Brother of Darkness

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E infine Anthony Wong, Lily Chung e William Ho dopo i primi due Daughter of Darkness si radunano di nuovo in questa specie di spin-off o terzo capitolo spurio. Film non direttamente legati tra loro, ma prodotti dalla stessa casa di produzione, con struttura e cast simile. Dopo i primi due cambiano regista e sceneggiatore ma in maniera assolutamente indolore.

Toh (Hugo Ng) è un ragazzino adottato in un’idilliaca famiglia ma fin da piccolo ha un fratello (William Ho) che fa la spola tra casa e prigione. Ogni volta che questo torna a casa, abusa sessualmente di sua moglie, mortifica la famiglia e picchia Toh fino ad un giorno in cui a seguito di una ginocchiata ne provoca l’impotenza. Da grande Toh ha una dolcissima fidanzata (Lily Chung) con la quale non riesce a portare a termine l’atto sessuale a causa del trauma subito. Il ritorno del fratello, sempre più ciclico, diviene sempre più lesivo; vende sua moglie e suo figlio ad un riccone, deruba, ricatta e picchia i genitori, incendia casa, aggredisce suo fratello. Toh si allena alle arti marziali per affrontarlo.

Brother of Darkness è la deriva della saga, ovvero un film in cui tutti gli elementi dei primi due sono portati al parossismo e alla gratuità in una maniera talmente sfacciata che probabilmente nessuno sceneggiatore al mondo potrebbe avere il coraggio di scrivere in questo modo. Parte dalla scoperta della strage e poi lavora di flashback che in questo caso alterna processo per omicidio e narrazione dei fatti. Le anomalie però sono numerose; non perde tempo a introdurre la parte iniziale (come nei Daughter of Darkness), visto che già la prima inquadratura è un primo piano del cadavere. Non c’è una strage ma un solo omicidio. Non c’è quasi sequenza di sangue se non nel finale ma assolutamente più trattenuto rispetto ai primi due film e anche a livello di sesso è più timido seppur regali nudi frontali di cui uno anche maschile. Potrebbe quindi apparire come un’opera incoerente e sottotono. Ma non è così visto che tutta la parte narrativa è farcita di dialoghi di un cinismo e gratuità ai limiti della sopportazione e che nei primi due capitoli erano assenti e risulta insopportabile grazie appunto alla ciclicità e gratuità senza nemmeno dover spingere sugli aspetti più grafici. Anthony Wong è poco più di una comparsa e non prende parte alla mattanza (interpreta un avvocato), Hugo Ng si dona totalmente al film mentre, di nuovo, va steso un tappeto di lodi per Lily Chung, attrice bella, talentuosa e dotata di una voce deliziosa, sfortunata, rispetto ad altre colleghe con un percorso simile alle spalle anche meno capaci all’epoca (Shu Qi?), nel non essere stata capace di riuscire ad uscire dai categoria III e ad infilarsi in un cinema meno pruriginoso o di altro genere. Davvero un peccato, un talento sprecato.
Va infine menzionato come questo film, come i due precedenti, regali un finale melodrammatico che seppur improvviso risulta sentito e finissimo tanto quasi da cozzare con la brutalità inanellata fino a quel momento. Un piccolo tocco di disperata dolcezza che risulta come una ciliegina sulla torta dell’intera opera. Un’ottima chiusura di saga.

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