Bastard swordsman

Voto dell'autore: 3/5
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Bastard Swordsman è il primo film di un dittico dedicato allo spadaccino bastardo, già protagonista di una nota serie televisiva del 1978 chiamata Reincarnated, e coreografata niente di meno che da Tony Ching Siu-tung. La serie racchiude in sé lo spirito della new wave di Hong Kong che di lì a poco scoppierà in tutta la sua magniloquenza, new wave non solo dal punto di vista estetico, ma anche nei contenuti: atmosfere  cinico-pessimistiche, eroi “looser” e villain che non lo sono poi molto, uomini con un codice d’onore ferreo ed una propria ragion d’essere spesso in contrasto con i propri principi. Bastard Swordsman fu un tale successo da ispirare un libro (processo solitamente contrario) e due film che ne riprendono a grandi linee la trama. Alla regia e coreografie un semisconosciuto, Liu Jun-guk in seguito noto per due chicche “eccessive” come Holy Flame of the Martial World (1983) e Secret Service of Imperial Court (1984); ma partiamo dall’inizio cercando di raccontare l’intricatissima trama.

La vicenda narra lo scontro tra due scuole che si sfidano ogni dieci anni (Wudang vs Wu Di Clan), le ultime due volte nonostante le capacità del gran maestro Qing Song, Wudang ne è uscita perdente.
Dugu Wu Di, attuale maestro della scuola Wu Di, dà la possibilità a Qing Song di allenarsi per altri due anni, se il livello raggiunto non sarà sufficiente Wudang verrà rasa al suolo per mano dello stesso.
Questa fondamentalmente è la storyline portante, alla quale vanno aggiunte diverse sottotrame che ovviamente si fondono nel finale.
1 – Cosa ha in mente il giovane Fu Yu Xue?
Dopo il suo provvidenziale intervento in aiuto del maestro Qing Song, verrà istruito ai segreti di Wudang…ma quale sarà prezzo di questa scelta?
2 – Yun Fei Yang, detto “il bastardo” (dileggiato da tutti gli allievi di Wudang), ogni notte nascosto dalle ombre si dirige verso il bosco dove un misterioso uomo mascherato gli insegna le arti segrete de “Le 13 posizioni delle 8 porte e 5 mani”.
Chi è costui? Di chi è in realtà figlio Yun Fei Yang?
3 – Lun Wan Er figlia unica, allieva di Wudang è indecisa tra due uomini:
Il giovane e coraggioso Fu Yu Xue e il bastardo Yun Fei Yang.
Due uomini con un oscuro passato ed un futuro ancora più incerto.
4 – Il clan della valle composto da 4 guerrieri temibilissimi (Pioggia, Vento, Fulmine e Tuono) che ruolo ha nella vicenda?

Quando abbiamo accennato alla “new wave” di Hong Kong, ci riferivamo a quei prodotti che si scollegavano dal trend imperante (l’oppressione delle Major) per cercare altre strade di espressione, altri modi di rappresentare ciò che era già stato fatto, grazie anche all’aiuto di case di produzione indipendenti che di lì a poco sarebbero diventate le colonne portanti del nuovo cinema di Hong Kong: un sistema che guardava (con le dovute differenze) alla Nouvelle Vague francese.
Partendo da questo presupposto è facile vedere in Bastard Swordsman un prodotto di rottura, un prodotto che cerca di trovare una sua strada tenendo ben presente lavori seminali come The Sword di Patrick Tam (1980), Zu, Warrior from the Magic Mountain (1983) di Tsui Hark e Duel to the Death (1983) di Tony Ching Siu-tung, questi ultimi precedenti solo di qualche mese. Liu Jun-guk gestisce al meglio la vicenda, mantenendo il giusto afflato epico condito da una dose massiccia di combattimenti stravaganti. Il wire-work diventa un attore aggiunto, presente sullo schermo anche se nascosto (non sempre a dire il vero) dalla fotografia. Gli eroi di Bastard Swordsman combattono rimanendo sospesi nel cielo a testa in giù, volano da una parte all’altra dello schermo mostrando tecniche ninja, lottano circondati da auree di potere: sembra di assistere ad un episodio di Dragon Ball ante litteram esaltato all’ennesima potenza. Se in Duel to the Death, abbiamo ninja che appaiono dal nulla dopo un’esplosione di un tronco,  giganti che si scindono in individui ben distinti, in Bastard Swordsman troviamo il mitico stile del “Palmo Rovente” (colpo che convoglia l’energia interiore sul palmo della mano e la fa esplodere con inaudita violenza permettendo di colpire gli avversari senza toccarli). Per non parlare del vero protagonista: lo stile del “baco da seta” in grado di far espellere ragnatele dalle mani, creare bozzoli giganti nel quale rinchiudere il proprio nemico/preda e successivamente farlo esplodere!! Indimenticabile lo scontro finale dove i due contendenti trasformano qualsiasi oggetto dell’arredamento in un’arma improbabile.
Nei panni del protagonista troviamo Chiu Siu-keung (ruolo che aveva già interpretato anche nella serie) star del cinema di arti marziali con all’attivo parecchie esperienze con i maestri del genere.
In particolar modo Chor Yuen ha saputo sfruttare al meglio le sue doti atletiche/attoriali sfornando una serie di film ormai cult come: Killer Clans (1976), TheMagic Blade (1976), Clans of Intrigue (1976).
Nel ruolo di villain troviamo quella vecchia volpe di Alex Man Chi-leung, fautore di un’interpretazione da incorniciare al pari di quella in Buddha’s Palm (1982) … le sue risate malefiche riecheggiano ancora nella nostra testa.
Tra le “stelline” non manca la bellissima Lau Suet-wah, attrice feticcio di Liu Ju-Guk, già semi-protagonista nel delirante Holy Flame of Martial World (1983) e di decine di serie tv che l’hanno resa popolare in tutta l’Asia.
Insomma, in Bastard Swordsman trovate tutto questo ed ancora di più, non ci sembra il caso di raccontare altro.

Note a margine:
Wudang è una montagna nel centro meridionale della Cina, rifugio per anni di eremiti taoisti alla ricerca della propria interiorità tramite la meditazione e l’allenamento fisico: nasce così il Wudang Quan (la boxe Wudang).
In Cina esiste ancora un famoso detto, “bei song Shaolin, nan zun Wudang”, cioè “nel nord si stima Shaolin, nel sud è altamente considerato Wudang”. Questo per farvi capire l’importanza storica di Wudang.
Secondo la tradizione il “Wudang wushu” (l’arte marziale Wudang) o “Wudang pai”, sarebbe nata in epoca Ming dall’eremita taoista Zhang Sanfeng, e passando attraverso varie modifiche durante il trascorrere dei secoli, si sarebbe sviluppata, dall’originaria boxe chiamata “le 13 posizioni delle 8 porte e 5 mani”.

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