Bloody Territories

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

Classico yakuza movie d’ordinanza targato Nikkatsu, Bloody Territories racconta in modo quasi meccanico una storia di routine che in futuro verrà ottimizzata e epicizzata dalla mano capace di Fukasaku; l’avvento della “keizai yakuza”, la nuova forma delinquenziale nipponica intrisa di politica, commercio e affinità corrotte con la polizia, prontamente affondatrice del codice d’onore cavalleresco proprio dell’”associazione”.
A causa della spinta sempre più aggressiva della polizia, le famiglie yakuza di Tokyo decidono di sciogliersi, solo una si impone per rimanere attiva, la famiglia Oonogi. Nel mentre diversi episodi di violenza esplodono per la città, una nuova forza criminale dall’esterno cerca di occupare i vari territori, mentre il braccio destro del boss della famiglia Oonogi, interpretato da Akira Kobayashi, deve trovare un’enorme somma di denaro per riscattare l’onore e i beni della famiglia.

Se la prima parte del film è fin troppo ovattata, impegnata a mostrare rituali e gesti, sedute dialettiche e complotti, tutti elementi poi resi celebri come già detto dall’opera di Fukasaku, è la seconda parte che eleva il film un livello sopra la media. La disgregazione e il mantenimento dello jinji, occupa una forte sezione del film, e la progressione narrativa si riflette anche sull’estetica della messa in scena gettando il film in set oscuri, saturi di ombre e controluce, fino ad un breve ma intenso duello finale che si sviluppa in una zona affollata di teli di stoffa bianchi appesi e il cui esito della lotta è dato solo dal cozzare delle lame e dagli zampilli di sangue che vanno ad imbrattare il bianco immacolato, mentre dopo un pugno di secondi ci troviamo catapultati  in un antro oscuro e umido sotto la pioggia per la risoluzione finale.
Interessante notare un gesto quasi rivoluzionario all’interno di un genere solitamente misogino; Akira Kobayashi decide di fare yubistsume, ma il mignolo che si amputa (oltretutto alla base del dito, quindi simbolo di un debito forte) è invocativo di una donna, per convincerla a vendere il proprio corpo ai fini di riscattare l’onore del proprio boss. Solitamente lo stupro e la presa con forza delle virtù femminili è elemento base degli yakuza movie. Un gesto del genere a questo punto risulta rivoluzionario.
Se molti attori sono ormai facce simbolo, maschere classiche degli yakuza movies, incluso Akira Kobayashi, va ricordato che il regista del film, Yasuharu Asebe, è il creatore di quel gioiello psychotronico che risponde al nome di Black Tight Killers.

CONDIVIDI: