Bread & Milk

Voto dell'autore: 4/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [0,00/5: 0 voti]

Bread & MilkAnche se precedente a The Wig, Bread and Milk rappresenta un po’ l’anello mancante tra l’esordio di Won e quel A Bloody Aria la cui sceneggiatura ha messo in agitazione la critica quando le è stato assegnato un importante premio nel 2004. Alla luce di questo meraviglioso gioiellino della parodia e del grottesco, si potrebbe quasi azzardare che The Wig sia stato – per quanto pregevole e laterale al genere – una parentesi tesa a raggranellare grana per il ben più solido e personale secondo lungometraggio. In effetti, pur essendo esigui i punti di contatto tra questo corto e il film con Han Seok-gyu, sono la freschezza dell’ispirazione e la divertita e parodistica realizzazione a renderli in qualche modo complementari e rivelatori di un gusto estroso, tendente al bizzarro e all’estremo. Abbacinante nei contrasti della luce estiva, ma laido e stinto nei colori, a tratti entusiasmante nei movimenti di macchina e nella (sovra)recitazione.

Girato interamente a cavallo di binari nel mezzo del nulla, segue le disavventure di un operaio delle ferrovie, aspirante suicida, alle prese con un problemino che farebbe invidia a un Wile E. Coyote o al toporagno di Ice Age. Nondimeno, in aggiunta alla componente gigionesca ed esagerata da cartoon, Won serve sul piatto anche qualche consistente elemento di satira sociale, e lo fa in maniera anomala, molto personale.

Anche grazie al contributo della lungimirante Korean Film Commission, il giovane regista ha potuto fare affidamento su una folta schiera di collaboratori, e conseguire un notevole successo di critica che gli valse il premio come miglior film ai Korea Film Awards del 2003 e la partecipazione al settore internazionale del 26° Clermont-Ferrand International Short Film Festival e all’11° Granada Short Film Festival; la sceneggiatura si è aggiudicata il Gran Premio al KOFIC Script Contest del 2004. Ansiogeno, paradossale, divertentissimo, assieme a Brushing (1997) di Im Pil-sung (Antarctic Journal) il miglior corto coreano che ci sia mai capitato di vedere. Un lavoro eccellente, rifinito ad arte, un one-man-show dai tempi perfetti con un protagonista memorabile (con tutta probabilità parente del regista) che meriterebbe ben altri ruoli. Dove reperirlo? Tra gli extra dell’edizione targata HB Entertainment (Corea del Sud, 2006) di A Bloody Aria.

CONDIVIDI: