del perturbante, epica e di una visione personale del concept.
Certo è che il pubblico reagirà e sta reagendo in maniera del tutto imprevedibile. Parte del successo della serie Tv era dovuto al fatto di essere scritta come quelle anglofone di successo anche dalle nostre parti e quindi totalmente semplice per un pubblico di massa. Higuchi invece butta da parte quel modo di raccontare e riporta il tutto in classici contesti narrativi nazionali, plasma la storia centrale senza stuprarne il concept e la porta a forza nell’ambiente a lui più congeniale, ovvero quello del tokusatsu per adulti, in un percorso che sta conducendo con alcuni colleghi per portare a maggiore maturazione questa sorte di sottogenere i cui frutti si vedranno nei prossimi anni. Le tute dei kaiju del genere qua sono i corpi reali degli attori, distorti, a volte truccati, a volte ritoccati dal digitale ma quasi sempre reali. Certo, annegati in scenografie il più delle volte costruite in computer grafica (anche se la maggior parte del film è girata realmente nella “nota” isola abbandonata di Hashima). Il miracolo del regista è stato anche quello di aver trasformato l’orribile tratto del mangaka in character design, donando uno strabiliante senso del grottesco ai giganti e mutando quello che era un discutibile aspetto grafico irregolare in stile. Così tra effetti naif colmi di raro senso del meraviglioso pop, scene madri di incredibile intensità, epica, melodramma e calore quasi inaspettato da un blockbuster di tale entità, Higuchi realizza l’unica opera possibile; certo, non ha il talento e il piglio autoriale delle riduzioni di un Miike, ma un senso del meraviglioso sempre in bilico in un oggetto così strizzato dalle rigide regole della produzione, quello si.
Ci infila una sottile vena di ironia e di grottesco, alcuni ammiccamenti sessuali, dei giochini personali e non lesina mai nel sangue che raggiunge tutti i livelli della serie animata. Nei soli primi quindici minuti c’è più sangue che in tutti i blockbuster del 2015, una vera pioggia gore di incredibile resa ed eccesso.
Bene o male i personaggi sono fortunatamente impersonati da ragazzi meno giovani del corrispettivo animato, alcuni hanno subito un sottile rimaneggiamento, il film è snello, elimina in toto tutta l’estenuante parte militare dell’addestramento e somma tutte le sezioni fondamentali della storia senza dare un fastidioso senso di giustapposizione di macroblocchi.
Ovviamente sono le licenze poetiche del regista e l’aver deviato da una riproposizione pedissequa di tutti gli elementi noti ad aver acceso le maggiori critiche dei fans sfegatati, gli stessi che poi solitamente si lamentano della riproposizione fredda, distaccata e inutile degli altri blockbusters locali. Non è (solo) il live action de L’Attacco dei Giganti, ma è più L’Attacco dei Giganti secondo Higuchi che con un certo coraggio vicino al suicidio ha deciso di riplasmare tutto l’estenuante materiale narrativo per portarlo dentro la scatola di un breve film in due parti.

Ci si ferma alla prima rivelazione del “rapporto” tra uomini a giganti lasciando una vena di incertezza sul secondo capitolo visto che la maggior parte dei colpi migliori sono già stati sparati in questo primo.
E poi, davvero un vezzo, ma il film dura novanta minuti. Sarà un decennio che non ci capita tra le mani un blockbuster di tale, adorabile, durata.
Promosso.

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