Bloody Tie

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Bloody TieÈ senza scrupoli la gente nel sottobosco violento e oscuro di Busan, cittadina portuale della Corea meridionale, notoriamente culla della malavita organizzata della penisola. Portata sugli schermi in innumerevoli occasioni, dal popolarissimo Friend di Kwak Kyeong-taek al piccolo gioiellino indipedente Papa, Daddy, Father, all’amaro Love is a Crazy Thing, mai come in Bloody Tie questa città ha incarnato anche un punto di snodo nevralgico del commercio di stupefacenti, un argomento quasi tabù a Chungmuro.

Siamo intorno al ’97, negli anni della crisi monetaria internazionale che ha fatto tremare l’economia coreana. Lo spaccio della metanfetamina porta ingenti guadagni ai criminali e grossi grattacapi alle autorità, ma tutti sono mossi dalle medesime pulsioni che scaturiscono prepotenti sotto una crisi: l’istinto di sopravvivenza, l’attitudine allo sciacallaggio, allo sfruttamento del prossimo e a vivere pienamente nonostante le difficoltà.

Una decisiva svolta nella carriera del regista, il quale finora si era cimentato in un paio di commedie romantiche, Bye June – che ha lanciato Kim Ah-neul – e l’interessante Who @re you?, una storia d’amore ben confezionata con i suoi pregi e i suoi difetti sullo sfondo delle chat e dei giochi online. Ad ogni modo la tecnica di Choi ha subito una decisiva impennata in questo terzo lavoro, ricercato e suggestivo sia per gli occhi che per le orecchie: fotografia elegante, ricca di colori e contrasti forti, luci che danno la misura di una notte palpitante e palpabile, scenografie e costumi eccellenti, squisita colonna sonora che rimanda palesemente agli anni ’70. Debitore di molti noir e polizieschi del passato, Bloody Tie tenta a suo modo di rinnovare il genere, nel modo di trattare i personaggi e nella messa in scena fredda e cruda. Il film si apre in maniera classica, con la presentazione dei protagonisti e dei loro ruoli nella storia, ma subito dopo li mette in azione in una funambolica sequenza in split screen da seguire con mirabolanti sforzi e il cui virtuosismo richiede più visioni per essere apprezzato appieno. Il finale pseudo-hollywoodiano, invece, tra incidenti e colpi di scena, inficia il godimento di una trama che, vantando la dote della sintesi, si focalizza su pochi protagonisti, senza perdersi, scandagliando la psicologia di entrambe le sponde della giustizia in un contesto urbano degradato e senza sbocchi. I personaggi che Ryoo Seung-beom (Arahan, Crying Fist, Conduct Zero) contribuisce a delineare sono sempre, a loro modo, simpaticamente bastardi e strafottenti, e lo spacciatore Sang-do non è da meno, dando occasione a Ryoo di sfoderare il suo carisma e le sue straordinarie doti recitative. Anche Hwang Jeong-min (Black House, You Are My Sunshine) è, meritatamente, un grosso nome nel panorama coreano, ma probabilmente il suo personaggio, il detective della narcotici Do, risente di una standardizzazione forzosa che lo penalizza leggermente. Una menzione a parte merita la brava Choo Ja-hyeon che, al suo esordio su grande schermo, sfodera una enorme capacità immersiva nel ritrarre una tossicodipendente dibattuta fra orgoglio personale e schiavitù della droga. Stemperata dal buffo dialetto locale, oltre che da sporadici momenti di ilarità, la dose di tetraggine che aleggia per le strade di Pusan città viene di tanto in tanto rincarata da svolte drammatiche nella vicenda, contribuendo alla creazione di un ritratto della malavita realistico, in netta contrapposizione con il filone dei “gangster divertenti” tanto in voga nella cinematografia del paese (e non solo). Qui i criminali sono violenti, senza regole né amici; l’arrivista Sang-do si considera un uomo d’affari, non guarda in faccia nessuno perseguendo il proprio tornaconto, lanciato in una spregiudicata “carriera”. Analogamente, la polizia sembra mossa da tutt’altro che buoni propositi: il capo della polizia mira agli onori della stampa, il detective Do, incline ai mezzi forti, è alla ricerca di una vendetta personale, in vista della quale è disposto anche a stringere un’alleanza con Sang-do. Dal loro patto scaturiranno dei cambiamenti sostanziali e prenderà corpo la prospettiva di un riscatto dalle loro vite vuote da perdenti. Sfortunatamente si accorgeranno che non è facile scrollarsi di dosso la propria natura di schegge impazzite, di pedine che tentano disperatamente di tirare le fila in un gioco più grande di loro.

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Locandine e foto di scena:[nggallery id=432]

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