Basic Love

Voto dell'autore: 3/5
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BasicLove+2009-2-bI Pang Brothers sanno sempre sorprendere anche se, al momento dell’uscita di questo film, godono di una sottovalutazione fin troppo sospetta; sembra ormai una moda quella di demolire la coerente opera del duo così rigorosa, coerente, finanche complessa. D’altronde i loro film necessitano di un avvicinamento sensibile e si fa torto al loro talento a non dedicare una visione vigile alle loro opere, siano esse i lavori più deboli (come il pessimo Forest of Death) che quelli più interessanti e complessi (The Detective, Diary, In Love with the Dead). Oltretutto visto quello che mediamente esce nel resto del mondo in campo horror, esclusi i recenti segnali positivi dal nord Europa, non possiamo che consigliare la visione di alcuni dei loro titoli.
Ma tant’è, dopo alcuni film prodotti senza l’ausilio del rispettivo gemello e prima della reunion con il colossal Storm Riders II, Oxide dirige questo Basic Love che altro non è che un melodramma sentimentale giovanile. Certo, in linea con il precedente, insipido e liberissimo See you in YouTube, ma stavolta si decide di abbandonare ogni commistione per dedicarsi ad un genere apparentemente esterno (anche se poi presente in ogni loro opera).

In campo un classico triangolo d’amore; tre amici per la pelle, due ragazze e un ragazzo, con perenne dubbio di chi ama chi. Forse ognuno ama l’altro ma il conflitto interno è portato dalla leucemia di una di loro, male che le lascia pochi mesi di vita, tempo raro e prezioso per fare i conti con i propri sentimenti.

Ci sarebbe ben poco d’altro da dire se non menzionare la bravura della giovane Elanne Kong Yeuk Lam nel ruolo della ragazza malata e un cameo della veterana Cheng Pei Pei.
Ma alla fine è un film di uno dei Pang Bros e l’assetto visivo come al solito riveste un ruolo fondamentale. Di nuovo in campo la “fotografia” e il ruolo dello sguardo e dei punti di vista. Ma ancor più sono alcune scelte di messa in scena a produrre riflessioni; seppur sempre efficaci o meno (spesso distolgono l’attenzione dallo sviluppo narrativo) alcune trovate sono abbastanza inedite. Il regista gioca con focali molto selettive cercando sia nei totali che nei primi piani di tenere a fuoco solo determinati oggetti e personaggi e aggravando la situazione anche intervenendo in postproduzione. Così ci troviamo il più delle volte con un attore o parte di esso isolato mentre tutto intorno a lui è fuori fuoco, staccato, isolato dalla sua persona. Non sempre il tutto funziona ma l’idea è assolutamente originale e interessante.
Purtroppo il film spesso resta freddo e non riesce a coinvolgere quanto dovrebbe rendendolo così un satellite laterale dell’opera dell’autore.

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