Bangkok Loco

Voto dell'autore: 3/5
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Bangkok LocoDissacrante, irriverente, folle, irresistibile. Il cinema thailandese può partire anche da qui. Bangkok Loco ben riassume l’essenza del cinema locale, fondendo un certo nazionalismo e una visione sentita del proprio passato, alla classica follia arcobalenica e cromatica, e all’ironia che scivola dalla geniale/surreale a quella di grana grossa spesso presente in film del genere. Un film geniale fin dai titoli di testa che ricordano quelli del Delicatessen di Jeunet & Caro, prosegue con assoli di batteria che si trasformano in massacri da macelleria a colpi di mannaia, fughe in mezzo a ragazze in bikini che lavano le automobili e gemelle siamesi in divisa che raccolgono escrementi dalla strada. La storia prosegue su due binari, il primo è quello della contemporaneità l’altro quello che racconta il passato dei due protagonisti, quando da bambini furono mandati in un tempio ad imparare l’arte della batteria divina al fine di combattere ogni 10 anni nella sfida tra il batterista di Dio e quello del Maligno. Il flashback che unisce le due transizioni temporali ha del geniale; le immagini del flashback sono proiettate come un fascio luminoso su uno schermo e sparate dagli occhi del protagonista.

Il protagonista è accusato dell’ omicidio della propria padrona di casa ritrovata sminuzzata in poltiglia nell’appartamento di lui. Sul caso indaga il capo della polizia “occhi neri” (da altri chiamato “orecchie nere”) che la legge del karma sul finale farà reincarnare in un panda arrapato e tutta la sua squadra tanto irruente quanto pittoresca, incluso il cane super eroe “dumb ass”. Arrivare al nono livello del “drums of God” è umano ma il raggiungimento del decimo pretende un ingrediente aggiunto particolare. Così il film si abbandona anche ad un finale poco conciliante in cui i cattivi vincono e i buoni e ingenui ne escono perdenti, il karma ha il proprio corso e un capovolgimento metacinematografico ribalta tutto quello che si è visto fino a quel momento.

Tanto il passato è contaminato di colori acidi che tendono tra il bianco e nero e guizzi fluorescenti, così il presente si trova fasciato di una gradevole assonanza di tonalità cromatiche folli e lisergiche che raggiungono il climax in una sezione musicale del film in cui mentre il protagonista canta scorrono ininterrotti frammenti dell’iconografia musicale locale del secolo passato.La regia è totalmente vincolata alla narrazione ed è un continuo scorrere ininterrotto di punti di visione estremi; soggettive azzardate, grandangoli tiratissimi, dolly vertiginosi e un continuo ruotare intorno al soggetto quando non è lo stesso soggetto a ruotare su sè stesso.Un film robusto e posto un gradino più in alto di altro cinema thai ancora talvolta impacciato. Un’esperienza folle e indimenticabile, un film estremo e delirante dal primo all’ultimo minuto, una vorticosa spirale del nonsense che può avere uguali solo in rari film che vengono prodotti in modo del tutto centellinato come, per citarne uno, l’ottimo Welcome to Woop Woop di Stephan Elliott. Una piacevole colonna sonora accompagna Bangkok Loco che sfocia spesso in intere sequenze musicali (mai noiose) fino allo scontro finale tra il percussionista del bene e quello del male, tra piatti volanti, raggi energetici, vento e esplosioni sonore, eserciti di demoni e angeli percussionisti, mentre tutti gli stili musicali applicati all’universo della batteria vengono con buon gusto e sapienza coinvolti nello scontro e addizionati da guizzi improvvisi e vistosi di 3D. Uno sguardo orgoglioso e nostalgico sul passato viene rievocato come in molti altri film thai ma qui con un talento non indifferente e un rispetto più marcato a differenza di altri filmetti insipidi come The Adventure of Iron Pussy. Dovessimo guardare al futuro o meglio in questo caso fare un extispicio, sicuramente questo film potrebbe essere un punto fermo e perchè no, di partenza. Un’opera che tutti i batteristi devono imparare a memoria.

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