Boat People

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Boat PeopleAl quarto film, il cinema di Ann Hui continuava ad esalare i vapori furenti della  new wave locale. Da una parte questa rivoluzione era prettamente linguistica atta a stravolgere il linguaggio e a rinnovare in toto strutturalmente il cinema locale; parte Tsui Hark, parte To (anche se esterno alla corrente), parte Tam. Dall’altra il cinema della new wave bruciava un furore politico polemico e inaspettato che –come in questo caso o per Dangerous Encounter di Tsui- era solito subire censure destabilizzando e facendo deflagrare un placido e morente status quo abbastanza precario e timoroso dell’immediato futuro. Ann Hui passa in Vietnam ma con piglio scarsamente conciliante e ardore funesto di rara intensità che –come scrive Alberto Pezzotta “Pechino prima finanzia  (si tratta di un film contro il Vietnam, non contro il comunismo) e poi si rifiuta di distribuire, sorgono polemiche […]”(1)
Akutagawa (George Lam), referenziato fotografo giapponese torna nella Danang liberata, nel sud del Vietnam, per scattare altre foto per un suo futuro catalogo. Incontra la docile Cam Nuong (Season Ma), ragazzina locale e tutta la sua famiglia a cui l’uomo si affeziona particolarmente. I responsabili giapponesi vorrebbero mostrargli solo “il bello” della contemporaneità organizzandogli tappe e viaggi itineranti. Ma Akutagawa preferisce sprofondare nel sordido del paese conoscendo To Minh (un giovanissimo Andy Lau al suo secondo film per il grande schermo, in un ruolo inizialmente pensato per Chow Yun-fat) che cerca di derubarlo al fine di ammassare denaro e fuggire dal paese. Tra torture, violentissime esecuzioni, bambini che deflagrano su ordigni inesplosi, il dramma scivola ruvido verso una prevista deriva finale, pugnalando lo spettatore con la lama di un durissimo capolavoro.
L’approccio alla violenza è onesto e rispettoso, crudissimo nella resa ma piena di tatto nel mostrare (un metodo emotivo simile a quello adottato nello Scarface di De Palma), una regia intima e preziosa in ogni taglio di montaggio vistosamente ispirata da tanto cinema occidentale un po’ come accadeva ai colleghi rivoluzionari del periodo. Tra i nomi di contorno segnaliamo Tony Au come art director e Stanley Kwan come assistente alla regia. Un film imprescindibile per capire cosa accadeva ad Hong Kong ad inizio degli anni ’80, un’opera obbligatoria per tutti coloro che amano il cinema.

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