Bodyguard Kiba

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Quentin Tarantino. Sempre lì si va a parare, anche quando non si vorrebbe. Per chi scrive, Tarantino è un grande regista (oltre che dialogista), ma a volte – bisogna ammetterlo senza farsi troppi problemi – è semplicemente un fottuto ladro. Senza entrare troppo nel discorso, anche perché non è questo il luogo, invece di accanirsi su singole scene omaggiate, prelevate, copiate – fate voi – di uno dei “prestiti” più clamorosi non parla quasi mai nessuno ed è qui che entra in gioco Bodyguard Kiba, la cui scritta introduttiva (inclusa però soltanto nella versione americana rimontata nel 1976) riporta il seguente testo:

“The path of the righteous man and defender is beset on all sides by the iniquity of the selfish and the tyranny of evil men. Blessed is he, who in the name of charity and good will, shepherds the weak through the valley of darkness, for he is truly his brother’s keeper, and the father of lost children. And I will execute great vengeance upon them with furious anger, who poison and destroy my brothers; and they shall know that I am Chiba the Bodyguard when I shall lay my vengeance upon them!”
[Ezekial 25:17]

Giusto per rinfrescarci la memoria, riportiamo anche l’ormai leggendario discorsetto che Jules (Samuel L. Jackson) recita in Pulp Fiction (1994):

“There’s a passage I got memorized. Ezekiel 25:17. The path of the righteous man is beset on all sides by the iniquities of the selfish and the tyranny of evil men. Blessed is he, who in the name of charity and good will, shepherds the weak through the valley of darkness, for he is truly his brother’s keeper and the finder of lost children. And I will strike down upon thee with great vengeance and furious anger those who would attempt to poison and destroy my brothers. And you will know my name is the Lord when I lay my vengeance upon thee.”

Detto questo, Pulp Fiction è un capolavoro, mentre Bodyguard Kiba (apparentemente un adattamento di un manga dello stesso nome) è una cazzata imbarazzante. La trama, senza capo né coda, ci presenta un Sonny Chiba in lotta contro Cosa Nostra, che a quanto pare pullula di affiliati giapponesi. Grazie al pietoso doppiaggio inglese ci troviamo di fronte una specie di universo parallelo in cui Chiba non è solo un famoso attore, ma anche un crime-fighter senza macchia e paura. Per sottolineare questo aspetto, nei titoli di testa vediamo il maestro (nella realtà) di Chiba, Oyama Masutatsu , ed altri martial artist durante l’allenamento, che all’unisono gridano “Viva Chiba!” In ogni caso, durante un volo dagli Stati Uniti, Sonny impedisce il sequestro – da parte di terroristi mafiosi giapponesi (!?) – dell’aereo sul quale sta viaggiando. Molla botte a destra e manca, senza rinunciare al mozzicone di sigaretta che tiene in bocca. Appena atterrato nella madre patria, comunica in una conferenza stampa la sua decisione di distruggere il traffico di droga una volta per tutte, oltre a spezzare in due una povera bottiglietta di Coca Cola. Promette che chiunque sia in grado di dargli informazioni, potrà usufruire dei suoi servizi di guardia del corpo. Non proprio un piano a prova di bomba, ma la Yakuza o Mafia (non è ben chiaro) è avvisata. Comunque sia, ora subentra la sorella di Chiba e una tipa di nome Reko, che lo ingaggia come bodyguard, dopo averlo visto in televisione, dove il nostro eroe aveva apparentemente anche comunicato il suo indirizzo di casa. Da questo punto in poi, il film parte totalmente per la tangente, ma basta la seguente scena per far capire a che livelli si sta viaggiando. Chiba e Reko trovano una testa decapitata, sulla cui fronte sono incise le parole “Cosa Nostra”. Sonny non ha dubbi nel proclamare: “It’s a Warning”. E vabbè …
Bodyguarda Kiba è fondamentalmente uno yakuza movie, ma Fukasaku è lontano anni luce (anche se la colonna sonora, non a caso sempre ad opera di Tsushima Toshiaki, sembra volersi trasformare in quella dei Yakuza Papers). Qui siamo in piena zona b-movie (il che di per sè, non è nulla di male), iniziando dalla messa in scena, che non si fa mancare nulla, incluse le inquadrature distorte, zoomate totalmente fuori controllo e stacchi che gridano vendetta. L’azione non manca, ma il ritmo è blando e ci si annoia piuttosto rapidamente. Cosa c’entri la Mafia con gli Yakuza poi, rimane un mistero senza risposta. Per la cronaca però vanno segnalate due sequenze decisamente weirdo. La prima vede due killer nascosti all’interno di un divano, da cui sbucano nottetempo, mentre nella seconda, più banale, Chiba strappa il braccio all’avversario, per poi picchiarlo con lo stesso. La violenza gratuita ed il gore sono nella media del genere e Chiba fa quello che può, ma la lotta è persa in partenza. L’attore in un certo senso può essere accomunato ad un’altra icona anni ’70, Fred “The Hammer” Williamson. Entrambi hanno interpretato film e ruoli che sono entrati nella storia del cinema exploitation, ma il numero di vaccate arricchite con il loro nome è altrettanto impressionante.
Arriviamo all’aspetto più interessante (il che la dice lunga sulla qualità del film) riguardante Bodyguard Kiba. Dopo il successo straordinario di The Street Fighter (1974), distribuito dalla New Line, Sonny Chiba è il nuovo fenomeno marziale ed inizia la corsa per assicurarsi anche le sue pellicole più scadenti. La Aquarius Releasing, sotto forma del produttore Terry Levane (responsabile per la versione US di Zombie Holocaust, conosciuta come Dr. Butcher MD., nonché produttore esecutivo di Diario Segreto di un Carcere Femminile, 1973), acquista il film, gli cambia nome, ci appiccica la scritta di cui sopra, ridoppia il tutto atrocemente e inserisce delle scene ex-novo, dirette da Simon Nuchtern. Ricordiamoci che nel 1976 la bruceploitation ed i kung fu movie in generale stanno vivendo uno dei momenti di massimo splendore, mentre si è ancora alla ricerca di una nuova star che possa prendere la posizione di Bruce Lee. Qualche pirla butta nella mischia anche Chiba, rinominando un suo film del 1974, The Soul of Bruce Lee (in realtà Soul of Chiba aka Gekisatsu! Judo Ken). Che cosa si inventano allora Levane, Simon Nuchtern e Joseph Ellison? Semplicemente girano un’ imbarazzante scenetta in cui Aaron Banks e Bill Louie mettono in mostra gli stili di combattimento di Lee e Chiba (inclusa la sua famosa mossa “strappa-palle”), che non potrebbero essere più diversi tra di loro. La prova dei due karateka deve aver impressionato Levane a tal punto, che li richiama per “commettere” l’agghiacciante Fist of Fear, Touch of Death (1980), anche esso distribuito dalla Aquarius.
Bodyguarda Kiba non emerge dalla molta exploitation anni ’70 “made in Japan”, ma per gli appassionati di Sonny Chiba (da notare le brevi apparizioni di Chiba Jirô e Shihomi Etsuko, due presenze fisse di quel periodo nelle pellicole dell’attore) dovrebbe bastare. Fino a poco tempo fa era possibile visionarlo – con il montaggio del ’76 – solo in un orrendo transfer video pan&scan, mentre da poco è uscito un DVD nel formato corretto. Rimane la curiosità di vederlo in lingua originale e senza gli inserti posticci, ma non sarà questo a levarci il sonno.

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