Boys on the Run

Voto dell'autore: 3/5
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Boys on the RunMiura Daisuke osa davvero molto, cimentandosi in citazioni e parodie da Taxi Driver e Rocky, omaggiati anche con locandine e poster in secondo piano, oltre che con uno strepitoso taglio di capelli. Ha dalla sua parte un attore di solido talento, Mineta Kazunobu, che riesce a rendere credibili anche le situazioni più tremende.

Tanishi è un fallito, sfigato su tutti i fronti. Lavora per una piccola ditta che si occupa di gadget pornografici. Quando a far parte del team arriva Chiharu, una giovane creativa carina e anche abbastanza buona con lui, il ragazzo perde la testa. Tanishi incontra spesso un venditore dell’azienda concorrente della sua, che ha successo non solo nel lavoro, ma anche con le donne. Quando scopre che la collega  è stata sedotta dal rivale, che gli ha anche rubato un’idea commerciale, la sua frustrazione diventa uno stimolo a sfidarlo, anche se non ha nessuna possibilità. Già prima aveva cercato di riconquistare Chiharu dopo un malinteso che li aveva allontanati. Memorabile il suo discorso ubriaco durante una cena con tutto lo staff, una dichiarazione pubblica a Chiharu davvero intollerabile.

Miura descrive bene il clima di insoddisfazione, repressione e sostanziale squallore, che condiziona i salaryman giapponesi e sicuramente non risparmia colpi bassi, ottimamente coadiuvato dal protagonista. Spesso cinico, irriverente, a un passo dal disgusto, non retrocede mai, non facendo mai mancare il sostegno al suo antieroe. Ciò che colpisce è che il regista con questo film mantiene in pieno la misoginia che caratterizzava il capolavoro scorsesiano, pur con i dovuti distinguo, di talento registico, ma anche di cultura. Le figure femminili non si salvano, da Chiharu, ancora vergine, ma che si concede a chi la sa meglio convincere, alla sua vicina di casa, una prostituta, interpretata da YOU, che mette in imbarazzo Tanishi con la ragazza. E il finale, che non sveliamo ovviamente, è ancora più amaro. Alla fine ciò che conta è che condividiamo appieno le ragioni di Tanishi e che non arriviamo mai a disprezzarlo, per quanto bistrattato. A suo modo ha un suo orgoglio e una sua dignità. Miura, dopo la sua attività in teatro, si è cimentato con drammi e semidocumentari che hanno come tema il sesso prima di approdare al cinema vero e proprio e ai lungometraggi, e lo si vede dal fatto che la sua visione del rapporto tra i due sessi è di brutalità, priva di qualsiasi romanticismo. Fondamentalmente il regista non perdona nessuna debolezza umana, ogni difetto viene sbeffeggiato e ingigantito, deformato fino a farlo diventare assurdo e ridicolo. Comunque sia, per quanto non certo perfetto, Boys on the Run resta forse il migliore tra i film della selezione giapponese del 12° Far East Film Festival di Udine. Irriducibile e perversa nel suo autolesionismo, la storia non perde mai mordente, e volte colpisce duro, anche se stilisticamente rimane un po’ troppo povera e acerba, senza sollevarsi mai da un inevitabile quanto voluto squallore.

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