Battle of Memories

Voto dell'autore: 3/5
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Battle of Memories parte dalle stesse atmosfere del precedente film di Leste Chen, l’ottimo The Great Hypnotist. Ma se ne distacca quasi subito tenendo stile e resa ben più pacata e meno barocca.

A metà film sembrano quasi deflagrare gli affascinanti eccessi visivi dell’altro ma subito rientra nei ranghi.

Battle of Memories, pur con tutti i pregi evidenti, tra cui l’interpretazione come al solito complessa e articolata di Huang Bo (Journey to the West: Conquering the Demons), non arriva mai ai livelli di The Great Hypnotist.

Il problema più evidente è la sceneggiatura, di nuovo molto costruita e contorta ma meno rigorosa e a tratti a rischio fragilità.

E’ anche meno esasperato visivamente seppur possegga una resa visiva particolarmente affascinante nelle componenti a pieni colori, meno in quelle in bianco e nero.

Inoltre la storia in sé, a differenza dell’altro film con cui tocca fare ormai un confronto continuo, sembra meno originale e con un debito maggiore verso alcuni temi di certo cinema statunitense. In The Great Hypnotist questo elemento era meglio gestito e il film ne usciva con una dignità assolutamente cristallina.

Narrata è la storia di uno scrittore in aria di divorzio che si affida ad un’azienda che ha la possibilità di rimuovere ricordi selettivi. Per una serie di imprevisti gli verranno installati quelli di un assassino. Cercherà quindi, insieme alla polizia, di risolvere la torbida matassa di alcuni inusuali omicidi.

La parte visionaria è tenuta assolutamente sotto controllo e il film sembra quasi realizzato con un budget inferiore al reale. Ma a fare la differenza sono le scenografie. Chen lavora tenacemente sull’aspetto visivo ricreando un universo apparentemente steampunk, in cui convive passato e futuro, in una anomala Cina girata però in Thailandia.

L’ambiente che ne esce fuori tra inquietanti décors ricostruiti in studio e luoghi reali apparentemente antitetici offre un’aura visiva decisamente perturbante.

Battle of Memories è un film dignitoso, a tratti affascinante ma meno originale e riuscito dell’ottimo The Great Hypnotist.

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